IL CONCERTO
(Francia, Russia, Romania, Belgio 2009)
di Radu Mihaileanu
Aleksei Guskov
Mélanie Laurent
Dmitri Nazarov
Valeriy Barinov
François Berléand
Miou-Miou
Lionel Abelanski
Andreï Semoinovitch Filipov
Anne-Marie Jacquet
Aleksander Abramovitch 'Sacha' Grossman
Ivan Gavrilov
Olivier Morne Duplessis
Guylène de La Rivière
Jean-Paul Carrère


Melodiche Armonie

Le intense note del Concerto per violino e orchestra in Re Maggiore, Opera 35, di Pëtr Il'ič Čajkovskij, vibrano ancora nella mente e nel cuore di Andreï Filipov, il più grande direttore d'orchestra del teatro Bol'šoj, inumanamente declassato a uomo delle pulizie sotto la dittatura Brežneviana per aver accolto nel suo concerto gli amici musicisti ebrei.

Il racconto, lucido e realista, pervaso da un umorismo grezzo, eppure graffiante ed efficace, viene frammentato da flashback deformati in b/n in cui lo straordinario protagonista rivive la tragedia della deportazione in Siberia di molti suoi amici e della sua compagna, morta di stenti e di freddo intonando con le mani congelate ancora le magiche, splendide, indimenticabili note di quel concerto.

Un accadimento imprevisto nel presente permette però ad Andreï di riscattarsi, ritrovando dignità, professionalità e persino l'amore della propria figlia.

Non aggiungerò altro alla trama per non rovinare la suspense e la sorpresa di quanti vorranno accostarsi a questo piccolo grande gioiello di poesia musicale, pervaso di crudo e al contempo romantico realismo, che lascerà tutti incantati.

Il plot si snoda veloce e scorrevole, avvincente come un thriller, dipingendo le alterne vicende di un gruppo di ex musicisti sciroccati ma ancora pervasi di talento, che - dopo un'iniziale legittima esitazione - seguono Andreï nella sua pazza e disperata impresa, fino al prevedibile ma non del tutto scontato happy end.

Una favola moderna questo Concerto del regista rumeno, autore del delizioso Train de Vie (1998) e di molti altri piccoli capolavori targati Francia. Favola attuale, ma allo stesso tempo amara riflessione sugli usi e costumi contemporanei; sulla strisciante rinascita del Partito Comunista ad opera di un manipolo di patetici sobillatori ormai tragicomicamente démodés; sulla folle deriva emozionale di amici musicisti di ogni etnia, dipinti con pochi lividi tratti realistici senza essere stereotipati: l'Ebreo che tenta di smerciare caviale a Parigi, ma si accorge che «il caviale non tira più come in passato» e alla fine si ritrova nella hall del Teatro Châtelet di Parigi - sede del bramato concerto del riscatto - a vendere con successo telefonini cinesi; l'amico robusto dal cuore d'oro che sostiene Andreï fino al commovente epilogo (doppiato ancora una volta in uno stile puro e irresistibile dal mitico Pino Insegno!); l'impresario, che torna a sfoderare grinta e savoir faire nelle trattative commerciali con il direttore dello Châtelet; la dolce giovane violinista, in un primo tempo sconvolta dalla carenza di professionalità della banda di sbandati orchestranti, ma in un battito d'ali conquistata dal suono del violino nelle magiche mani di un gitano; e in primis lo straordinario protagonista Aleksei Guskov, che incarna con stile e sensibilità la figura del concertista malinconico caduto in disgrazia, ma sempre pervaso di valori autentici come l'amore incondizionato verso la MUSICA (e qui il rimando al monologo sul vero significato del Comunismo, recitato all'amico impresario, è d'obbligo).

Invito tutti ad assaporare le vibrazioni trasmesse da questo piccolo gioiello cinematografico, nonché a fruire delle note sapienti di un grande intramontabile come Čajkovskij, fino a raggiungere quel sogno d'intima armonia che solo un capolavoro desiderato e fermamente voluto riesce a regalare.

©® Annalisa
Martedì 16 Febbraio 2010
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