IL DISCORSO DEL RE
(Regno Unito/Australia/USA 2010)
di Tom Hooper
Colin Firth
Geoffrey Rush
Helena Bonham Carter
Derek Jacobi
Jennifer Ehle
Michael Gambon
Guy Pearce
Claire Bloom
Freya Wilson
Ramona Marquez
Eve Best
Timothy Spall
Re Giorgio VI
Lionel Logue
Regina Elizabeth
Arcivescovo Cosmo Lang
Myrtle Logue
Re Giorgio V
Re Edoardo VIII
Regina Mary
Principessa Elisabetta
Principessa Margaret
Wallis Simpson
Winston Churchill


Un tè con Sua Maestà

Nella nebbiosa ambientazione londinese - giocata elegantemente tra tonalità esterne grigio-fumo e venature interne dorate - prende corpo la tormentata storia del Duca di York, affettuosamente soprannominato Bertie, padre della futura Regina Elisabetta II e marito di Lady Elizabeth Bowes-Lyon, la grande donna che l'avrebbe sostenuto fino alla morte e che sarebbe divenuta Queen Mom nei cuori dei londinesi per il suo coraggio e la costante presenza tra i sudditi nei frangenti più drammatici della Storia (interpretata con grande talento e presenza scenica da un'insolita Helena Bonham Carter). La fulminea abdicazione del fratello Edoardo VIII nel dicembre del 1936 costringe Bertie a indossare suo malgrado la corona sotto il nome di Re Giorgio VI. Ma il fragile futuro Re soffre di una grave forma di balbuzie, che gli impedisce di parlare al pubblico: dopo innumerevoli tentativi di cura miseramente falliti, la moglie Elizabeth decide di rivolgersi ad un logopedista molto poco formale, l'australiano Lionel Logue. Dopo le iniziali diffidenti ritrosie, Bertie instaura con Lionel un rapporto diretto e sincero, vincendo i suoi aristocratici pregiudizi prima ancora della balbuzie.

L'elegante fotografia illumina sequenze che a tratti paiono dipinti impressionistici, incorniciando al timone di una solida regia le magnifiche performance di tutto il cast, su cui meritatamente svettano i due antagonisti Bertie/Colin Firth e Lionel/Geoffrey Rush, che funzionano e interagiscono a meraviglia anche perché abilmente giostrati su registri contrapposti, sotto il profilo sia culturale sia umano: altero e aristocratico l'uno, anticonvenzionale, sagace e smaliziato l'altro. Il lungo e accidentato cammino verso la guarigione appare così lastricato di violenti conflitti, drammatiche incomprensioni, timide esitanti riconciliazioni.

Il rigoroso lavoro di Tom Hooper poggia su registri di valenza storica e documentaristica, mettendo a fuoco la metamorfosi culturale insita nell'introduzione dei media (in particolare della radio) come democratici divulgatori di notizie nel panorama sociale dell'epoca, con drastiche ripercussioni sul ruolo degli aristocratici che dovettero costruirsi una nuova immagine presso il popolo, attuando una decisiva evoluzione.

Non manca neppure il contorno di situazioni comiche, rese ancor più deliziose e godibili dal talento dei protagonisti: mi riferisco ovviamente alle lezioni anticonvenzionali dell'istrionico logopedista, durante le quali Bertie ritrova se stesso assaporando la prosa di Shakespeare nella fruizione dei grandi classici musicali che rendono fluida la sua voce, riscoprendo la funzione liberatoria delle parolacce e approdando infine alla piena coscienza di sé nel commovente incontro con il proprio timbro vocale, per pronunciare infine alla radio con risolutezza la dichiarazione di guerra alla Germania nazista.

©® Annalisa
Domenica 20 Febbraio 2011
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