GENOVA
(Regno Unito, 2008)
di Michael Winterbottom
Colin Firth
Hope Davis
Perla Haney-Jardine
Willa Holland
Catherine Keener
Margherita Romeo
Papà Joe
Mamma Marianne
Mary
Kelly
Barbara
Rosa


«Con quella faccia un po’ così
Quell’espressione un po’ così
Che abbiamo noi
Che abbiamo visto Genova»

La macchina a mano di Michael Winterbottom s’insinua nei caruggi stretti e tortuosi del Centro Storico, confondendone l’immagine in un continuo tremolio saltellante, percorre Strada Nuova con i suoi maestosi palazzi affrescati, si apre alle suggestive vedute del Porto Antico e scivola verso le spiagge della Riviera di Levante. La vera protagonista del film è proprio Lei, la Superba grondante di Storia che ha segnato molti secoli con la sua indiscussa grandezza, il cui splendore resta ancora palpabile sotto la spessa coltre di degrado che la fotografia luminosa di Marcel Zyskind non manca di sottolineare. L’intreccio è talmente debole e privo d’interesse da far risaltare la cornice sul dipinto: i personaggi demotivati che vivono la città immersi nelle loro misere vicende, agitandosi in dialoghi spesso concitati e sovrapposti in un fastidioso chiacchiericcio, appaiono semplici figurine di contorno senza spessore, superflue e inefficaci fino a far scivolare nella noia l’intera operazione. E’ sempre avvilente trovarsi di fronte ad un’occasione mancata, soprattutto quando le intenzioni di partenza erano buone e nobile l’iniziativa di valorizzare una città come Genova, molto spesso assente dai notiziari e dalle cartine geografiche.

Peccato anche perché il plot avrebbe potuto essere meglio articolato, partendo da presupposti abbastanza motivati. Il trasloco in Italia della famiglia americana mutilata da un orribile lutto; il padre, docente universitario, che tenta di ridare un senso alla vita delle due giovani figlie resettandone il dolore; i sensi di colpa della (rognosissima) figlia più piccola, consapevole di aver causato con la propria incoscienza la morte della madre; la malcelata insofferenza della sorella maggiore: tutti elementi ad alta potenzialità risolti di fatto in una storia priva di sussulti e di avvenimenti degni di nota, che – malgrado le ottime prove degli attori - nulla aggiunge ma moltissimo toglie all’economia globale di un film che avrebbe reso meglio in qualità di semplice documentario incentrato sul ‘superbo’ scenario urbano.

Un plauso va comunque a Officine UBU per aver curato la distribuzione di un film che nessuno sembrava volere e che altrimenti non avremmo mai potuto vedere sugli schermi.

©® Annalisa
Giovedì 29 ottobre 2009
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