THE WOLF OF WALL STREET
(U.S.A. 2013)
di Martin Scorsese
Leonardo DiCaprio
Jonah Hill
Margot Robbie
Matthew McConaughey
Kyle Chandler
Rob Reiner
Jon Bernthal
Jon Favreau
Jean Dujardin
Joanna Lumley
Cristin Milioti
Jordan Belfort
Donnie Azoff
Naomi Lapaglia
Mark Hanna
Agente FBI
Max Belfort
Brad
Manny Riskin
Banchiere svizzero
Zia Emma
Teresa Petrillo


Attenti al Lupo

Mark Hanna (Matthew McConaughey) mentore di Jordan Belfort, giovane rampante appena approdato a Wall Street, si batte i pugni sul petto cantando e gongolando come un gorilla nei suoi istinti primordiali,

mentre insegna a Belfort come sfondare nel mondo dell’alta finanza. Malgrado il crollo della borsa del "lunedì nero" 19 Ottobre 1987, la carriera di Belfort è fulminea. Grazie all’intuito della giovane moglie, trova lavoro presso una scalcinata società di trading, dove tuttavia dimostra il suo talento affabulatorio volto a manipolare la volontà del potenziale cliente, spronandolo a investimenti concatenati per mettersi in tasca provvigioni da urlo.

«L’avidità di Belfort è connaturata nel genere umano» spiega il grande Leo DiCaprio, che negli sfarzosi panni di Jordan Belfort offre la migliore performance della sua gloriosa carriera.

DiCaprio (produttore assieme a Scorsese) ha trascorso mesi in compagnia del vero Belfort, parlando della sua autobiografia, cui il film è ispirato. L’attore assicura che Belfort è stato onesto e trasparente nel rivelare anche i più intimi dettagli del suo periodo da broker viziato da eccessi scaturiti dai soldi facili: donne, cibo costoso e droghe assortite nella Wall Street a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, sorta di far west non regolamentato in cui Belfort, da vero squalo, approfitta delle falle del sistema.

Ma siamo proprio sicuri che un tizio abituato a manipolare, mentire e ingannare per arricchirsi sulla pelle degli altri sia stato poi del tutto sincero nella descrizione degli eventi? Per giunta, l’impressione di chi scrive è che la visione del regista non sia del tutto obiettiva. Malgrado metta in risalto lo squallore e gli eccessi dei protagonisti, Scorsese dà l'impressione di parteggiare per loro. Si assiste alla nascita di un mito della finanza, negativo quanto si vuole ma pur sempre un mito, che le nuove generazioni si precipitano ad emulare. Vi si legge anche l’aspetto umano, la generosità verso gli altri, la capacità di creare amicizie dal nulla, l’innegabile talento. L’energia vitale del personaggio di Belfort oscura e sovrasta la grigia monotonia della controparte "onesta". In fin dei conti, l'agente FBI che gli dà la caccia è dipinto alla stregua di un frustrato astioso che vorrebbe avere lo stesso tenore di vita di Belfort e che pare agire quasi per ripicca.

Il protagonista viene nobilitato nel gesto salvifico mal ricambiato verso il socio/amico Donnie Azoff, mentre tutte le figure di contorno, dagli agenti FBI fino ai giudici e avvocati di parte civile, vengono delineate in toni biechi e certamente meno accattivanti rispetto alla simpatia (in)volontaria di Belfort & soci. Persino il finale rasenta il paradosso:

La dissolutezza del mondo in apparenza dorato di Belfort, i suoi eccessi e la sfrenata ricerca del piacere vengono irrorati da toni di commedia come da spruzzi di un costosissimo Champagne. E in fin dei conti ci si diverte pure con le trovate registiche di Scorsese, che riescono sempre a stupire:

Il film nel complesso rimanda molto alle atmosfere di Casinò, anche per il parallelo con la degenerazione del personaggio interpretato da Sharon Stone. Scorsese ritesse le fila della sua lunga carriera di cineasta impegnato a mettere in scena gli eccessi del mondo criminale fatto di gangster, mafiosi e narcotrafficanti, confezionando un film intrigante, avvincente e coinvolgente, ma al contempo ridondante, grottesco, eccessivo e pieno di forzature, anche nella durata.

©® Annalisa Ghigo
Domenica 26 Gennaio 2014
Riproduzione Riservata


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