LA SORGENTE DELL'AMORE
(Belgio/Italia/Francia, 2011)
di Radu Mihaileanu
Leïla Bekhti
Hafsia Herzi
Biyouna
Sabrina Ouazani
Saleh Bakri
Hiam Abbass
Mohamed Majd
Amal Atrach
Malek Akhmiss
Karim Leklou
Saad Tsouli
Leila
Loubna/Esmeralda
'Vecchia Lupa'
Rachida
Sami
Fatima
Hussein
Hasna
Soufiane
Karim
Mohamed


La fonte dell'uguaglianza

Dopo averci narrato nello splendido gioiellino Il Concerto le tragicomiche vicende di artisti squinternati e talentuosi nella loro irresistibile rivalsa sociale, umana e politica contro il regime comunista dell'Ex Unione Sovietica, Radu Mihaileanu esplora per noi (con il consueto piglio umoristico ma serio) la dura realtà contemporanea di un piccolo villaggio magrebino

(la prefazione dei titoli di testa recita: «Questa storia non è ambientata alla corte del sultano») in cui il tempo pare essersi fermato: donne, uomini e bambini abitano in casupole fatiscenti senza acqua né luce. Unico segno di contemporaneità un cellulare appeso ad una corda nella piazzola comune, dove riesce ad avere campo e da cui tutti telefonano. Mentre gli uomini siedono a oziare all'ombra,

ogni mattina le donne devono recarsi a piedi presso una remota sorgente arroccata su impervie alture pietrose per attingere l'acqua necessaria a tutto il villaggio.

La ferrea tradizione musulmana imposta dagli uomini non transige sul fatto che tale ingrato compito spetti all'universo femminile, gravato da secoli di sottomissione, soprusi e ingiustizie. Le cose proseguono sui logori binari di una tacita ma immutabile convenzione sociale.

Leila è una ragazza come tante:

in silenzio sbriga ogni giorno pesanti lavori domestici, attinge l'acqua alla fonte e si prende cura del giovane marito Sami,

perdutamente innamorato di lei, il quale - a differenza della maggioranza degli uomini del villaggio, che trattano le loro donne alla stregua di schiave - ama incondizionatamente la moglie e la rispetta, proteggendola dalle malelingue.

Un giorno una compagna di Leila scivola sul terreno scosceso e accidentato presso la sorgente e perde il bambino che portava in grembo. Quel tragico evento risveglia la fiera consapevolezza latente nell'animo e il canto di Leila improvvisamente si leva stridente contro le note raggianti delle compagne vestite a festa. Il suo è un canto di protesta contro lo strapotere maschile che obbliga le donne a sforzi e sacrifici che spetterebbero invece agli uomini. Con il sostegno accorato di Sami e l'appoggio deciso e incondizionato di Fusil - fiera matriarca del paese, soprannominata 'Vecchia Lupa' -

Leila non senza dilemmi e lacerazioni raggiunge e addirittura supera l'obiettivo che si era prefissa. La ribellione delle donne - che rifiutano il sesso ai loro compagni con lo «sciopero dell'amore ad oltranza» finché essi non andranno alla sorgente al posto loro - innesca svolte narrative drammatiche ma determinanti: l'evento-chiave che segna il ribaltamento decisivo è l'arrivo di un misterioso biologo, venuto al villaggio per studiare la vita «dell'infinitamente piccolo» delle formiche e dei piccoli insetti che con tenacia riescono a spingere pesi decine di volte superiori alle loro dimensioni. La vena poetica del regista rumeno emerge proprio da questo dettaglio solo in apparenza privo di significato, che si rivela invece chiave di lettura dell'intero racconto, creando un parallelismo immediato tra insetti industriosi e donne indaffarate.

Per nulla scontato, l'happy end esplode in una festosa danza colorata delle donne

finalmente appagate con l'acqua che sgorga dalle fontanelle del villaggio: un inno all'amore e all'armonia tra i sessi (che segna un primo importante passo nel lungo e accidentato cammino verso la sorgente della parità).

Degno di nota l'accorato monologo della 'Vecchia Lupa' rivolto al figlio debosciato: «Chi credi abbia partorito te e la tua barba?» che esprime la sana e fiera consapevolezza del diritto all'autonomia, alla dignità e alla giustizia da sempre negate all'universo femminile da leggi ottuse, che le donne musulmane iniziano finalmente a mettere in discussione.

L'unico neo del film è forse la connotazione troppo 'folkloristica' della vita al villaggio, il cui ritmo procede tra danze e celebrazioni e con cui in molti passaggi riesce difficile identificarsi.

©® Annalisa
Mercoledì 30 Maggio 2012
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