A DANGEROUS METHOD (2011)
(Canada/Germania/Svizzera/Regno Unito)
di David Cronenberg
Keira Knightley
Michael Fassbender
Viggo Mortensen
Sarah Gadon
Vincent Cassel
André Hennicke
Sabine Spielrein
Carl Gustav Jung
Sigmund Freud
Emma Jung
Otto Gross
Professor Eugen Bleuler


Dangerous Liaisons

Il fitto carteggio tra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung nei primi anni del Novecento aveva già ispirato nel 2002 il lungometraggio di Roberto Faenza, Prendimi l'anima mentre adesso è David Cronenberg a misurarsi con la torbida complessità di una trama che avviluppa i due giganti della Psic(o)analisi. Come per molti precedenti lavori del cineasta canadese (tra cui A History of Violence e Eastern Promises) il risultato è ancora una volta geniale, accurato, meticoloso, nell'adattamento della pièce teatrale The Talking Cure di Christopher Hampton (autore della sceneggiatura) e basato sul romanzo A Most Dangerous Method di John Kerr, che raccontano entrambi una storia realmente accaduta nei territori austro-svizzeri del primo Novecento.

L'incipit è segnato dall'incontro fatale del Dottor Jung nella clinica universitaria Burghölzli di Zurigo con una paziente affetta da una grave forma d'isteria, l'ebrea russa Sabine Spielrein, di cui diverrà tormentato amante dopo averla guarita applicando la metodologia freudiana, basata sul colloquio volto a sviscerare la causa prima della malattia, indagine su cui si fonda la moderna psicoterapia. La figura di Sabine acquista un ruolo cardine non soltanto nella vita di Jung, ma anche nel di lui parimenti tormentato rapporto con Sigmund Freud. Sabine guarisce grazie alla totale dedizione del Dottor Jung, trasformatasi poi in torbida passione e infine in Amore, con il silente beneplacito della devota moglie Emma, che resterà comunque tenacemente al suo fianco fino alla morte. Il Dottor Jung incoraggia la predisposizione di Sabine allo studio della Medicina e la inserisce in un programma sperimentale di collaborazione all'interno della clinica, dando un significato alla dolorosa esistenza della giovane e motivandola ad affrancarsi dalle proprie tendenze autodistruttive. Assecondando le morbose pulsioni erotiche di Sabine, di fatto Jung la libera dalle sue ossessioni e le permette di vivere compiutamente, conseguendo tutti gli obiettivi di una vita sana, non in ultimo proprio la tanto agognata laurea in medicina.

L'incontro di Jung a Vienna con il Dottor Freud segna l'inizio di una grande amicizia virile intrisa di reciproca stima, volta tuttavia ad incrinarsi sulla base di visuali antitetiche riguardo all'applicazione della dottrina psicanalitica. Jung rimprovera a Freud di rimanere troppo saldamente ancorato ad un rigido pragmatismo scientifico, non tanto per timore di giocarsi la già scarsa credibilità negli ambienti medici dell'epoca, ma soprattutto per non perdere l'indiscussa autorità nel settore, il consolidato ruolo di 'Padre Padrone' al cospetto di discepoli tanto zelanti quanto ebeti; mentre Freud ravvisa nelle spregiudicate teorie Junghiane un percorso deviante dall'impianto scientifico della propria dottrina, l'unico che a suo avviso la renda accettabile, mentre Jung indulgerebbe a un pericoloso «misticismo d'accatto» che nulla gioverebbe ad una disciplina medica già troppo sottovalutata e guardata con sospetto nei rigidi circoli della Vienna reazionaria dell'epoca.

In tutto il contesto s'inserisce il decisivo contributo di Otto Gross, collega cocainomane che Freud affida alle cure del presunto discepolo Jung. Otto inaspettatamente influenza il medico con una teoria scaturita dalla sua diretta esperienza, secondo cui reprimere gli istinti sessuali sarebbe dannoso oltreché privo di senso, insinuando nella mente di Jung un tarlo insidioso che lo spingerà dritto tra le braccia di Sabine. La rottura definitiva tra i due giganti della psicanalisi avverrà proprio in seguito al frenetico scambio epistolare in cui Jung dovrà confessare a Freud di aver violato l'etica professionale instaurando una relazione sentimentale con una paziente, fattore determinante per scatenare in Freud la delusione che lo porterà a troncare il rapporto con Jung e a destituirlo dal ruolo di «Principe ereditario» vagheggiato per lui fin dall'inizio.

La dinamica portante della storia si avviluppa attorno ai quattro personaggi cardine sopra descritti (interpretati da un quartetto d'attori d'eccezione), giocata abilmente da quel consumato regista/autore che è Cronenberg su registri contrapposti in territori di speculare dualismo: ogni opposto è il riflesso di se stesso e degli altri in un perverso divertissement che sfiora ambiti di raffinata aberrazione psicologica, esistenziale e (non in ultimo) sessuale.

La relazione dicotomica tra i vari personaggi si dipana su molteplici piani sovrapposti: lo scontro iniziale tra Jung e Sabine si stempera nella fusione di affinità elettive che mette a nudo la parte maschile e femminile di entrambi e si trasfigura nel dualismo Eros/Tanathos, fotografato nell'immagine del sonno dei due amanti adagiati nel vascello dalle vele rosso sangue (regalo di Emma Jung al marito) cullato dalle intense note del Siegfried Idyll di wagneriana memoria; il dualismo concettuale tra Jung e Freud (come anche tra Jung e Sabine) travalica la dimensione squisitamente umana (Freud appare consumato da una sottile invidia per l'agiatezza del collega, che può permettersi una cabina di prima classe a bordo della nave che li condurrà alla conferenza americana) per approdare in territori storico-universali (gli incombenti conflitti mondiali che inaspriranno il già latente antisemitismo, determinando l'esilio di Freud e la morte precoce di Sabine); la misoginia di Freud e di Otto Gross si riflette in quella di Sabine (che annienta se stessa nei feroci amplessi con Jung) come in quella della moglie Emma (che desidera solo figli maschi e vive in funzione dell'appagamento esistenziale del marito); lo stesso Jung è intimamente lacerato da un violento spleen tra il desiderio di trasgressione e la natura «borghese e filistea» che ne soffoca le pulsioni più autentiche. Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, la metamorfosi di carne ed anima (concetto tanto caro e familiare al regista) coinvolge tutti i personaggi in una dinamica interiore ed esteriore.

Cronenberg mostra tuttavia una netta predilezione per la figura di Carl Gustav Jung, rivalutata rispetto a Freud sia sotto il profilo umano sia in quello professionale, nel puro anelito alla dimensione metafisica dell'esistenza, all'esplorazione di tutto ciò che la scienza non può o non vuole spiegare (ad esempio la telepatia) per poter spianare la strada alle potenzialità insite in ciascuno di noi e andare oltre alla semplice guarigione clinica. Lo scambio epistolare e quello verbale sull'interpretazione dei sogni ne è la riprova, in quanto l'ottusa ostinazione con cui Freud decodifica ogni visione in chiave squisitamente sessuale lo fa uscire dal confronto letteralmente a pezzi.

©® Annalisa
Martedì 4 Ottobre 2011
Tutti i Diritti Riservati





Commenta sul Forum