TUTTO PUÒ CAMBIARE
(U.S.A. 2013)
di John Carney
Mark Ruffalo
Keira Knightley
James Corden
Hailee Steinfeld
Mos Def
Catherine Keener
Adam Levine
Dan
Gretta
Steve
Violet
Saul
Miriam Hart
Dave Kohl


Improvvisazioni

Gretta scrive canzoni indie pop più per gratificazione personale che per spirito imprenditoriale. Giunge a Manhattan col suo fidanzato, il musicista rampante Dave Kohl, per incidere alcuni brani. Imbrigliato in rigidi schemi di logiche commerciali, Dave tradisce la fiducia della compagna e incide in segreto per conto di una collega di cui diviene amante.

Delusa e ferita, Gretta si trasferisce nella modesta dimora di Steve, amico d’infanzia (nonché musicista di strada) incontrato casualmente proprio nella Grande Mela.

Steve la coinvolge in una serata di musica amatoriale, spingendola ad improvvisare un suo pezzo di fronte alla scanzonata audience. Il lungometraggio del regista irlandese si apre proprio sulla sequenza in cui Gretta canta dal vivo lo splendido brano Lost Stars (in una vera performance della convincente Keira Knightley).

La sequenza viene ripresa altre due volte alla luce di sviluppi narrativi antecedenti, riletta in prospettive diverse: quella della ragazza dopo i ripetuti flashback sul tradimento del fidanzato e quella di Dan, produttore musicale in declino, che affoga nell’alcool frustrazioni familiari e personali e che si trova proprio in quel locale nel momento dell’esibizione improvvisata. Folgorato dal talento acerbo di Gretta (splendida la sequenza in cui Dan immagina l’arrangiamento del brano con l’escamotage visivo di strumenti che si animano) Dan le si propone in veste di talent-scout nonché di produttore discografico. Le difficoltà inziali si stemperano nell’affinità professionale di Gretta e Dan, che sfocia in un’intesa sotto il profilo umano che sfida le logiche a volte perverse di etichette musicali e convenzioni sociali.

Mi fermo qui per non svelare gli sviluppi filmici e per non sciupare le aspettative di chi vorrà accostarsi (senza preconcetti di sorta) a quest’opera anticonvenzionale intrisa di freschezza.

Nelle (sciatte) vesti di perdente un po’ irascibile e rompiballe, eppure al contempo sincero e autentico, che finisce inevitabilmente per aggirare gli schemi precostituiti dell’ambiente musicale in cui lavora(va), Mark Ruffalo si riconferma interprete di rango, maturando una variegata gamma espressiva in una performance da antologia.

Chi scrive non ama particolarmente Keira Knightley, ma nel ruolo dell’anticonvenzionale e spontanea Gretta (e non in ultimo nelle esibizioni musicali) l’attrice britannica classe 1985 funziona a meraviglia.

Il coevo regista irlandese John Carney confeziona una commedia frizzante e irriverente che sotto l’apparente patina di rockmantic comedy nasconde un’analisi obiettiva e diretta dell’industria discografica e della (frequente) superficialità di chi ci lavora. La Musica viene vissuta quale vocazione più o meno dannata, che impedisce di sviluppare relazioni durature con il prossimo. Originali e scanzonate le sequenze da musical d’altri tempi in cui i rumori di strada tracimano nelle canzoni, ma parallelamente le playlist personali dei due protagonisti si sovrappongono alla giungla d’asfalto nell’auricolare di una cuffia, che come per magia rende poetiche e vibranti scene di ordinaria quotidianità.

©® Annalisa Ghigo
Domenica 19 Ottobre 2014
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