PARADISO AMARO
(USA 2011)
di Alexander Payne
George Clooney
Shailene Woodley
Amara Miller
Nick Krause
Patricia Hastie
Beau Bridges
Matt Corboy
Tom McTigue
Milt Kogan
Mary Birdsong
Rob Huebel
Robert Forster
Barbara L. Southern
Matthew Lillard
Judy Greer
Matt King
Alexandra King
Scottie King
Sid
Elizabeth King
Cugino Hugh
Cugino Ralph
Cugino Dave
Dott. Johnston
Kai Mitchell
Mark Mitchell
Scott Thorson
Alice 'Tutu' Thorson
Brian Speer
Julie Speer


Riso Amaro

«I familiari sono come tante isole di un arcipelago delle Bahamas, tra loro vicine ma divise e destinate nel tempo ad allontanarsi sempre più». Questa la battuta-chiave pronunciata da un George Clooney più che mai in stato di grazia, che tratteggia senza sbavature il non facile ruolo (e non solo in senso lato) di uomo diviso tra cugini avidi di denaro e affetti spezzati da ricomporre.

La regia essenziale e precisa di Alexander Payne padroneggia un racconto corale sulla falsariga di Laurel Canyon e dirige con destrezza un cast più che dignitoso, su cui svetta il carismatico talento del nostro George nella consueta mimica facciale minimale,

che nella pellicola in questione raggiunge anche registri massimali senza mai eccedere sopra le righe, toccando vette altissime. Chi scrive auspica per il mitico George agli ormai imminenti Academy Awards una statuetta ex æquo con Jean Dujardin di The Artist.
Il paradiso amaro del titolo italiano riflette il contrasto tra le agrodolci vicende umane e l'elegante agiatezza di ville principesche nella cornice di natura incontaminata in spiagge lambite da acque cristalline, facendo eco con l'accezione di dramma familiare inserito nel titolo originale, The Descendants (ispirato al romanzo omonimo della nativa Kaui Hart Hemmings).

Il ricco possidente Matt King (George) ha ereditato acri di terreno dai propri avi - per parte di madre nativi delle Bahamas e missionari per discendenza paterna - terreni su cui ha investito facendo erigere lussuose abitazioni per sé e per altri.

Assieme ad uno stuolo di cugini, Matt sta negoziando la vendita dell'ultimo lotto di terreno rimastogli; ma la moglie Elizabeth precipita in coma irreversibile in seguito ad un incidente su un motoscafo ad alta velocità. Le speranze di ricucire al risveglio della moglie un rapporto ormai logoro vengono immediatamente raggelate dalla terribile notizia del medico curante: Elizabeth non si riprenderà più e il testamento biologico da lei redatto impone di spegnere i macchinari che ancora la tengono aggrappata all'ultimo filo di vita.

Con infinita pazienza e determinazione (ma non senza disperare) il povero Matt tenta di gestire al meglio la situazione nei confronti delle figlie: Scottie è la più piccola, ha 10 anni ma grinta da vendere; Alexandra ne ha 17 e sta attraversando la tipica fase adolescenziale ribelle.

Compito non facile quello di conciliare impegni di lavoro, trattative commerciali con i cugini, disciplina di ferro in guanto di velluto verso figlie con rispettivi fidanzati & amichetti;

last but not least elaborando a sua volta l'imminente lutto, per giunta in una dimensione irrisolta di distanze emotive e tradimenti sotterranei, che vengono a galla ancor più dolorosi perché inaspettati.

Tutto questo stride con l'ambientazione da favola su isole incontaminate che tutti sognano ma che pochi raggiungono anche solo per breve tempo, fantasticando che la vita che vi si conduce sia immune da sofferenze e conflitti. Il paradiso amaro in cui si dipanano le vicende in salsa agrodolce accompagnate dalla voce-off di George/Matt che introduce il racconto, così umane e vere da spingerci all'immedesimazione sull'onda emotiva dei ricordi di ciascuno, non si risolve in un happy end sospirato dai personaggi e dagli spettatori che sognano con loro ad occhi aperti: il bacio di addio al capezzale della moglie - artefice più da morta che da viva d'insanabili conflitti interiori ed esteriori - non si traduce in miracolo di rinascita vagheggiato nelle favole, ma si ricompone in estremo saluto appena sussurrato pur se sofferente. Gettate le ceneri nell'oceano incontaminato, la vita continua nella ricostruzione degli affetti del quotidiano e nel rifiuto estremo di vendere i terreni tropicali per preservarli dall'edilizia indiscriminata: la salvaguardia delle proprie origini e il rispetto dei luoghi vissuti dai nativi fin dall'infanzia dovrebbero essere i cardini di ogni nucleo familiare degno di questo nome e di ogni nazione civile che si rispetti.

©® Annalisa
Lunedì 20 Febbraio 2012
Tutti i Diritti Riservati


Commenta sul Forum