Ti ho cercata
in tutti i necrologi
(Italia, 2013)
di Giancarlo Giannini
Giancarlo Giannini
F. Murray Abraham
Silvia De Santis
Mary Asiride
Jeffrey R. Smith
Jonathan Malen
Andreas Schwaiger
A. Frank Ruffo
Jeffrey Knight
Hume Baugh
Aldo De Martino
Nikita
Braque
Helena
Compagna di Nikita
Harvey
Frankie
Alvin Bruegel
DiSalvo
Amos
Caramel
Robert Bosch


Poker con la Morte

Italiano emigrato in Canada dopo un incidente con il suo taxi, Nikita (Giannini) sbarca il lunario facendo il becchino e ospitando nel suo modesto appartamento una ragazza di colore (Mary Asiride) con cui intesse maliziosi giochi d'amore. Ma Nikita è insoddisfatto della sua vita e ambisce a qualcosa di più e di meglio. Il suo sogno proibito è un viaggio nella desertica Monument Valley dell'Arizona, il suo desiderio più immediato comprarsi una Mercedes con cui viaggiare nel tempo libero, per non essere costretto a dipendere dal carro funebre concessogli dal proprietario in cambio della manutenzione. Due incontri casuali segnano una svolta drammatica e irreversibile alla sua monotona esistenza. Un misterioso distinto signore dal nome evocativo Braque (un inquietante F. Murray Abraham)

gli propone una partita a poker che in un primo momento Nikita sta per vincere, ma che alla fine perde andando sotto di un'ingente somma di denaro, di cui il malcapitato non dispone. Per estinguere il debito, Nikita può scegliere: o indebitarsi fino al collo o resistere per venti minuti alla caccia spietata dei compagni di gioco. Nikita riesce a fuggire e a oltrepassare il tempo stabilito senza essere colpito dagli spari dei fucili e il suo debito viene cancellato.

La prima prova lo sconvolge, ma di lì a poco un indefinibile senso di sfida lo spinge a proporsi come preda in cambio di somme di denaro sempre più cospicue.

Al contempo una misteriosa figura femminile (Silvia De Santis, che ha fatto progressi dal già lontano Distretto di Polizia)

accetta un passaggio - non senza ironia, con rimandi dal sapore pirandelliano - sul carro funebre di Nikita e s'insinua nella sua vita, sconvolgendola. Nikita perde la testa per Helena fino a fare di lei la propria dolce ossessione, scaccia la povera amante disperata e incredula, consapevole della svolta irreversibile che ha cambiato vita e indole dell'occasionale compagno, mentre la caccia all'uomo si ripete a intervalli sempre più ravvicinati. Malgrado la tragedia sia annunciata fin dalle prime stralunate sequenze, il finale spiazza e confonde, mentre il surreale epilogo in CG rimanda alla teoria della metempsicosi.

A ben venticinque anni dall'esordio registico con Ternosecco, Giancarlo Giannini torna dietro la macchina da presa con una pellicola difficile da inquadrare in un unico genere cinematografico, sfuggente e indecifrabile come i personaggi che descrive. La confezione tecnico-stilistica è notevole e avvolge con atmosfere inquietanti un dramma psicologico a tinte noir, contaminato da venature thriller che sconfinano in territori dal sapore western negli inseguimenti della feroce caccia all'uomo.

Sulle svolte filmiche sempre più frenetiche aleggia un perenne senso di morte e decadenza, nel percorso spirituale di un uomo che mette alla prova se stesso accettando sfide sempre più estreme che di volta in volta gli vengono proposte, nell'anelito a una spiegazione quasi metafisica che dia significato alla sua vuota esistenza. L'intreccio assai complesso abbonda di ambigui sottotesti filosofici spesso difficili da cogliere, intrisi di rimandi a molteplici tematiche che spaziano dalla reincarnazione alla ricerca del senso della vita, passando attraverso le lacerazioni di un amore fisico e al contempo ultraterreno per finire nel classico abusato binomio eros-thanatos.

Ambiguità e doppiezza dei personaggi fanno eco alla cieca determinazione con cui Nikita accetta di giocare la partita a poker con la morte per cogliere il vero significato degli avvenimenti in sequenza e afferrare le risposte che cerca. Helena e Nikita sono al contempo amanti e antagonisti in un pericoloso gioco di seduzione che confonde i rispettivi ruoli di preda/carnefice e riflette i meccanismi trascendenti del karma.

In quello che a tratti sembra un mero esercizio di stile fine a se stesso, Giannini pare divertirsi un mondo a sconvolgere le regole filmiche, a confondere e spiazzare lo spettatore in una surreale mescolanza di generi e citazioni, in un puzzle impazzito che si (de)compone più volte e innesca rimandi contenutistici a M - Il Mostro di Düsseldorf di Fritz Lang, mettendo Nikita sullo stesso piano emotivo del personaggio enfatizzato da Peter Lorre. Entrambi sopra le righe, entrambi stralunati, finiscono per diventare fantasmi di se stessi.

Non è casuale neppure la scelta del nome Nikita, mutuato dal film omonimo di Luc Besson che - in un gioco speculare rispetto al personaggio di Giannini - enfatizza le vicissitudini della protagonista a sua volta segnata dal passato, in eterna fuga dal proprio destino nel disperato anelito a un'esistenza normale.

Giancarlo Giannini nei giorni scorsi promuoveva l'uscita del film con il consueto atteggiamento pacato di chi sembra annunciare un evento di routine;

invece il lungometraggio si rivela subito spiazzante, esplode nella sua particolarità inaspettata e poi implode su se stesso nel suo essere quasi di nicchia. Malgrado una certa dose di supponenza nella mole di temi trattati, in molti passaggi con superficialità senza mai risolverli davvero, la pellicola lascia però un retrogusto agrodolce nella sensazione di aver colto qualcosa di speciale e irripetibile, che segna la sintesi di una lunga carriera dedicata al cinema.

©® Annalisa Ghigo
Venerdì 31 Maggio 2013
Tutti i Diritti Riservati


Commenta sul Forum