The WOMAN in BLACK
(UK/Canada/Svezia 2012)
di James Watkins
Daniel Radcliffe
Ciarán Hinds
Janet McTeer
Sophie Stuckey
Misha Handley
Liz White
Daniel Cerqueira
Tim McMullan
Aoife Doherty
Roger Allam
Victor McGuire
Alexia Osborne
David Burke
Ashley Foster
Shaun Dooley
Mary Stockley
Sidney Johnston
Alisa Khazanova
Arthur Kipps
Sam Daily
Elizabeth Daily
Stella Kipps
Joseph Kipps
Jennet Humfrye
Keckwick
Mister Jerome
Lucy Jerome
Mister Bentley
Gerald Hardy
Victoria Hardy
Collins
Nathaniel Drablow
Mister Fisher
Mrs. Fisher
Nicholas Daily
Mrs. Drablow


Binari rosso sangue

Nell'Inghilterra vittoriana si dipanano le tragiche vicende del giovane avvocato Arthur Kipps (Radcliffe),

delegato a recarsi in un inospitale villaggio dimenticato da Dio e dal tempo per risolvere questioni legali relative a una decadente proprietà affacciata sulla palude,

in cui la Signora Drablow ha vissuto da reclusa per lunghi anni passando improvvisamente a miglior (?) vita. L'incarico rappresenta il giro di boa nella carriera di Arthur, il test decisivo per essere assunto oppure licenziato dallo studio legale. Il malcapitato non può neanche immaginare quali efferati orrori si celino all'interno della casa e si estendano agli abitanti del villaggio, che da sempre temono l'influsso malefico della stamberga lambita dalle maree.

Suggestionati da una lugubre ambientazione à la Villaggio dei Dannati

in foschi paesaggi brumosi che creano atmosfere tra le più dark degne del peggior incubo cinematografico, spinti al sussulto da una colonna sonora da brivido, oltreché dagli effetti speciali riusciti anche se già visti,

assistiamo all'ennesima prova horror del giovane regista britannico James Watkins, che segna anche il primo vero debutto di Daniel Radcliffe post-Potter.

Smessi i panni del maghetto che gli ha dato fama internazionale, Radcliffe si ritrova catapultato in una storia persino più cupa in cui torna a percorrere binari ferroviari, ma (escludendo qualche passaggio di comicità involontaria) senza le atmosfere cariche di humour delle giovani matricole di Hogwarts: i pilastri della stazione non sono più il ponte verso un magico mondo parallelo, ma si contorcono in anfratti di profondo orrore. Radcliffe non è mai stato un campione di espressività, ma almeno nella saga della Rowling eravamo distratti dal pullulare di personaggi e situazioni intricatissime, mentre il plot di Watkins (adattato per il grande schermo dall'omonimo romanzo di Susan Hill) è ridotto all'osso e pesa tutto sulle esili spalle del protagonista, trovatosi suo malgrado a dover lottare contro il fantasma di turno assetato di sangue, semplificato a sua volta in entità malefica muta e non pensante, accecata da rancori ancestrali. Questa volta la magia di Harry Potter nulla può di fronte al furore incontenibile della vecchia strega in nero, le cui grida rabbiose riecheggiano sinistre nei meandri della dimora infestata di fantasmi, ma ancor meno riesce a risollevare una storia infestata di cliché.

Prodotta dalla prestigiosa Hammer Film Productions, la pellicola soffre di un (in)evitabile effetto déjà-vu, mostrando situazioni e svolte narrative riproposte infinite volte in altri contesti filmici (la casa maledetta; la signora in nero che si aggira minacciosa in giardini cimiteriali; la sedia vuota che dondola nel buio; bambole e giocattoli che assumono sembianze sinistre).

Se si tralasciano questi aspetti neanche troppo marginali, che incidono pesantemente sul giudizio finale, il film si lascia guardare in un tripudio di sussulti e aspettative che solo in parte sono deluse da sviluppi narrativi abbastanza prevedibili. Volendo dare una lettura filosofica, ne emerge una visione tetra da inferno sulla Terra che viene risolta in dimensione ultraterrena apportatrice di pace e serenità.

©:® Annalisa
Lunedì 5 Marzo 2012
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