LA BICICLETTA VERDE
(Arabia Saudita/Germania, 2012)
di Haifaa Al Mansour
Waad Mohammed
Reem Abdullah
Abdullrahman Al Gohani
Ahd
Sultan Al Assaf
Dana Abdullilah
Rehab Ahmed
Rafa Al Sanea
Wadjda
Mamma di Wadjda
Abdullah
Preside Ms. Hussa
Papà di Wadjda
Salma
Noura
Fatima


Verde Speranza

Un paio di scarpe da ginnastica spicca sulle calzature nere delle coetanee: Wadjda è una bambina sveglia, intelligente e simpatica

che ha la sola colpa di vivere alla periferia degradata di Riyadh in Arabia Saudita, dove alle donne sono vietate persino le cose più elementari. La sua intraprendenza e il suo coraggio la spingono a sfidare le leggi islamiche, ottenendo la tanto ambita bicicletta verde per gareggiare con l'amichetto Abdullah, con cui non le sarebbe neppure permesso giocare.

Prima donna regista in Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour

mette a fuoco con delicatezza, umorismo e leggerezza di tono la drammatica condizione femminile nei Paesi islamici, filtrata attraverso lo sguardo disincantato della giovane protagonista. Wadjda (titolo originale del lungometraggio, acclamato al Festival di Venezia, in cui la regista ha ottenuto il premio al miglior film alla Sezione CinemAvvenire per Il Cerchio non è rotondo) percorre senza velo le degradate strade assolate della periferia di Riyadh,

indossando scarpe da ginnastica blu con audace disinvoltura e scegliendo il coetaneo Abdullah come (proibito) compagno di giochi. Il suo comportamento anticonvenzionale genera dissidi in ambito scolastico, dove l'inflessibile preside Ms. Hussa (che predica bene ma razzola male)

punisce con severità gli atteggiamenti anticonformisti della ragazzina. La regista descrive con dovizia di particolari la rigida istruzione repressiva, fondata su superstizioni assurde e pregiudizi anacronistici:

toccare il Corano con un fazzoletto durante il ciclo mestruale; stare tutte vicine senza creare spazi, per evitare che il diavolo li occupi; non lasciare mai aperto il Corano, altrimenti il diavolo «ci sputa dentro»; cancellare i nomi femminili dalla discendenza dell'albero genealogico; divieto di andare in bicicletta per non rimanere sterili. Wadjda conduce una vita tranquilla da quasi adolescente in ambito familiare, in cui il padre la adora ma è in forte contrasto con la madre che non riesce a dargli un figlio maschio. Il rapporto di complicità madre-figlia tratteggia i passaggi più umoristici e riusciti e descrive con grande effetto lo stile di vita dei Paesi arabi.

Il tono di leggerezza che pervade l'intera pellicola diviene mezzo potente per evidenziare temi di valenza universale: la condizione della donna; la psicologia femminile; la realtà sociale; la voglia di rivalsa. Quando Wadjda scorge in lontananza una bicicletta verde trasportata al negozio in cui sarà messa in vendita,

coglie subito l'opportunità di competere con l'amichetto Abdullah, che scorrazza in bici con i suoi coetanei per le strade della periferia. La ragazzina sfrutta ogni espediente per racimolare il denaro necessario all'acquisto della bici, riesce a convincere il venditore a tenergliela da parte

e si mostra "pentita" agli occhi della preside per iscriversi al corso di religione e poter gareggiare con le compagne nella recita finale del Corano, in cui viene messa in palio una grossa somma di denaro. La tenacia di Wadjda sarà premiata, ma soprattutto riconosciuta e apprezzata dalla mamma.

Assieme all'antecedente La Sorgente dell'Amore di Radu Mihaileanu, questo coraggioso tentativo di mettere in luce discriminazioni e disagi nella condizione femminile dei Paesi di cultura islamica da parte di una regista accreditata e intraprendente in una realtà come quella dell'Arabia Saudita, priva d'industria cinematografica e di sale, segna un importante punto di svolta: la bicicletta verde-speranza assurge a simbolo di emancipazione e di allegra ma consapevole ribellione a un sistema crudele e anacronistico.

©® Annalisa Ghigo
Sabato 8 Dicembre 2012
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