THE FIGHTER
(U.S.A. 2010)
di David O. Russell
Mark Wahlberg
Christian Bale
Amy Adams
Melissa Leo
Jack McGee
Micky Ward
Dicky Eklund
Charlene Fleming
Alice Ward
George Ward


Lezioni di Vita

Ambientato a Lowell nel Massachussets a cavallo tra gli anni '80 e '90, l'intenso biopic diretto dal redivivo David. O. Russell e co-prodotto dallo stesso attore protagonista Mark Wahlberg ripercorre le alterne vicende del pugile Micky Ward e del fratellastro Dicky Eklund, un tempo soprannominato «l'orgoglio di Lowell» ma in seguito perdutosi negli oscuri meandri di un'intossicazione da crack. Micky si mantiene a stento con il suo lavoro vivendo in una delle tante casette tutte uguali, separato più per necessità che per scelta dalla turbolenta vita in comune tra Dicky, le numerose sorelle e la vulcanica madre Alice, manager dei figli pugili, che tuttavia non riesce a scegliere per Micky un incontro che gli conferisca la dignità che merita.

La storia autentica narrata dal film di Owen Russell è infatti soprattutto la fotocronaca amara e disincantata di un percorso di vita alla ricerca della propria identità come essere umano prima ancora che come pugile. Essenziale in questo senso si pone la dialettica tra i due fratelli, innestata in situazioni tragicomiche nel rapporto tormentato con la loro fortissima mamma Alice, su cui difficilmente riescono ad imporsi. Nel drammatico tracciato delle due vite in gioco s'inserisce la tenera storia d'amore di Micky con Charlene Fleming, avvenente barista dai burrascosi trascorsi, interpretata con grinta e carisma da Amy Adams (la timida ma volitiva Suor James de Il Dubbio ).

Sono proprio le squisite performance del cast a costituire l'ossatura portante di tutto il film. Al di là del naturale pathos, insito nella storia vera che viene raccontata con realismo e partecipazione dalla macchina da presa volutamente instabile del regista, che ha trasmesso nel suo lavoro un po' di se stesso e delle sue esperienze familiari (soprattutto nella carismatica figura della madre) il lungometraggio è tutto giocato sulle straordinarie interpretazioni degli attori e delle attrici coinvolte.

Su tutti spicca ovviamente l'indiscusso talento del neo-premiato con l'ambita statuetta degli Academy Awards: un intenso e concentrato Christian Bale, motivato dalla scelta del collega e amico Mark Wahlberg, caduta su di lui dopo una snervante e spesso infruttuosa ricerca del co-protagonista, essenziale per trasporre sullo schermo tutto il dramma umano dei due fratelli che sfocia nella loro meritata riscossa.



Come un elegante trasformista, un consumato camaleonte dalle mille risorse e potenzialità, Chris Bale si cala totalmente e naturalmente nei panni di Dicky Eklund, riproducendone movenze, atteggiamenti, tic e smorfie, tragiche deviazioni da tossicodipendente. A certa stampa che, per via delle repentine oscillazioni di peso, lo aveva bollato alla stregua di attore schiavo del Metodo, svilendone l'interpretazione a banali trucchi da effettista speciale, Bale replica con forza che per costruire un personaggio si fida più del suo istinto che del Metodo: la perdita di peso era essenziale per connotare la dipendenza da crack e inoltre per lui la scuola di vita è decisamente più importante di quella del cinema. Christian ha infatti frequentato per mesi il vero Dicky Eklund per prepararsi al ruolo, entrando in una temporanea simbiosi con i suoi gesti, il suo incedere, soprattutto con il suo linguaggio, che Chris scherzosamente definisce «eklundese».

La risultante è una performance trascinante e a tutto tondo dalle venature tragicomiche, che riproduce fedelmente l'intima tragedia di un essere umano ormai alla deriva che riesce a riscattare se stesso e il fratello in una grande prova di forza di volontà. Forse soprattutto in questo Bale si sente affine al personaggio che traspone sullo schermo, essendo senza dubbio pervaso da una rigida autodisciplina (che Chris dichiara d'imporsi con grande fatica e immenso sforzo) e da una volontà di ferro, che gli ha permesso di identificarsi con mille ruoli tutti intensamente diversi tra loro, scomparendo in essi fino a diventare personaggio. Proprio in questo fattore risiede la differenza sostanziale tra la pur valida performance di Wahlberg e il capolavoro di Bale. Mentre il primo svolge con diligenza il compito affidatogli dalla storia prima ancora che dal regista, ovvero trasporre sugli schermi la travagliata ascesa di Micky Ward nel durissimo ambiente della boxe, fino a conquistare il titolo mondiale dei pesi Welter, Bale si trasforma in Dicky Eklund, nasconde se stesso nel personaggio e diventa per tutti Dicky.

Analogo discorso vale per la straordinaria Melissa Leo, attrice fino ad oggi pressoché sconosciuta al grande pubblico internazionale, avendo lavorato per lo più in produzioni televisive americane ed emersa recentemente nel thriller Frozen River - Fiume di Ghiaccio, prima di conquistare l'Oscar per The Fighter.

Concludo con una breve curiosità. Mark Wahlberg ha riservato per sé il ruolo del protagonista Micky Ward, preparato in mesi di estenuante allenamento fino ad assumere le sembianze di un vero pugile, proponendo poi la parte di Dicky Eklund all'amico Christian Bale, che con questo ruolo si è aggiudicato l'Oscar come miglior attore non protagonista. Mark Wahlberg ha creduto nel progetto con tutta l'anima, ma curiosamente a livello strutturale sarebbe stato forse più affine al personaggio di Dicky Eklund, che come lui ha avuto un'infanzia travagliata e una giovinezza sprecata tra risse, abuso di droga e ricorrenti visite in carcere.

©® Annalisa
Martedì 15 Marzo 2011
Tutti i Diritti Riservati


Commenta sul Forum