LA BOTTEGA DEI SUICIDI
(Francia/Belgio/Canada, 2012)
di Patrice Leconte
Bernard Alane
Isabelle Spade
Kacey Mottet Klein
Isabelle Giami
Laurent Gendron
Mishima
Lucrèce
Alan
Marilyn
Vincent
Scheda Doppiaggio


Trapassati o rimborsati

Dopo riuscite incursioni nei territori del dramma e della commedia (La Ragazza sul Ponte, L'Uomo del Treno, Confidenze troppo intime, Il Mio Migliore Amico) Patrice Leconte torna al primo amore, il cartooning, già realizzato nel primi anni '70 per la rivista Pilote. Il risultato però è tutt'altro che felice (ed è proprio il caso di dirlo).

In una Parigi anonima defilata nella banlieue e dipinta in toni grigio-cupo, la crisi economica si abbatte sui cittadini conducendoli alla disperazione e al desiderio di morte. L'atmosfera lugubre che vi si respira spinge sempre più persone a togliersi la vita e il tasso dei decessi "fai da te" aumenta a livello esponenziale,

tanto che la polizia si vede costretta a emettere multe a carico dei familiari dei suicidi "improvvisati" che si tolgono la vita sul suolo pubblico. Ma come sempre accade, qualcuno prospera sulle disgrazie altrui.

La famiglia Tuvache gestisce da generazioni un negozio perfettamente attrezzato per ogni varietà di trapasso, vera luce nella notte cupa degli aspiranti suicidi: lame affilatissime, corde collaudate, potenti veleni.

Gli affari vanno a gonfie vele fino al giorno (in)fausto in cui il terzogenito Alan viene al mondo ridendo.

Portatore (in)sano di buonumore, il piccolo contagia di allegria amici e familiari, travolge chiunque con la sua giocosa voglia di cambiamento e getta scompiglio nella macabra routine di genitori e fratelli, conducendoli verso un (in)sperato lieto fine.

Discostandosi dai roboanti cartoons in 3D, Leconte reintroduce la tecnica del disegno animato bidimensionale con figure in rilievo, che nello stile grafico strizza l'occhio alle animazioni di Sylvain Chomet, mentre nei contenuti amalgama i musical di Jacques Demi con l'impronta dark à la Tim Burton (le canzoncine però sono insopportabili).

L'intreccio presenta non poche incongruenze narrative: l'atmosfera lugubre della famiglia Tuvache, che porta i nomi di celebri suicidi del passato, è incompatibile con l'ottimismo con cui i gestori accolgono i clienti e li incoraggiano agli acquisti e con l'immagine stessa della bottega, angolo di luce in un viottolo buio;

la perenne apologia di morte e mestizia stride con la dolce attesa di mamma Lucrèce, che presuppone a sua volta un atto d'amore col cupo marito Mishima; l'allegria di Alan ha fin troppo facile presa sul consolidato malumore dei familiari, in primis della funerea sorella Marilyn.

Echi lontani della Famiglia Addams trascinano nello stereotipo (e ahimè in molti passaggi anche nel cattivo gusto) questa stanca, grottesca, impersonale trasposizione del romanzo di Jean Teulé, di cui Leconte altera finale e significato in un forse troppo facile e mieloso happy ending.

©® Annalisa Ghigo
Lunedì 28 Gennaio 2013
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