A SERIOUS MAN
(U.S.A./UK/Francia, 2009)
di Joel
e Ethan Coen
Michael Stuhlbarg
Richard Kind
Fred Melamed
Sari Lennick
Aaron Wolff
Jessica McManus
Peter Breitmayer
David Kang
Simon Helberg
George Wyner
Alan Mandell
Adam Arkin
Amy Landecker
Katherine Borowitz
Allen Lewis Rickman
Yelena Shmulenson
Fyvush Finkel
Larry Gopnik
Zio Arthur
Sy Ableman
Judith Gopnik
Danny Gopnik
Sarah Gopnik
Mr. Brandt
Studente coreano Clive Park
Rabbino Scott
Rabbino Nachtner
Rabbino Marshak
Avvocato divorzista
Mrs. Samsky
Amica del “Pozzo della Tradizione”
Marito Shtetl (Prologo)
Moglie Shtetl (Prologo)
Presunto Dybbuk (Prologo)


Two (un)serious Brothers

Larry Gopnik, mite (e appunto: serio) docente di fisica alle soglie di una promozione di ruolo in un’imprecisata università Americana degli Anni ’60, diviene bersaglio di calamità continue e concatenate, che non gli danno scampo né tregua: un malinteso con uno studente in cerca di facili promozioni innesca ‘uno scontro culturale’ con la famiglia del giovane, di origine coreana; lettere anonime, che lo accusano di ‘turpitudine morale’, giungono alla commissione dei docenti incaricati di vagliare la sua candidatura al posto di ruolo; il figlio sempre più distratto si fa di canne e viene beccato in flagrante dal suo docente rabbino mentre ascolta musica in cuffia durante la lezione di Jiddish; la figlia si dispera perché il bagno è sempre occupato dal di lei zio Arthur (nonché fratello di Larry), le cui astruse teorie matematiche lo mettono nei guai con il gioco d’azzardo, istigando anche oscure accuse di pedofilia; mentre la moglie lo tradisce con un vecchio amico di famiglia, costringendo Larry a lasciare la sua casa secondo i dettami della comunità ebraica, che (soprattutto per salvare la facciata) impone la custodia dei figli alla moglie in caso di non esplicito adulterio.

In un turbinio di svolte filmiche da antologia del cinema, i due fratellini del Midwest fotografano con implacabile lucidità le aberrazioni e le feroci regole di convivenza sociale amministrate dalla comunità ebraica (cui loro stessi appartengono – o appartenevano!). L’intreccio saldissimo e avvincente si dipana su tre piani di lettura paralleli: il Dogmatismo irrazionale della Fede derivato direttamente da Ashem (il Dio ebraico) che tutto regola e dispone senza che gli esseri umani possano capirlo né contrastarlo, imponendo ai membri della Comunità una «profonda rettitudine morale nella passiva accettazione di tutto ciò a cui Ashem li predestini» (Libro di Giobbe, Antico Testamento); la dimensione solo in apparenza razionale dei rabbini mediatori di Ashem, studiosi di discipline religiose che fingono di razionalizzare gli eventi e di dare una spiegazione esauriente ai dubbi che attanagliano il protagonista in cerca di risposte, mentre in realtà si arrampicano sugli specchi e brancolano loro stessi nel buio, incapaci di capire il mondo e più spesso rintanati in nicchie di spocchiosa superstizione; le leggi dell’algebra applicate allo studio della Fisica, con cui Larry tenta disperatamente di sviscerare una logica che giustifichi le vicende della sua vita e i dilemmi del mondo. Tutte queste dimensioni sovrapposte vengono spazzate via dalla Forza della Natura, che tutto distrugge in una catarsi punitiva.

Reduci dal sense of humour pungente di Prima Ti Sposo, Poi Ti Rovino e dal dissacrante Burn After Reading, i Coen inanellano alla loro collezione un’ulteriore feroce satira al vetriolo, rivolta contro gli stessi ambienti del Midwest in cui sono nati e cresciuti, puntando una denuncia senza veli contro la società ebraica con la sua ferrea etica e i suoi irrinunciabili dogmi, che scandiscono e condizionano in maniera irreversibile la vita di tutti i suoi componenti. Stavolta però temo che - applicando la loro genuina sincerità al mondo ebraico - i due fratellini del Midwest si beccheranno una bella querela da parte di qualche rabbino più furioso degli altri (e rigorosamente privo di sano sense of humour... ) Anche per via dell’indiscutibile coraggio con cui attaccano tradizioni socio-religiose profondamente radicate nel Tempo e nella Storia, le mie personali quotazioni connesse ai due scanzonati Fratellini del Midwest - da me in precedenza (ri)battezzati ‘Premiata Ditta Fratelli Coen’ – hanno subìto ulteriori impennate, perché fare sana autocritica (e per sana intendo: priva di sterili disfattismi) è quasi sempre sintomo di grande obiettività, lucidità e intelligenza.

Il pregevole lungometraggio si apre su un prologo dal fulgore difficilmente eguagliabile, interpretato da una triade di attori straordinari (e sconosciuti) che recitano in Jiddish strettissimo con sottotitoli (per chi non lo sapesse, lo Jiddish non è altro che un tedesco antico pre-luterano con contaminazioni ebraiche e slave, che non ha operato rotazioni semantiche comuni agli altri idiomi del mondo). Virata su tonalità bronzee, la fotografia della sequenza di apertura contribuisce a creare un'atmosfera d'insieme che rimanda alla parodia datata 1974 Young Frankenstein del grandissimo Mel Brooks (pure lui ebreo), malgrado le sfumature siano molto più cupe e drammatiche. L’antefatto sintetizza infatti in una sequenza di pochi minuti la maledizione atavica che nella visione dei Coen gli stessi Ebrei avrebbero generato contro la loro discendenza, aderendo ciecamente all’ignoranza di superstizioni di matrice religiosa.

Superfluo aggiungere come la prova registica sia straordinaria, con inquadrature sghembe che in alcuni passaggi evidenziano la visione deformata del mondo di alcuni personaggi: la percezione della realtà da parte del rabbino Marshak viene equiparata a quella del giovane rampollo di Larry, che si presenta alla sua solenne consacrazione a Dio Ashem – paragonabile alla Cresima cattolica – sotto l’effetto straniante della marijuana, assunta per reazione all’educazione oppressiva dell’ambiente scolastico. Si rivela egualmente superfluo sottolineare la grandezza interpretativa del protagonista Michael Stuhlbarg, che a pieno titolo svetta su un cast d’eccezione.

©® Annalisa
Giovedì 17 dicembre 2009
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