NIENTE DA DICHIARARE?
(Francia/Belgio 2010)
di Dany Boon
Benoît Poelvoorde
Dany Boon
Julie Bernard
Christel Pedrinelli
Karin Viard
François Damiens
Bouli Lanners
Olivier Gourmet
Philippe Magnan
Eric Godon
Jean-Paul Dermont
Laurent Gamelon
Bruno Lochet
Ruben Vandevoorde
Mathias Ducatel
Sorella di Ruben
Moglie di Ruben
Barista Irène Janus
Barista Jacques Janus
Collega grassone di Ruben
Il prete di Chimay
Capostruttura francese
Capostruttura belga
Papà Vandevoorde
Contrabbandiere 'Volpe'
Contrabbandiere 'Gatto'


Nemici Dichiarati

Mentre il precedente successo Giù al Nord (campione d'incassi in Francia e non solo) rientrava in uno spazio ben preciso - la regione di Nord-Pas-De-Calais con i suoi usi e costumi - senza definire alcun contesto temporale, il nuovo lavoro copyright Dany Boon sviluppa in una sceneggiatura solidissima una storia anch'essa immaginaria, collocata tuttavia in rigide coordinate spazio-temporali, andando ad incastonarsi nella fertile produzione del fuoriclasse francese come ulteriore raro gioiellino di versatilità e intelligenza. Denominatore comune a entrambe le commedie (malgrado la definizione di 'commedia' nel caso specifico risulti alquanto limitativa) non è soltanto la riuscita parodia sui luoghi comuni e sui pregiudizi nelle realtà campanilistiche francesi, ma soprattutto la valenza universale di messaggio e contenuti.

Niente da Dichiarare? ha dunque una ferrea e irrinunciabile ambientazione spazio-temporale nel confine franco-belga del gennaio del 1993, anno che segna l'inaugurazione del Mercato Comune Europeo, con la conseguente soppressione dei fittizi avamposti doganali di Courquain in Francia e Koorkin in Belgio (la stessa località espressa nei due idiomi). La notizia getta nella disperazione lo zelante doganiere Ruben Vandevoorde, nemico dichiarato (appunto) dei colleghi francesi per un'avversione congenita nei confronti della Francia e dei suoi abitanti. L'urlo straziante dell'ufficiale di dogana trapassa l'atmosfera e si diffonde nella galassia, riprendendo l'effetto straniante già elaborato dalla Premiata Ditta Fratelli Coen nei titoli di testa (e di coda) del riuscitissimo Burn After Reading e alludendo alla pochezza delle umane vicende se paragonate all'immensità dell'Universo tutto. Ruben Vandevoorde odia i Francesi con tutte le sue ataviche forze ritenendoli rei di presunta superiorità nei confronti dei Belgi, nella strenua difesa dei valori della propria nazione, da sempre sbeffeggiata dai Francesi nella consuetudine di logore barzellette da caserma (che assomigliano moltissimo a quelle nostrane sui carabinieri). Caso vuole che l'aspirante fidanzato della sorella sia proprio un doganiere francese (Mathias Ducatel, alias Dany Boon) che la frequenta da un anno all'insaputa del temuto collega.

La soppressione dei distaccamenti getta nello scompiglio le attività commerciali della zona, da sempre baricentro economico e punto nodale degli affari (anche loschi) di chi transita tra i due Paesi. La chiusura di negozi, bar e attività commerciali innesca un effetto domino che rischia di trasformare i due avamposti in città fantasma. Per arrotondare le sempre più esigue entrate, due sprovveduti baristi accettano l'offerta lucrativa di alcuni maldestri contrabbandieri e si accordano per spiare e riferire ai malviventi le mosse dei doganieri, impegnati nell'organizzazione della prima unità mobile di pattugliamento franco-belga, in cui - come da copione - vengono affiancati proprio i due acerrimi nemici Mathias e Ruben. La svolta filmica innesca situazioni spassosissime da annali della commedia (non solo francese). Degna di nota l'impagabile sequenza in cui i due malcapitati doganieri tentano d'inseguire a bordo di una scassata Renault 4 velocissimi conducenti sospetti. O anche la scena in cui l'unica autovettura che si ferma - intimato l'alt dai due spaesati ufficiali - è quella che ha a bordo un normale cittadino preoccupato per le condizioni 'disperate' in cui versa il catorcio in dotazione ai due improbabili doganieri.
E perché omettere la cosiddetta 'informatizzazione' degli uffici doganali ad opera di Mathias, di fronte ad uno smarrito Capostruttura che gli intima di rimettere tutto come prima, macchina da scrivere compresa? O il passaggio in cui Mathias per farsi accettare dalla famiglia di Ruben si finge belga, imitandone il gergo come per il suo speculare personaggio in Giù al Nord, fino al culmine in cui finalmente confessa a Ruben la liaison dangereuse con la sorella? E le spassosissime sequenze in cui la strana coppia di doganieri bracca il malcapitato contrabbandiere di turno (sempre lo stesso)?
Ma i passaggi scenici degni di nota sono davvero tantissimi, troppi per essere elencati tutti e troppo ben girati per essere rivelati a discapito della fruizione integrale di una commedia così ben realizzata da meritare una seconda - e perché no? - anche una terza visione, durante la quale si riderà ancora dal primo all'ultimo minuto di una comicità sana, responsabile e intelligente, giocata sulle splendide performance dei due attori co-protagonisti. Il che di questi tempi non mi pare poco.

©® Annalisa
Venerdì 30 Settembre 2011
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