TUTTI PAZZI PER ROSE
(Francia, 2012)
di Régis Roinsard
Déborah François
Romain Duris
Bérénice Bejo
Shaun Benson
Mélanie Bernier
Nicolas Bedos
Miou-Miou
Eddy Mitchell
Frédéric Pierrot
Féodor Atkine
Rose Pamphyle
Louis Échard
Marie Taylor
Bob Taylor
Annie Leprince-Ringuet
Gilbert Japy
Madeleine Échard
Georges Échard
Jean Pamphyle
André Japy


Più Veloce della Luce

Il lungometraggio è ambientato alla fine degli Anni '50 in Bassa Normandia. La giovanissima Rose Pamphyle aiuta il burbero padre vedovo a gestire la drogheria del paesino in cui abitano sotto lo stesso tetto. La convivenza però non è facile, perché papà Jean vuole imporle un matrimonio col figlio del meccanico, a suo dire miglior partito del paese, mentre Rose, ambiziosa e ribelle, non vuole saperne e immagina per sé un futuro ben diverso da quello di casalinga quieta e composta. Così risponde a un annuncio per aspiranti segretarie a Lisieux, dove incontra un carismatico capufficio che la prende in simpatia e l'assume, malgrado le sue qualità di segretaria non siano proprio brillanti. Rose tuttavia ha un asso nella manica: batte a macchina a velocità impressionante malgrado adoperi solamente i due indici.

La nuova segretaria è un vero disastro,

ma il principale Louis Échard scommette col suo migliore amico Bob, originario degli Stati Uniti,

che riuscirà a fare di lei la più veloce dattilografa di Francia e magari anche del mondo, arrivando a battere la detentrice americana del record.

L'innato talento di Rose risveglia l'antico atleta che brucia ancora sotto la pelle di Louis, che come da copione riesce a vincere l'iniziale riluttanza della ragazza incoraggiandola a partecipare alle varie gare di selezione, insegnandole a proprie spese a padroneggiare la tastiera con dieci dita e spronandola alla vittoria finale.

Fin dal loro primo incontro, tra Rose e Louis scocca la scintilla dell'amore, che si alimenta durante l'allenamento per poi smorzarsi in una battuta d'arresto proprio quando Rose può spiccare il volo verso fama e successo. Non è difficile immaginare come andrà a finire.

Il cast annovera solo due volti noti del panorama internazionale, mentre gli altri sono famosi soprattutto in Francia. Dopo aver dato prova del suo innato talento in svariati generi cinematografici, Romain Duris (L'appartamento Spagnolo, Parigi) sembra del tutto a suo agio nel ruolo leggero di Louis Échard in un look decisamente elegante che rimanda alla figura di Montgomery Clift;

Bérénice Bejo riacquista la voce e riconferma il carisma dimostrato nel delizioso The Artist;

Shaun Benson è un attore canadese molto attivo nelle produzioni televisive americane; quanto alla protagonista Déborah François, molto nota in patria, riesce a tratteggiare il suo personaggio con simpatia e naturalezza.

Pur riassumendo tutti i cliché più triti della commedia leggera Anni '50, la pellicola di Régis Roinsard - curatissima nella ricostruzione di ambienti e atmosfere e nei costumi vintage - riesce a non annoiare, tenendo in sospeso fino alla sequenza finale con allegria, ritmo e suspense degni del miglior George Cukor.

Le svolte filmiche legate alle competizioni di velocità dattilografica costituiscono lo spunto narrativo per comporre un riuscito spaccato della società (francese prima e americana poi) degli indimenticati Fifties e per illustrare il progresso tecnologico rapido e inarrestabile delle macchine da scrivere (il titolo originale Populaire attiene infatti al modello rosa brevettato dallo sponsor di Rose).

Il regista inoltre trae lo spunto per descrivere le aspirazioni di una giovane donna dell'epoca in una pacifica lotta di emancipazione che tuttavia non disdegna l'amore per il suo principe azzurro.

Malgrado l'esprit de l'époque li giustifichi almeno in parte, alcuni passaggi della pellicola risultano davvero troppo zuccherosi e stucchevoli, mentre il limite più evidente è il logoro impianto autocelebrativo in cui i Francesi non mancano di eccellere ogni volta, che si traduce nel consueto atteggiamento denigratorio nei confronti degli Italiani. Così l'unica dattilografa che perde le staffe è guarda caso proprio quella italiana; dietro le quinte della gara americana la parola amore viene pronunciata con enfasi estatica in tutte le lingue, tranne - indovinate un po'?; le mitiche macchine da Scrivere della Olivetti, già allora famose e diffuse in tutto il mondo, vengono ignorate con placida nonchalance. Ça va sans dire!

©® Annalisa Ghigo
Venerdì 31 Maggio 2013
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