GIULIA NON ESCE LA SERA
(Italia 2009)
di Giuseppe Piccioni
Valeria Golino
Valerio Mastandrea
Domiziana Cardinali
Sonia Bergamasco
Piera Degli Esposti
Jacopo Bicocchi
Chiara Nicola
Paolo Sassanelli
Sara Tosti
Fabio Camilli
Antonia Liskova
Sasa Vulicevic
Giulia
Guido Montani
Costanza Montani
Benedetta Montani
Editore
Enrico Giussi
Viola, figlia di Giulia
Bruno, marito di Giulia
Commessa Sofia
Eugenio
Lap Dancer
Padre Rosario


"La vita che vorrei"

Smentendo chi da anni intona il requiem al cinema italiano, Giuseppe Piccioni compone una moderna favola gotica dalla struttura compatta, la cui drammaticità si stempera a tratti in una lettura ironica delle umane vicissitudini alternando piani reali a visioni oniriche, sorretta da un solido cast su cui svetta l'umorismo dimesso di Valerio Mastandrea nel ruolo di Guido, il piglio disincantato di Valeria Golino nei panni di Giulia e la classe di Piera Degli Esposti nella parte dell'editore opportunista.

In veloci dissolvenze incrociate prendono corpo le parole dei racconti di Guido, tramutandosi in immagini abbozzate di personaggi alla deriva, inseriti organicamente in tempi e spazi contigui al tessuto narrativo: l'uomo che non riesce a dichiarare il suo amore alla giovane commessa da cui ha acquistato un ombrello per ogni giorno di pioggia; il prete attratto dalla malinconica lap dancer in una struggente comunione d'intenti amorosi; l'anziana coppia di trasognati ammiratori di Guido. L'autore proietta in loro tutte le più intime frustrazioni, dipingendo figure tristi e solitarie in cerca di un focolare affettivo che possa scaldare il cuore.

Scrittore emergente alla ricerca di se stesso, Guido trasferisce nei racconti le insoddisfazioni di una vita familiare senza slanci che non lo appaga più, senza avere il coraggio di sviscerarle per risolverle davvero. Guido si lascia vivere e detesta coloro che invece riescono a relazionarsi col mondo, suscitando simpatia negli altri. Come il giovane scrittore Enrico Giussi, in competizione con lui per un prestigioso premio letterario, che tra una battuta riuscita e uno sguardo complice conquista tutti i votanti, mentre Guido quasi non riesce a far udire la propria voce e non ha la prontezza di rispondere in modo accattivante alle domande della giuria. Nel contesto esistenziale arido e monocorde con cui Guido non riesce più a relazionarsi emerge all'improvviso una figura reale, che pare davvero uscita da uno dei suoi romanzi per materializzarsi accanto a lui e divenire la protagonista assoluta di un nuovo racconto, spiata e invidiata dagli altri personaggi in ricorrenti visioni oniriche. Giulia insegna nuoto nella piscina frequentata da Costanza, la figlia adolescente di Guido, che rispecchia l'indole pigra e meditativa del padre e come lui detesta nuotare per via di una scarsa dimestichezza con l'acqua.
Quando Costanza rinuncia ai corsi di nuoto per frequentare un bizzarro coetaneo, Guido le subentra nelle lezioni, imbattendosi in Giulia e restando subito attratto dalla sua fragile aggressività. L'attrazione reciproca li spinge ad intessere una tenera relazione che fa riaffiorare il passato doloroso della giovane donna, condannata a scontare dieci anni di reclusione per omicidio. Il permesso di uscire di giorno per lavorare in piscina, ottenuto per buona condotta, resta vincolato dall'obbligo di rientrare in prigione ogni sera. Malgrado il contatto con l'acqua la faccia sentire meglio, Giulia soffoca in lunghi silenzi e repentine chiusure tutto il rimpianto per un passato lastricato di sbagli: l'abbandono della famiglia per un breve incosciente fuoco di passione bruciato in un lampo, che lascia dietro di sé solo cenere, distruzione, cicatrici insanabili. Non esiste rimedio per gli errori del passato: il timido tentativo di riconciliazione con la figlia - cui Guido di nascosto scrive una lettera spacciandosi per Giulia - è destinato a fallire in un rifiuto categorico che sfocia in tragico naufragio. Se Guido non sa nuotare ma «riesce a tenersi a galla» in una vita con cui scende continuamente a compromessi verso gli altri e verso se stesso, Giulia affoga per sempre nei propri malcelati sensi di colpa.

Guido torna ad adagiarsi nel torpore di sempre, lasciandosi ancora vivere in un mondo che percepisce ormai alieno, ove il fallimento dei suoi libri assurge a metafora d'incomunicabilità cronica: tranne il fidanzato della figlia, che potrebbe assurgere a simbolo di astrazione letteraria, nessuno riesce mai ad entrare nella logica dei personaggi da lui concepiti né a terminare la lettura dei romanzi. Guido prende atto della sua sconfitta sul piano umano e intellettuale senza trovare la forza di arginarla, ma riesce tuttavia a ricomporre il proprio disagio ritrovando serenità nei semplici gesti quotidiani: perché in fondo la felicità «non è altro se non la tristezza che fa le capriole».

©® Annalisa
Mercoledì 11 Marzo 2009
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