The READER
(USA/Germania 2008)
di Stephen Daldry
Kate Winslet
Ralph Fiennes
David Kross
Bruno Ganz
Volker Bruch
Lena Olin
Alexandra Maria Lara
Hanna Schmitz
Michael Berg
Giovane Michael
Prof. Rohl
Dieter Spenz
Rose/Ilana Mather
Giovane Ilana Mather


Nicht Alle waren Mörder

Una voce si leva sui silenzi angosciati di una donna consapevole di atroci delitti, celati sotto una ruvida scorza che a tratti lascia trapelare sfumature di fanciullesca ingenuità. La voce appartiene ad un timido quindicenne che la donna soccorre sulla soglia di casa, per poi sedurlo in punta di piedi intessendo con lui una relazione clandestina senza mai riuscire a chiamarlo per nome, intimandogli ad ogni incontro la lettura ad alta voce di struggenti romanzi d'amore. In una performance dai toni minimali dotata di rara intensità, giustamente premiata dall'Academy, Kate Winslet delinea splendidamente il personaggio dannato di Hanna Schmitz, che nel grigiore di giornate tutte uguali nella Berlino dell'immediato dopoguerra nasconde sotto la divisa da tramviere la vergogna di un passato da sorvegliante per conto delle SS. La vita dell'adolescente Michael Berg (David Kross) resta segnata per sempre da un primo amore tanto più struggente quanto più velato di mistero, che condiziona irreversibilmente la sua educazione sentimentale anche dopo l'improvvisa uscita di scena della donna. Che riappare alcuni anni dopo, irrompendo ancora una volta nella vita del giovane laureando in legge come un fulmine a ciel sereno: mentre assiste ad un processo contro crimini nazisti, Michael riconosce immediatamente la voce di lei prima di scorgerla seduta al banco degli imputati, accusata di strage assieme ad altre kapò.

Kate Winslet riassume nel volto segnato tutta la colpevole indifferenza verso orrendi misfatti che Hanna ammette di aver compiuto, nascondendo con ostinazione un analfabetismo che potrebbe evitarle la reclusione a vita ma da cui si sente macchiata di vergogna ancor più che dai crimini confessati senza pentimento al cospetto del giudice. Hanna ignora il codice del linguaggio ma è pienamente consapevole della responsabilità morale, civile e storica davanti a se stessa, alla legge e al mondo che la condanna. Michael dal canto suo è altrettanto colpevole di vile inettitudine, restando impietrito dinanzi alla donna che ancora ama, incapace di reagire e di prenderne le difese, perché macchiato a sua volta da un peccato che nella sua mente assume all'improvviso contorni di colpa senza remissione. Il docente di diritto (un sempre incisivo Bruno Ganz) ricorda agli studenti che molto spesso la legge non aderisce alla giustizia, mentre un compagno di corso - che accusa d'immoralità un'intera nazione - percepisce il doloroso imbarazzo con cui Michael non riesce a distogliere lo sguardo attonito da Hanna Schmitz, che il giovane giura di non conoscere.

In un contesto cinematografico in cui molti autori tornano a interrogarsi sulla questione della colpa di una nazione nella sua interezza, Daldry regge le fila del romanzo Der Vorleser di Bernhard Schlink (edito in Italia da Garzanti nel 1999 con il titolo A voce alta), alternando la narrazione su piani temporali stratificati a sequenza irregolare (con cui aveva strutturato l'antecedente The Hours) e focalizzando in struggenti dissolvenze a montaggio alternato la componente più umana e fragile dei due silenziosi complici, senza per questo svilire la dignità di tutti gli offesi. Nella rievocazione di orrori che non vanno cancellati dalla memoria storica, Daldry pone l'accento sulla necessità di operare un distinguo, dal momento che accomunare indiscriminatamente tutti i tedeschi nella responsabilità di un eccidio equivarrebbe a commettere lo stesso errore di generalizzazione insito nell'ideologia del nazionalsocialismo. Molti tedeschi di allora furono infatti costretti ad accettare la tessera del partito pur non condividendone i presupposti ideologici, in quanto un rifiuto avrebbe comportato lo sterminio delle loro famiglie ed è noto come non tutti siano disposti a sacrificare la propria vita per un atto di eroismo. Non mancarono certamente fanatici propugnatori di una dottrina aberrante che distorse a suo uso e consumo il pensiero filosofico di Nietzsche, ma ci furono anche coloro che dovettero convivere impotenti con l'improvvisa e dolorosa consapevolezza dell'orrore (come emerge chiaramente dal recentissimo Il Bambino con il pigiama a righe ).

Stephen Daldry non prova neppure a ridimensionare la colpa di una donna che ha agito senza umanità, obbedendo ciecamente a precisi ordini superiori. L'analfabetismo che avrebbe potuto scagionarla dall'accusa di aver redatto di persona l'ordine di esecuzione è per lei ancor più infamante della colpa stessa: «Non conta cosa provo o cosa penso: i morti sono morti». L'ignoranza di Hanna «non costituisce attenuante né giustificazione alcuna allo sterminio commesso in quella chiesa» - recita Lena Olin nelle vesti dell'unica superstite alla strage, conferendo venature d'involontaria alterigia alla dignità del personaggio. Ma Daldry mostra comunque pietà verso una donna di umile estrazione che ha conosciuto solamente il lato oscuro della vita, assaporando pochi brevi attimi di felicità accanto ad un «ragazzo» con cui sa di non poter costruire alcun futuro. L'analfabetismo linguistico di Hanna diviene arido riflesso della sua incapacità di provare empatia verso gli altri, mentre il pubblico più attento riuscirà ad immedesimarsi nella sua disperata tensione comunicativa verso il solo uomo che sia riuscito a capirla davvero.

©® Annalisa
Sabato 7 Marzo 2009
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