HARRY POTTER e i Doni della Morte
Prima Parte
(UK/USA, 2010)
di David Yates
Daniel Radcliffe
Emma Watson
Rupert Grint
Ralph Fiennes
Alan Rickman
Helena Bonham Carter
Imelda Staunton
Jason Isaacs
Tom Felton
Hazel Douglas
Bill Nighy
Brendan Gleeson
Robbie Coltrane
Rhys Ifans
Evanna Lynch
David Thewlis
Fiona Shaw
Michael Gambon
Matthew Lewis
Harry Potter
Hermione Granger
Ron Weasley
Lord Voldemort
Severus Piton
Bellatrix Lestrange
Dolores Umbridge
Lucius Malfoy
Draco Malfoy
Bathilda Bath
Ministro della Magia
Alastor ‘Malocchio’ Moody
Rubeus Hagrid
Xenophilius Lovegood
Luna Lovegood
Remus Lupin
Petunia Dursley
Albus Silente
Neville Paciock


L’Inizio della Fine

Le sequenze parallele di apertura mostrano Harry, Hermione e Ron mentre pronunciano – ciascuno nel proprio luogo di partenza – la terribile formula magica Oblivion, che provoca la totale perdita di memoria della loro esistenza nelle persone oggetto dell’incantesimo. In tal modo i maghi riescono dolorosamente ad estraniarsi dalle persone care, dalle situazioni familiari, dalle dimore conosciute, abbandonando i luoghi di partenza e trasferendosi in un punto d’incontro comune. Questo importante passaggio indica il distacco definitivo da una dimensione giocosa e spensierata, per dare spazio all’evoluzione finale verso il contesto sospeso nei toni tragici dell’epilogo.

Ma questo è solamente il primo di una lunga serie di elementi fondamentali presenti nel settimo libro e più estensivamente nell’universo incantato e multiforme, traboccante di fantasia, creato dalla fervida mente di Joanne Kathleen Rowling.

Il settimo capitolo della saga, diviso in due segmenti (l’uscita nelle sale del secondo lungometraggio è prevista per il 15 luglio 2011) pullula di situazioni concatenate a molteplici personaggi, spesso assenti o appena accennati nei capitoli precedenti. Questa mancanza crea a sua volta una struttura lacunosa e incompleta in una sceneggiatura zoppicante, in cui a più riprese si ricorre a fastidiose panoramiche di personaggi mai apparsi in precedenza, a dialoghi spesso asfittici in spiegazioni ripetitive che appesantiscono la narrazione e la ammorbano di riferimenti a volte difficili da cogliere nella fitta babele di dettagli intessuta dall’autrice.

A ben guardare, la frammentarietà del racconto affonda le radici nella discontinuità della regia nei progressivi episodi: quattro registi molto lontani tra loro si sono avvicendati al timone dei vari capitoli, imprimendovi ognuno i caratteri distintivi del proprio stile, della propria interpretazione della saga, del modo intimo e personale di riassumerne le innumerevoli vicende e di trasporle sullo schermo, non in ultimo del proprio universo immaginifico. Di conseguenza molte svolte narrative, molti personaggi e molti oggetti di magia si sono persi per strada per motivi di brevità espositiva, o più semplicemente in virtù della diversa scala di priorità impressa da ciascun cineasta: Chris Columbus per i primi due episodi (La Pietra Filosofale, 2001 e La Camera dei Segreti, 2002); Alfonso Cuarón per il cupo e nerissimo, ma anche frammentario e confuso, Prigioniero di Azkaban (2004); Mike Newell per il mirabolante Calice di Fuoco (2005); infine David Yates, a cui spetta il non facile compito di riassumere e condensare la babilonia di spunti, contenuti, situazioni a partire da L’Ordine della Fenice (2007) e Il Principe Mezzosangue (2009), fino a dilatare il gran finale nei due segmenti dell’ultimo capitolo, I Doni della Morte.

Dopo il doloroso distacco dalle rispettive origini, i tre maghi convergono verso la riunione di emergenza di alcuni membri dell’Ordine della Fenice, tra cui Rubeus Hagrid e Alastor ‘Malocchio’ Moody, incaricati di scortare Harry Potter in un luogo sicuro, che si avvalgono della Pozione Polisucco per trasformare i componenti dell’adunanza segreta in altrettanti sosia di Harry, allo scopo di confondere gli inevitabili Mangiamorte al seguito.

Mentre Voldemort tiene banco alla riunione dei suoi seguaci atterriti - sfoderando tuttavia un sense of humour senza dubbio più intrigante rispetto alla serietà dei “buoni”, in questo capitolo tutti inevitabilmente tesi verso il fine ultimo - l’ormai mitica Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts cade nelle grinfie della Magia Oscura.
Attraverso i suoi più rigidi esponenti, su cui emerge la mefitica Dolores Umbridge, si materializza uno stato di effettiva dittatura che esercita sugli insegnanti rigidi controlli razziali con risvolti di inaudita crudeltà sotto forma di Inquisizione al contrario, dove occorre dimostrare la purezza della propria discendenza da streghe e maghi, nonché l’effettiva natura di esponenti della Magia Nera.

Intanto il gruppo dell’Ordine della Fenice è giunto compatto a destinazione, ma Hermione, Harry e Ron sentono già incombere il peso di un’ardua missione: rintracciare gli ultimi Horcrux di Voldemort e distruggerli (un Horcrux è un prodotto della Magia Oscura che consente di sopravvivere ad una ferita mortale, avendo imprigionato parte della propria anima in un oggetto o in una persona dopo aver commesso un omicidio: questa tecnica efferata venne adottata da Lord Voldemort per frammentare la propria anima in sette parti racchiuse in altrettanti Horcrux).

Il viaggio iniziatico dei tre protagonisti si dipana in paesaggi aridi e freddi che rispecchiano i toni cupi del racconto. Durante il difficile e lungo cammino si manifesta continuamente il Male, che in questo contesto non assume più i contorni di Dittatura di matrice politica, ma si materializza in entità psicologica che fa leva sulle debolezze umane (la rabbia di Harry, le paure inconsce di Ron e la di lui gelosia latente verso Harry ed Hermione, che appare invece immune alle influenze malvagie).

In questi passaggi si avverte la lentezza del plot, intriso di eccessivi punti morti per dilatare la narrazione e incrementare la già fervida attesa verso la conclusione del racconto.

I tre Doni di Silente si contrappongono e insieme si fondono con i Doni Della Morte. La parabola dei tre fratelli che sfidano la Morte per mezzo della magia, ottenendo dalla Morte stessa tre doni distinti, di cui faranno uso in modalità assai diverse, si integra con la sequenza in cui ognuno dei tre maghi riceve in eredità da Albus Silente un dono specifico per mano del Ministro della Magia, appena in tempo prima che l’Ordine Oscuro prenda il sopravvento: a Ron spetta un deluminatore, oggetto che scoprirà essere un indicatore di presenza dei suoi amici, se questi pronunciano il suo nome; Hermione riceve un prezioso libro di fiabe che narra tra le altre proprio la Storia dei Tre Fratelli; mentre a Harry viene consegnato il boccino d’oro – dotato di memoria tattile - con cui vinse il primo campionato di Quidditch.

Uno dei momenti più alti nel variegato contesto di una regia tutto sommato discreta, venata di atmosfere dark quanto basta e sorretta da buoni effetti speciali, si riassume proprio nella parabola dei tre fratelli che sfidano la Morte: il cortometraggio animato di Ben Hibon s’innalza verso respiri lirici e magici, sospesi in una dimensione di puro incanto.

©® Annalisa
Martedì 30 Novembre 2010
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