IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO
(USA/UK 2012)
di Christopher Nolan
Christian Bale
Gary Oldman
Tom Hardy
Joseph Gordon-Levitt
Anne Hathaway
Marion Cotillard
Morgan Freeman
Michael Caine
Matthew Modine
Alon Aboutboul
Ben Mendelsohn
Burn Gorman
Daniel Sunjata
Aidan Gillen
Sam Kennard
Nestor Carbonell
Juno Temple
Liam Neeson
Cillian Murphy
Bruce Wayne/Batman
Commissario Gordon
Bane
Agente Blake
Selina Kyle
Miranda Tate
Lucius Fox
Alfred
Foley
Dott. Pavel
Daggett
Stryver
Capitano Jones
Operatore CIA
Sergente Speciale
Sindaco di Gotham
Jen, sorella di Selina
Ra's Al Ghul
Dr. Jonathan Crane

Scheda Doppiaggio a cura di Antonio Genna


Giochi di Prestige

Il terzo (e ultimo) capitolo della saga nolaniana - nata e sviluppatasi sulle motivazioni che trasformano Bruce Wayne nell'Uomo Pipistrello, più che dalla ormai celeberrima Graphic Novel della DC Comics - si apre sulla scia del Cavaliere Oscuro, a ben otto anni di distanza dagli eventi che resero Batman un pericolo presunto per la gente di Gotham. Conscio della sua impopolarità dopo la sconfitta di Harvey Dent per mano del Joker e consapevole che la propria maschera sia divenuta un simbolo negativo, che per giunta schiaccia la sua interiorità sacrificandola ad una ormai vana missione salvifica, Bruce Wayne si ritira in un limbo aristocratico volutamente distante dai cittadini: mentre iniziano a circolare false voci sulla sua attuale condizione, diffondendosi a macchia d'olio e dilatandosi di bocca in bocca, Bruce lascia che il Commissario Gordon lo accusi dell'omicidio di Harvey Dent per fare di quest'ultimo il simbolo del sacrificio, l'eroica vittima dal volto umano in cui la gente ha bisogno di credere dopo le stragi del Joker.

Promulgato dal Sindaco di Gotham City, sostenuto dalla Camera dei Rappresentanti e appoggiato da Gordon seppur a malincuore, il Decreto Dent sancisce ormai da otto anni la prigione a vita per criminali ritenuti anche solo un pericolo potenziale per la cittadinanza, che pare essersi lasciata definitivamente alle spalle la drammatica parentesi del Joker. Il «tempo di pace» sminuisce anche il valore di Gordon, che il sindaco intende liquidare in breve tempo perché «potenzialmente scomodo».

Ma «una terribile tempesta è in arrivo» come sentenzia la voce sensuale e ammaliatrice di Catwoman, al secolo Selina Kyle

(una sorprendente Anne Hathaway, che traccia molto bene i chiaroscuri del personaggio in una performance molto fresca e gradevole, venata di humour e permeata di grinta). La tempesta in questione assume i connotati di «esproprio proletario», come verrebbe definito dai soliti irriducibili bolscevichi della prima e dell'ultima ora. Gli stessi che - per partito preso - si stanno già divertendo a smontare i meccanismi narrativi di una sceneggiatura che definire perfetta è pallido eufemismo, solamente per l'insano gusto di contestarne l'ideologia. Mi riferisco ai vari cine-forum in rete, monopolizzati da schiere di anarchici convinti, per tacere dell'articolo di tal Mariuccia Ciotta a pagina 25 del Nº34 di FILM TV, che - per i motivi sopra menzionati - liquida sbrigativamente l'opera di Nolan: «[...] Sopraffatto dalla confusione politica, con una pesantezza narrativa e stilistica, il regista annienta Batman e la sua leggenda in una monotonia oscura senza mai digressioni e colpi di luce». Oltre alla sintassi di dubbio gusto, mai contenuto più discutibile è stato redatto in una sola frase!

La presunta «confusione politica» di cui argomenta la Ciotta (lei sì alquanto confusa) in realtà si traduce nella visione lucidissima di un vilain tra i più temibili e inquietanti che la Storia del Cinema abbia mai concepito: Bane,

splendidamente interpretato da Tom Hardy.

Se il plot presenta as usual piani di lettura stratificati (ad esempio l'interpretazione del personaggio di Bane quale pretesto narrativo per evidenziare le lacune sociali prodotte dal "Lato Oscuro" del Capitalismo o l'identificazione dei suoi obiettivi terroristici con il fanatismo religioso dei Fondamentalisti Islamici), il contenuto del film è tutt'altro che confuso: Nolan lancia un chiaro messaggio anti-anarchico che identifica il Male Assoluto nella figura di Bane, estremista rivoluzionario alla Che Guevara che blandisce il popolo e lo illude di avere il controllo della situazione per abbacinarlo e dissimulare i veri scopi distruttivi da dittatore eversivo (eloquenti le sequenze dell'assalto al Palazzo della Borsa, dell'attentato terroristico allo stadio e in primo luogo della delirante arringa di Bane dinanzi alle prigioni della Contea).

La visione dell'esercito della polizia che insorge contro la folla di terroristi esaltati pare curiosamente la trasposizione traslata dai durissimi scontri nel recente G8 di Genova:

di conseguenza, l'opinione tutta italica dei giornalisti, perennemente schierati a sinistra, percepisce la presa di posizione del regista come velata o presunta confutazione dei valori proletari, da condannare con brutalità analoga solo a quella di Bane.

«Senza mai digressioni?» Ma se l'intera pellicola è imperniata proprio sul primo capitolo della saga, quel già lontano ma ancora nitidissimo Batman Begins, cui questo terzo capitolo si ricollega nei temi e nel significato ultimo? Proprio alla luce di questa connessione narrativa, imprescindibile dalla poetica e dallo stile nolaniani, i flashback sono all'ordine del fotogramma: la risalita di Bruce dal pozzo delle prigioni sotterranee riprende l'immagine (più che mai vivida nella mente di Bruce) della caduta nella grotta dei pipistrelli quando ancora era bambino e si fonde con il ricordo mai sopito della discesa del padre in suo tempestivo soccorso e conforto: «Bruce: perché cadiamo?»; la visione di Ra's Al Ghul ci riconnette con la dinamica e le motivazioni dei fanatici componenti della Setta delle Ombre e crea un ulteriore sviluppo delle vicende legate al movimento nichilista del primo capitolo, poi oscurato dalla figura portante del Joker nel secondo; la presenza dei pipistrelli nel pozzo rimanda al simbolo dietro cui Bruce/Batman ha risolto le sue paure per «divenire egli stesso paura agli occhi dei propri nemici», nella tensione costante a stemperare la sete di vendetta in giustizia dolorosa ma necessaria. Tutti elementi-cardine ripresi e rielaborati dal primo capitolo, che evidentemente è sfuggito in modo imperdonabile alla visione della Ciotta.

Quanto ai colpi di luce, la semplice risalita dal pozzo (nel cui splendido pathos si condensa il significato del titolo originale rises = risorge) basterebbe a connotare l'intero film della luminosa riscossa morale, sociale e psicologica di Bruce Wayne, richiamato dalle stragi di Bane ai propri doveri di Giustiziere (ancora armato dai preziosi gadget di Lucius Fox: vedi la strepitosa Batwing) e infine affrancato dal giogo della maschera di Batman, divenuta ormai fardello insostenibile.

Doppiato da Claudio Santamaria - che possiede una splendida tonalità di voce adatta a quella originale e che ha compiuto enormi progressi nell'impostazione della voce - il sempre più magnetico e talentuoso Christian Bale

ha espresso in più interviste la ferma intenzione di lasciare la saga; Nolan tuttavia conferisce al film un finale aperto a nuovi sviluppi con un potenziale cast "allargato". We will see...

Nel frattempo godiamoci l'interpretazione a tutto tondo di uno straordinario (e sempre più affascinante) Christian Bale, la cui voce originale resta udibile in più passaggi, che si riappropria di quella preminenza negatagli nel secondo capitolo, regalandoci ancora una volta una performance dalle infinite sfumature espressive, con una presenza scenica da togliere il fiato (lo dico con l'obiettività di chi in tempi non sospetti lo apprezzò in The Machinist e non soltanto perché ora sono una balehead incallita). Lasciamoci quindi travolgere dal ritmo incalzante di 165 minuti di puro cinema che scorre via veloce e leggero come un fiume in piena tenendoci col fiato sospeso fino all'ultimo fotogramma, in uno spettacolo assoluto dalla regia folgorante che pure non disdegna la profondità di contenuti imprescindibile da un intreccio multiforme. Lasciamoci incantare dal «dolce inganno» della magia di Nolan, che - sulle orme di The Prestige - in una sequenza ci distrae e nell'altra ci confonde con la stessa tecnica di Teatralità & Inganno promulgata dalla Setta delle Ombre, subito adottata dal Giustiziere Oscuro per sublimare egoistiche vendette in sacrifici giustificati. Malgrado Nolan condensi una babilonia di svolte filmiche in un ritmo frenetico a tratti difficile da seguire, il terzo capitolo della saga si annovera tra i lungometraggi più ricchi, riusciti e complessi che gli Annali del Cinema possano vantare. La visione del prezioso Inception dello stesso Nolan facilita indubbiamente l'intuizione di molti colpi di scena, per via della presenza di molte attrici/attori

traslati dalla pellicola in questione e "riutilizzati" in maniera analoga in un sapiente gioco di specchi che affascina e sorprende.

©® Annalisa
Giovedì 6 Settembre 2012
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