ALBERT NOBBS
(UK/Irlanda, 2011)
di Rodrigo Garcia
Glenn Close
Mia Wasikowska
Janet McTeer
Aaron Johnson
Pauline Collins
Brenda Fricker
Antonia Campbell-Hughes
Maria Doyle Kennedy
Mark Williams
James Greene
Brendan Gleeson
Albert Nobbs
Helen
Hubert Page
Joe
Maîtresse
Polly
Emmy
Mary
Sean
Patrick
Dott. Holloran


Corpi estranei

Sullo sfondo dell'Irlanda povera e flagellata dalle epidemie nella Grande Carestia di metà Ottocento, un ometto gentile e preciso svolge impeccabile il proprio compito di primo maggiordomo all'interno di un piccolo hotel, gestito da una proprietaria di mezz'età alquanto esigente verso il personale e avida di clienti facoltosi che possano arricchirla: dispotica e famelica parvenue che ha più l'aspetto di maîtresse da bordello. E in effetti le tresche davvero non mancano tra i membri del personale,

colte puntualmente dallo sguardo attento ma impassibile del primo maggiordomo, cui nulla sfugge. Una maschera nella maschera, quella del povero Albert Nobbs.

Abbandonato dai genitori naturali e affidato alle cure di una distratta nutrice, Albert cresce serbando come reliquia l'unica foto della madre mai conosciuta, traendone forza e determinazione per portare a compimento ambiziosi progetti. Albert è una maschera impenetrabile in cui solo a tratti si apre lo spiraglio di pensieri e sentimenti, gelosamente nascosti al pari del denaro faticosamente guadagnato o delle piccole grandi mance ricevute dai clienti, conservate minuziosamente nella propria stanza in una nicchia del pavimento. Ogni sera Albert conta il gruzzolo e i suoi occhi cerulei risplendono in un repentino bagliore di sogno, immaginando di poter aprire un negozietto di tabacchi tutto suo nel locale libero che ha già notato in un vicolo: ma Albert sente di aver bisogno di una moglie che gli riscaldi il cuore e che possa sorridere dietro il bancone con seducente savoir faire. Attenzione: Spoiler! Una notte maledetta, nella sua immaginazione si apre una crepa, la prima di una lunga, implacabile serie. La maîtresse assume un operaio per imbiancare le pareti dell'albergo e lo sistema nella camera di Albert, che accetta spaventato e riluttante. Inevitabilmente Il suo segreto viene svelato, la sua maschera nella maschera cade senza far rumore, rivelando il corpo femminile che Albert nasconde e umilia strizzandolo in abiti maschili. Caso vuole però che anche il suo occasionale compagno di stanza sia una donna: accomunati dall'insidioso segreto, Albert Nobbs e Hubert Page cementificano un'amicizia sincera che va oltre la vita stessa. Albert si apre a Hubert, svelandogli a poco a poco la drammatica ragione del proprio travestimento.

Seguendo l'esempio dell'amica, che gli confida di aver sposato una donna e di vivere felice accanto a lei, Albert inizia a corteggiare la giovane collega Helen,

cameriera senza ambizioni innamorata del coetaneo Joe, introdottosi nello staff dell'hotel dopo essere stato bruscamente licenziato da un altro albergatore.

Joe non tarda a mostrare una spregevole grettezza d'animo, spingendo Helen a incoraggiare le timide avances di Albert solo per spillargli quattrini.

Inutile svelare l'epilogo del triste triangolo amoroso: s'intuisce immediatamente che non sarà neppure sfiorato dall'happy end. Ma il finale avrebbe potuto essere ben diverso.
Vista l'intesa inossidabile tra le due strane amiche - per una memorabile manciata d'attimi liberatesi nella loro femminilità (anche se un tantino legnosa) indossando abiti muliebri loro preclusi - Hubert avrebbe potuto vendicare la morte di Albert scoprendo al posto dell'odiosa maîtresse il denaro nascosto e investendolo nella tabaccheria per coronare il sogno incompiuto dell'amica. Questo sì sarebbe stato un degno finale sulla falsariga di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo di (un ormai ahimè sbiadito) Milos Forman. Fine Spoiler

Fino a oggi regista di commedie e telefilm, Rodrigo Garcia confeziona una pellicola pregevole sotto tutti gli aspetti (regia, fotografia, montaggio, sceneggiatura: basata sul racconto dello scrittore irlandese George Moore e adattata tra gli altri dal redivivo István Szabó). Ma la parte del Leone la fanno gli sfavillanti costumi di Pierre-Yves Gayraud (compresi quelli pregevoli della festa di carnevale organizzata dalla maîtresse) oltre ovviamente al cast ipernutrito, su cui svetta a buon diritto una ritrovata Glenn Close in tutta la sua splendida forma. La Close incarna alla perfezione il personaggio di Albert, esprimendone ogni sfumatura nel crudele mondo sotterraneo di servitori sottomessi ai padroni, in balìa dei ricchi e dei potenti, un po' alla Gosford Park. Il ruolo di Albert Nobbs (voluto a tutti i costi dalla Close) le avrebbe più che meritatamente regalato l'ambita e mai ottenuta statuetta degli Academy Awards, se non si fosse imbattuta per l'ennesima volta nella temuta/invidiata collega Meryl Streep fasciata negli algidi tailleur di Iron Lady. Ma non è ancora detta l'ultima parola.

©® Annalisa
Venerdì 17 Febbraio 2012
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