UNA PROMESSA
(Francia/Belgio, 2013)
di Patrice Leconte
Rebecca Hall
Alan Rickman
Richard Madden
Toby Murray
Maggie Steed
Shannon Tarbet
Lotte Hoffmeister
Karl Hoffmeister
Friedrich Zeitz
Otto Hoffmeister
Frau Hermann
Anna


Passioni epistolari

Nella Germania che precede le due Guerre Mondiali, il giovane chimico Friedrich (Richard Madden) viene assunto dall’industriale Karl Hoffmeister, che crede nelle sue capacità inventive e imprenditoriali (un intenso Alan Rickman, capace di rubare la scena a tutti con la sola potenza di uno sguardo).

Dopo un ennesimo attacco di cuore, Karl si ritira a casa e si abbandona alle devote cure della giovane moglie Lotte (una sempre più espressiva Rebecca Hall).

Le precarie condizioni di salute spingono ben presto Karl a invitare il giovane a lavorare presso di lui. Promosso a segretario personale, Friedrich si trasferisce su invito di Lotte nella lussuosa villa del suo principale, spezzando cuore e anima alla giovane compagna Anna dei quartieri popolari. Sempre più debole e vulnerabile, Karl assiste giorno dopo giorno allo sbocciare di un’incontenibile attrazione tra Friedrich e la moglie.

Stuzzicato dal progetto di sfruttamento minerario proposto dallo stesso Friedrich, Karl decide infine di mandare il giovane in Messico per aprire una filiale dell’azienda, sperando in tal modo di allontanarlo da lei. Ma la passione epistolare resiste nel lungo arco temporale di sei anni, dopo lo scoppio della Grande Guerra e si riaccende (più ricomposta ma sempre viva) al rientro del giovane,

mentre nel frattempo Karl muore tra le braccia di Lotte, confessandole un accorato segreto.

Tratto dal romanzo Viaggio nel Passato dello scrittore austriaco Stefan Zweig, il lungometraggio di Leconte ha una forte impronta calligrafica in interni alla Ivory e poggia sulle ottime performance del cast britannico (Rebecca Hall e Alan Rickman spiccano tuttavia sul poco espressivo Richard Madden)

Buona come sempre la regia di Leconte

- con le sue zoomate fulminee e nervose sui volti dei protagonisti per metterne a fuoco l'emozione del momento

- che regala passaggi di alto cinema (gli sguardi furtivi e i silenzi carichi di passione inespressa dei due potenziali amanti; la rielaborazione del sentimento dopo la lontananza, razionale in lui e viscerale in lei; la tessera ritrovata del puzzle che magicamente ricompone il volto della donna raffigurata, fine dettaglio che consolida la cifra stilistica evocativa propria di Leconte).

Buona anche la storia, intrisa di pathos e permeata da un costante senso di sospensione - complice anche l'incombere del primo conflitto mondiale e poi del nazismo, tuttavia relegati sullo sfondo - che mantiene viva la suspense malgrado la progressione lenta del racconto.

La tematica della complementarità è qui risolta non più nell’incontro tra due anime contrapposte, come in molti precedenti lavori del cineasta francese (L’Uomo del Treno su tutti) ma in un doppio registro: professionale tra i due uomini e (melo)drammatico in una reciproca attrazione più o meno fatale tra i due giovani amanti.

©® Annalisa Ghigo
Domenica 19 Ottobre 2014
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