So glücklich war ich noch nie
Non sono mai stato così felice
(Germania, 2009)
di Alexander Adolph
Devid Striesow
Nadja Uhl
Jörg Schüttauf
Floriane Daniel
Elisabeth Trissenaar
Christian Kahrmann
Heinz Josef Braun
Hansa Czypionka
Frank Knöpfel
Tanja
Peter Knöpfel
Marie
Fritzi
Mike
Dieter
Günther


Der betrogene Betrüger (Il Truffatore Ingannato)

Nella prestigiosa cornice della rassegna cinematografica Festival Nuovo Cinema Europa, organizzato a Genova dal 1 al 5 Marzo 2010, assistiamo alla proiezione pomeridiana (in lingua originale con sottotitoli in italiano) del lungometraggio di Alexander Adolph, nato a Monaco di Baviera il 10 Novembre 1965. Laureatosi in giurisprudenza presso la Ludwig-Maximilians Universität, dalla metà degli Anni ’90 Alexander è attivo nell’ambito della scrittura, del giornalismo e della regia. Dopo essersi specializzato in qualità di autore di sceneggiature, per le quali gli viene conferito il prestigioso Adolf-Grimme Preis, nonché il Premio della Televisione Tedesca, Alexander balza alla notorietà del pubblico televisivo con la popolare serie Unter Verdacht [Sospettato, n.d.T.], da lui scritta per la ZDF, il secondo canale della TV tedesca. Il suo debutto come regista avviene nel 2006 con il documentario die Hochstapler, che racconta la storia di quattro veri impostori e delle loro bizzarre truffe, tema ripreso in chiave comico-drammatica proprio nel film di cui sto per parlarvi.

Il lungometraggio, che si dipana scorrevole per una durata di 92’, si apre sulla sequenza del negozio di abbigliamento, in cui Frank Knöpfel (il convincente ed espressivo Devid Striesow), spacciandosi per ricco uomo d’affari, tenta di raggirare una giovane donna (Nadja Uhl, già protagonista nel da me citato Nicht Alle waren Mörder) mirando a comprare la sua fiducia con l’acquisto di un soprabito che lei sembra non potersi permettere. La ragazza però rifiuta con orgoglio e Frank s’innamora perdutamente di lei. Appena la misteriosa ragazza lascia il negozio, seguita dallo sguardo di Frank, il proprietario scopre alcune irregolarità nella sua carta di credito e Frank viene arrestato e rinchiuso in carcere, ove sconta due anni di reclusione. La narrazione si sposta veloce al momento della sua uscita di prigione, quando viene braccato da un uomo che aveva truffato in passato, che lo picchia selvaggiamente. Il povero Frank trova riparo e accoglienza temporanea presso il fratello Peter, che gli procura un impiego come addetto alle pulizie nella stessa azienda in cui lavora da anni come programmatore e ideatore di siti web. Ma la vena fantasiosa e sognatrice di Frank non verrà mai sopita e lo porterà a intessere nuovi creativi imbrogli, soprattutto per salvare la ragazza incontrata nel negozio, che a sua volta serba in sé un terribile segreto.

La sequenza iniziale è un piccolo capolavoro di cinema nel cinema, per come riesce ad ingannare lo spettatore per una manciata di minuti sull’identità di Frank Knöpfel, esattamente come il giovane riesce per un attimo a fuorviare la ragazza dei suoi sogni. Il suo innato talento di mistificatore viene convogliato necessariamente in truffe creative, che contribuiscono a ribaltare ogni situazione a suo favore e a salvare e redimere altri personaggi in continui slanci di altruismo, che tuttavia tracimano nell’illegalità e devono essere puniti quando tutti i nodi delle sue malefatte vengono al pettine. Nel corso della narrazione, che scorre avvincente e leggera (nella migliore accezione del termine) fino al finale sospeso sull’iperbole - che sta per discendere minacciosamente in parabola irreversibile - facciamo tutti il tifo per Frank, ragazzo in fondo buono, educato e gentile, dall’indole generosa e a suo modo creativa.

Nella migliore tradizione delle spy-story si parteggia sempre per i ladri, molto raramente per gli agenti che li braccano per mettere fine ai loro sogni. E questo piccolo gioiello del mio coetaneo Alexander Adolph (ovviamente anche autore della sceneggiatura) non fa eccezione, regalandoci un’ora e mezza di immedesimazione divertita e leggera in un racconto che riesce ad essere completo e avvincente avvalendosi di pochissimi mezzi ma di grandi idee, a ulteriore riprova (se mai ce ne fosse bisogno!) che è sempre la storia che conta e che valorizza un film, anche se modesto dal punto di vista dei mezzi e degli effetti.

Da sottolineare anche la regia fluida e scorrevole come il racconto e ovviamente il talento di tutto il cast, su cui svetta a pieno titolo il protagonista Devid Striesow (nato il 1 Ottobre 1973 nell’allora Repubblica Democratica Tedesca) nonché il carisma della grande attrice di teatro viennese Elisabeth Trissenaar, qui in un ruolo negativo, delineato magistralmente in ogni intima sfumatura.

©® Annalisa
Mercoledì 3 Marzo 2010
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