IL LATO POSITIVO
(U.S.A. 2012)
di David Owen Russell
Bradley Cooper
Jennifer Lawrence
Robert De Niro
Jacki Weaver
Chris Tucker
Anupam Kher
John Ortiz
Shea Whigham
Julia Stiles
Pat Solitano Jr.
Tiffany
Pat Solitano Sr.
Dolores Solitano
Danny
Dott. Cliff Patel
Ronnie
Jake Solitano
Veronica


The bright side of the moon

Il titolo originale Silver Linings Playbook fa riferimento al romanzo di Matthew Quick L'orlo argenteo delle nuvole da cui il film è tratto e mostra in afflato poetico il vero significato dell'intreccio: anche nella turbolenza del maltempo a ben guardare emerge un aspetto positivo (che è poi l'azzeccato titolo italiano).

L'antefatto viene mostrato tra le svolte filmiche attraverso rapidi flashbacks. Mentre il lettore CD diffonde nell'appartamento la canzone del suo matrimonio, il giovane Pat Solitano (rientrato in anticipo dalla scuola in cui insegna) sorprende la moglie nella doccia con l'amante e si lascia andare a un'esplosione di violenza incontrollata contro il rivale. Da quel momento, l'ascolto di quel brano innesca nella sua mente una reazione analoga, connessa a un latente ma mai diagnosticato disturbo bipolare. Investito da ingiunzione restrittiva nei confronti della moglie, Pat viene ricoverato per otto interminabili mesi nella struttura psichiatrica di Baltimora.

Il lungometraggio si apre al termine del periodo stabilito, quando Pat viene dimesso contro il parere dei medici e torna a vivere con i genitori a Filadelfia. Il percorso in salita per ricomporre gli affetti è lastricato di ottimi propositi - silver linings - volti a riconquistare la moglie, intenzioni che Pat mette in pratica annotandole su un diario degli schemi - playbook - che tuttavia compare solo nel romanzo (e nella locandina originale del film).

I genitori adorano Pat e al contempo ne temono sbalzi umorali notturni e diurni, iperattività e alterazione del pensiero e della percezione del reale, tutte disfunzioni che fanno capo al disturbo bipolare e che rendono la convivenza estremamente difficile.

Il padre allibratore Pat senior campa di scommesse sugli incontri di baseball della squadra degli Eagles, cui ha il ferreo divieto di assistere in seguito a trascorsi tafferugli. Superstizioni e idiosincrasie del padre (un redivivo Bob De Niro in un ruolo che finalmente fa ruggire il vecchio leone di una volta) fanno eco ai disturbi del figlio, innescando un rapporto conflittuale difficile da gestire per entrambi. L'incontro con Tiffany,

giovane vedova allegra ma non troppo affetta a sua volta da turbe psichiche di natura sessuale e comportamentale, innesca un rapporto turbolento inizialmente respinto da Pat junior e osteggiato dal Pat senior, poi ricomposto in un insperato happy ending di affinità elettive tra anime tormentate, che traggono una reciproca lezione di vita e ritrovano l'equilibrio a passi di danza.

Come per il precedente lavoro di Russell The Fighter (biopic sui fratelli pugili Micky Ward e Dicky Eklund che nel 2011 valse a un immenso Christian Bale la meritata statuetta dell'Academy) questo lungometraggio si è aggiudicato svariati riconoscimenti, tra cui l'Oscar a Jennifer Lawrence (nel non facile ruolo di Tiffany) come miglior attrice protagonista.

Seppur in contesti residenziali più agiati rispetto a The Fighter, l'ambientazione si risolve in un nucleo familiare (che ancora una volta richiama le esperienze personali del regista) aperto a continue incursioni di amici e parenti, la cui fitta dialettica si scava con allegra invadenza un posto da protagonista. La motivazione che ha spinto il regista a realizzare questo film (già messo in cantiere alcuni anni fa, ma girato solo nel 2012 a budget ridotto) è infatti legata alla sindrome bipolare del figlio diciottenne Matthew.

Laurea con lode quindi alla squisita performance di Bradley Cooper, solo sfiorata dall'Oscar ma premiata con altri importanti riconoscimenti.

Onore al merito all'intreccio sempre in perfetto equilibrio su toni tragicomici e al delizioso finale dove tutto torna senza mai scivolare nella retorica. A ben guardare, il lato positivo è soprattutto l'abilità di affrontare temi serissimi in un registro leggero e mai superficiale, il coraggio di esplorare gli ancora spinosi territori della malattia mentale senza sconfinare nel cattivo gusto, evitando con agilità di danza cadute di tono o di stile.

©® Annalisa Ghigo
Sabato 20 Aprile 2013
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