DRAG ME TO HELL
(U.S.A. 2009)
di Sam Raimi
Alison Lohman
Justin Long
Lorna Raver
David Paymer
Reggie Lee
Dileep Rao
Adriana Barraza
Chelcie Ross
Molly Cheek
Christine Brown
Clay Dalton
Zingara Infernale
Principale di Christine
Collega invidioso
Rham Jas
Sensitiva brasiliana
Papà di Clay
Suocera di Christine


Una Lamia nel Buio

Una zingara che riesca ad evocare direttamente dagli Inferi forze ancestrali e invincibili può avere bisogno dell'appoggio di una banca per tenersi la casa? Questo semplice presupposto basta a far crollare l’ossatura portante della nuova produzione copyright Sam Raimi, realizzata in un budget low cost per stessa ammissione del regista. Non bastano le zoomate fulminee in primissimo piano sul volto deformato in una tensione monocorde da una spaesata Alison Lohman (del tutto fuori parte) o gli innesti della computer graphic in sequenze ad alto tasso adrenalinico, venate di humour (purtroppo non solo volontario), a risollevare le sorti di un plot abbastanza confuso e pasticciato che fa acqua (e fango) da tutte le parti. Per tacere delle sequenze splatter che imprimono l’intera pellicola di assoluto cattivo gusto, che il buon Sam avrebbe benissimo potuto risparmiarci.

L’impiegata di banca in carriera Christine Brown non riesce ad opporsi al diktat imposto dal suo capo semplicemente perché non può. Quale banca non licenzierebbe in tronco una dipendente che concedesse una terza proroga per un mutuo non pagato? Se le rate del mutuo non vengono corrisposte, la casa viene sequestrata dalla banca e il suo inquilino sbattuto in mezzo alla strada. Legge ingiusta frutto del bieco Capitalismo? Potrebbe darsi, ma la regola non ammette eccezioni, tantomeno per una zingara pulciosa e repellente. E invece le ambizioni più che legittime della sventurata protagonista vengono trasformate in colpa volontaria scagliatale contro in un sadico gioco all’ultimo sangue, che in tutta la sua misoginia coinvolge anche le altre figure femminili in odore di stereotipo stantio: la suocera snob; la veggente che fallisce (a pagamento); la zingara con tutti i suoi vomitevoli liquami; persino il demone è femminile! Raimi come sempre si diverte un mondo (noi meno) a massacrare la povera protagonista, innescando un parallelo processo di santificazione sul fidanzato integerrimo che la sostiene fino all’ultimo spiazzante (e assurdo) fotogramma. Maschietti in corso di lettura, l’appello è rivolto proprio a voi: riuscireste a gestire l’ondata di forze soprannaturali che travolge la vostra fidanzata fino a farla impazzire? Sareste in grado di ricucire gli strappi familiari di una routine già moscia prima ancora che abbia inizio la sarabanda di visioni notturne, veggenti invasati con parcella, capre che parlano, anime in pena che riaffiorano in un trito déjà-vu nel corso di una maldestra seduta spiritica (per di più finanziata da voi)? Obiettereste che si tratti di un film slegato dalla realtà, però sono certa che a parlare sarebbero gli stessi che - dopo aver fatto a pezzi per partito preso un’ottima pellicola con l’unica pecca di smarrire per strada qualche trascurabile tessera del puzzle – poi non esiterebbero a innalzare sugli altari (sempre per lo stesso partito preso) una commediola horror-per-caso che crolla già nel suo stesso presupposto narrativo. Ma come si fa a pensare che la zingara incarni «lo schifo per il diverso percepito dall’uomo medio» o che la malcapitata funzionaria rampante sia «l’emblema del Male contemporaneo scaturito dal Capitalismo»? Ne occorre di fantasia malata! Almeno tanta quanta deve averne usata il caro vecchio zio Sam, fino a scivolare sulla classica buccia di banana (rigorosamente in decomposizione) nel disperato tentativo di rinverdire i fasti dei suoi esordi nonché trascorsi, immolati ad uno stile certamente peculiare di horror-movie dalle venature comiche (peraltro assai grossolane), stile ahimè datato non solo con Drag Me To Hell, ma anche a posteriori rivedendo la sua intera filmografia.

E vogliamo parlare poi del famigerato bottone maledetto? Come si spiega che Christine non abbia con sé quello vero, quando la forma di un bottone traspare chiaramente dalla bustina scivolatale in auto e subito recuperata? Esiste una seconda bustina? Ma da chi è stata introdotta preventivamente in auto, visto che Christine era la sola a conoscenza del possibile antidoto contro la maledizione della Lamia?

Ma la domanda-chiave è un’altra: che senso ha un film del genere e cosa vuole dimostrare, se non si limita ad essere una commediola mal condita in salsa horror? Se manca una sceneggiatura di spessore, non basta un nome altisonante (anzi, due: Sam ci si è messo col fratello Ivan) né tantomeno una colonna sonora orchestrata per sottolineare qualche sequenza mozzafiato a effetto salto-sulla-sedia per confezionare un horror degno di questa definizione: e visto che Halloween (importata anch’essa dall’America) è alle porte coi suoi dolcetti/scherzetti, auguro a tutti buona visione.

©® Annalisa
Mercoledì 28 Ottobre 2009
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