REVANCHE
(Austria, 2008)
di Götz Spielmann
Johannes Krisch
Irina Potapenko
Andreas Lust
Ursula Strauss
Johannes Thanheiser
Hanno Pöschl
Alex
Tamara
Agente Robert
Susanne
Nonno Hausner
Konecny, boss di Tamara

In una pressoché totale assenza di colonna sonora - se si escludono i rumori cittadini e la sinfonia della natura - si snoda il controverso lungometraggio di Götz Spielmann, dividendosi in due parti: un primo tempo improntato all’action pura e una seconda parte giocata su un registro più riflessivo. Il racconto si apre sulle disavventure della prostituta ucraina Tamara, che la notte batte i marciapiedi di Vienna e lavora presso il night club del suo protettore, mentre di giorno intreccia una pericolosa relazione con Alex, uno dei collaboratori del bordello, che tuttavia finisce per innamorarsi di lei. Non appena il boss inizia a insidiarla con false promesse di riscatto e di facili guadagni come prostituta di lusso, Alex percepisce il clima di pesante minaccia che gravita attorno alla ragazza e decide di portarla in salvo con sé in albergo. Gli eventi tuttavia precipitano non appena Alex ha la discutibile idea di rapinare una banca. Da questa drammatica svolta filmica prende corpo la seconda parte, ambientata nella splendida campagna viennese presso la fatiscente fattoria del nonno Hausner, ove Alex incontra la provocante e sensuale Susanne e intreccia con lei una breve relazione. Ma entrambi celano segreti che non tardano a manifestarsi in un finale sospeso e inquietante, che pare uscito da un romanzo di Franz Kafka.

La regia nervosa e dinamica di Götz Spielmann oscilla in bilico tra registri di piena azione e ritmi stagnanti nella parte centrale, in cui accade poco o nulla, riscattandosi tuttavia nelle sequenze conclusive. Buona la performance del protagonista Johannes Krisch (viennese classe 1967), apparso in alcune produzioni austriache e in molti film per la TV viennese, ma pressoché sconosciuto in Italia. Il suo ruolo controverso e tormentato gli conferisce un certo sex appeal, cosa di cui non difettano neppure le due protagoniste femminili.

In una cornice da dramma per metà metropolitano, per metà agreste, il discreto lavoro di Spielmann (candidato all’Oscar come miglior film straniero) affronta il tema della responsabilità civile e umana degli agenti di polizia, vista sia dalla tormentata prospettiva del poliziotto, sia da quella forse ancor più irrisolta del criminale, combattuto tra sensi di colpa e desiderio di vendetta. Le dinamiche dell’interazione umana sono delineate in tutto il loro potenziale, così come l’introspezione psicologica dei personaggi viene sviluppata quanto basta per rendere la storia verosimile e accettabile.

©® Annalisa
Venerdì 5 Marzo 2010
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