INVICTUS
(U.S.A. 2009)
di Clint Eastwood
Morgan Freeman
Matt Damon
Tony Kgoroge
Patrick Mofokeng
Matt Stern
Julian Lewis Jones
Adjoa Andoh
Marguerite Wheatley
Leleti Khumalo
Patrick Lyster
Penny Downie
Sibongile Nojila
Bonnie Henna
Nelson Mandela
François Pienaar
Jason Tshabalala
Linga Moonsamy
Hendrick Booyens
Étienne Feyder
Brenda Mazibuko
Nerine
Mary
Mr. Pienaar
Mrs. Pienaar
Eunice
Zindzi


Il Passato è Passato: Guardiamo al Futuro!

Il nuovo lavoro del mitico Clint narra le gesta di un grande uomo, Nelson Mandela (un altrettanto indimenticabile Morgan Freeman in un’interpretazione da Oscar), che ebbe fiducia nel suo popolo e ne promosse l’unità avendo il coraggio di rischiare e di credere nel rugby quale minimo comune denominatore di una Nazione all’alba della rinascita.

La regia precisa, asciutta e rigorosa di Eastwood ricorre ad un uso massiccio della CGI per ‘invecchiare’ gli spalti dello stadio Ellis Park di Johannesburg, per moltiplicare il numero delle comparse tramite la tecnica del motion capture, persino per simulare le ferite dei giocatori (in gran parte professionisti del rugby, mentre Matt Damon ha dovuto imparare le regole sul campo). La grandezza di un regista si misura anche nei dettagli ed è proprio la sequenza del cane che gioisce d’istinto nel clima della vittoria degli Springboks (Antilopi) a rivelarne l’estrema finezza di tocco. Forse a Clint si può perdonare una certa lentezza e l’uso eccessivo del ralenti nelle sequenze finali dell’incontro di rugby (sport che peraltro non amo, né capisco), l’ingenuità dell’agente di custodia tifoso di calcio che ignora cosa siano i tempi supplementari (!) ma soprattutto la scelta di una colonna sonora molto al di sotto delle aspettative, che reclama la forza evocativa di un brano mitico come Biko di Peter Gabriel.

Il lungometraggio si apre nel 1990, anno in cui Mandela uscì di prigione dopo ben ventisette anni di reclusione in una piccola cella buia, in cui maturò un senso di responsabilità e una devozione totale alla sua causa, senza cedere alle illusorie lusinghe della vendetta fine a se stessa. Il 1993 corona con il Nobel per la Pace la sua esistenza votata alla sofferenza e al sacrificio, in cui predica il valore del perdono «come arma potentissima e vincente, perché libera l’anima dalla paura» e persegue con grande forza e umiltà l’affermazione di valori universali quali Fratellanza, Solidarietà, Unione nella Democrazia, facendoli culminare nel concepimento della “Nazione Arcobaleno”, volta a unire bianchi e neri sotto l’egida del suo governo saggio e giusto.

Nel 1995 era la prima volta che il Sudafrica veniva riammesso ad un campionato internazionale, dopo essere stato bandito dalle Olimpiadi per via della politica di stampo razzista attuata dagli Afrikaners, discendenti dei colonizzatori olandesi, sostenitori dell’apartheid che per anni consolidò la dittatura dei bianchi sui neri e che – come molti sanno – venne definitivamente abolito proprio da Nelson Mandela.

Guardato con diffidenza e scetticismo da molti, anche all’interno del suo stesso staff, Nelson (grande Ammiraglio della sua Flotta) ebbe l’intuizione di fondare l’unità della nuova Nazione sudafricana attraverso il campionato del mondo di rugby, cogliendo come nessun altro lo spirito unificatore dello sport. Decisivo l’incontro con François Pienaar (Matt Damon), capitano della nazionale degli Springboks, a cui Mandela trasmise la sua profonda lezione di pace e umanità: «Anche di fronte alla sentenza più spietata, io non mi piegherò mai: sono l’artefice del mio Destino, il Pilota della mia Anima».

©® Annalisa
Lunedì 1 Marzo 2010
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