PROMETHEUS 3D
(USA/UK 2012)
di Ridley Scott
Noomi Rapace
Michael Fassbender
Charlize Theron
Idris Elba
Guy Pearce
Logan Marshall-Green
Sean Harris
Rafe Spall
Emun Elliott
Benedict Wong
Kate Dickie
Patrick Wilson
Elizabeth Shaw
David
Meredith Vickers
Janek
Peter Weyland
Charlie Holloway
Fifield
Millburn
Chance
Ravel
Ford
Padre di Elizabeth


La Gatta sul Tetto che Scott; tanto va la Gatta al Lardo...

2089. Una giovane coppia di scienziati fa una sorprendente scoperta

sul presunto collegamento di civiltà antichissime lontane tra loro nel tempo e nello spazio,

che pure sembrano condividere le fondamenta della nascita dell'Universo. Quattro anni dopo il prezioso rinvenimento, i due scienziati marito e moglie vengono reclutati da Meredith Vickers,

gelida portavoce del finanziatore della missione e ibernati assieme al resto dell'equipaggio a bordo della navicella spaziale Prometheus, in una spedizione segreta per trovare le risposte agli inquietanti interrogativi sulla nascita del genere umano.

L'ambizioso progetto di zio Ridley di coniugare Alien con le tematiche di Blade Runner si rivela pretenzioso già dopo il primo quarto d'ora, quando gli eventi (mal) narrati precipitano nella comicità involontaria. Preciso e meticoloso al punto da scegliere personalmente i doppiatori italiani, Scott dimentica però di chiarire il presupposto narrativo fondato sulla mitologia secondo cui i Sumeri sarebbero entrati in contatto con civiltà aliene e avrebbero spiegato già seimila anni fa la creazione del genere umano con teorie (seppur abbastanza discutibili) che sarebbero state in parte riprese e rielaborate in stilemi diversi dalle varie religioni successive di millenni. L'assenza di un prologo esauriente rende l'intreccio oscuro e incompleto e svilisce motivazioni e profilo psicologico dei personaggi, ridicolizzando l'intera storia.

Peccato per il buon cast (sprecato), per gli ottimi effetti speciali e per l'impianto tecnico al solito curatissimo di zio Ridley,

che tuttavia non riesce a compensare la noiosa lentezza di sequenze stanche e ripetitive che in più passaggi affondano nelle sabbie mobili del cattivo gusto.

I miei lettori più assidui mi conoscono come grande fan di Ridley Scott - da sempre minuzioso nel curare la forma di tutti i suoi lavori, ma anche in grado di trasmettere contenuti importanti (rimando al mio articolo interno al sito) - eppure questo disastro proprio non riesco a digerirlo. Le aspettative erano alte, le premesse ottime, l'incipit invogliava alla visione. Man mano che il film procedeva, l'intreccio diventava però sempre più oscuro e intricato, fino a precipitare nella noia più cupa.

Probabilmente Scott ha concepito l'idea di creare un reboot che fondesse i temi affrontati in Alien con quelli di Blade Runner

sulla base della già citata mitologia sumerica, che in buona sostanza riassume la creazione dei primi esseri umani ad opera di alcuni misteriosi Ingegneri,

bisognosi di forme di vita più elementari cui affidare lo svolgimento di faccende domestiche. In un primo tempo, questi esseri vennero forgiati senza cervello per poter meglio essere manipolati; ma gli Ingegneri si resero ben presto conto che così strutturati non avrebbero potuto assolvere neppure ai compiti più elementari. Così li dotarono d'intelligenza, ma questo determinò la rapida presa di coscienza degli umani, che si ribellarono alla schiavitù e sfuggirono al controllo degli Ingegneri. Benché capovolta, l'analogia con i replicanti di Blade Runner è immediata e probabilmente proprio questo aspetto costituisce il fulcro dello script concepito da Scott, presupposto ideologico che - debitamente spiegato - avrebbe quantomeno motivato molte svolte filmiche, malgrado non potesse comunque evitare il naufragio delle sequenze più significative, che invece di creare pathos e interesse finiscono per scivolare nella comicità involontaria.

Da qui a intonare il requiem per il regista inglese (come stanno già facendo in troppi) tuttavia ce ne corre. Mi auguro che il sequel previsto per un futuro prossimo (sempre se l'Universo non finirà prima) riesca a sviluppare gli (ahimè troppi) snodi narrativi rimasti irrisolti, anche se purtroppo non ci spero granché.

Senza contare Blade Runner, che resterà per sempre il mio film-culto, fino a Nessuna Verità (compreso) avevo apprezzato le incursioni di zio Ridley (da cui la Ripley di Alien differisce per una sola consonante) nei territori del genere storico, drammatico e persino nella commedia (Il Genio della Truffa e Un'Ottima Annata sono per me gradevolissime). Alla visione tardiva di Robin Hood ho pensato di temporeggiare, ipotizzando (e auspicando) una crisi creativa momentanea. Ma quando ho saputo dei progetti di Scott su un prequel (o reboot o spin-off che sia) di Alien e poi di un sequel su Blade Runner, ho iniziato a temere che il regista inglese fosse a corto d'idee. E questo disastro purtroppo me lo conferma.

Per quanto riguarda la versione italiana, i doppiatori sono al solito impeccabili (tranne Claudio Sorrentino su Guy Pearce, che non si può sentire per l'inflessione romanesca più marcata del solito: evidentemente Sorrentino credeva di essere a Trastevere negli Anni '90, invece che su un'astronave aliena nel 2093; ma magari l'ha fatto apposta: disastro per disastro, almeno non si è dovuto impegnare più di tanto).

La lunga tradizione poliziesca insegna che «tornare sul luogo del delitto» si rivela spesso foriero d'immani catastrofi, specie nei (rarissimi) casi in cui il delitto è perfetto. L'ambizioso progetto sfugge di mano al suo ideatore, proprio come gli esseri umani si erano ribellati agli Ingegneri. Pubblico e critica all'unisono puniscono il povero zio Ridley come accadde a Prometeo, che osò sfidare gli Dei restituendo il fuoco al genere umano.

©® Annalisa
Sabato 15 Settembre 2012
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