REVOLUTIONARY ROAD
(U.S.A. / UK 2008)
di Sam Mendes
Leonardo DiCaprio
Kate Winslet
Michael Shannon
Kathy Bates
Richard Easton
David Harbour
Kathryn Hahn
Zoe Kazan
Dylan Baker
Jay O. Sanders
Frank Wheeler
April Wheeler
John Givings
Helen Givings
Howard Givings
Shep Campbell
Milly Campbell
Maureen Grube
Jack Ordway
Bart Pollack


Desperate Housewife

Da quando nei primi anni ’50 si sono trasferiti in un elegante quartiere residenziale della periferia middle-class di New York dove hanno avuto due figli, Frank e April Wheeler incarnano agli occhi dei vicini il prototipo della coppia perfetta, da ammirare con tutta l’invidia del mondo. Ma sotto la patina di apparente armonia si dipana una vita coniugale in equilibrio precario, incrinata da incessanti punti di rottura contro cui s’infrange lentamente ma inesorabilmente. Lo spirito libero e sognatore della coppia mal si adatta al conformismo strisciante e ipocrita degli ambienti che frequentano: malgrado i ferrei proponimenti di non ripercorrere la strada del padre inseguendo una vita libera da schemi e condizionamenti, alla fine Frank deve fare i conti con la realtà e con gli obblighi imposti dal giuramento di matrimonio e si ritrova frustrato a sbarcare il lunario trascorrendo giornate grigie tutte uguali presso la stessa azienda di elettrodomestici in cui lavorava il padre; April non riesce ad accettare il ruolo subalterno di madre e moglie impostole dalle convenzioni dell’epoca e sogna una vita migliore per se stessa e per il marito. I continui e sempre più violenti litigi della coppia sono il riflesso dell’insofferenza verso una società in cui non riescono ad esplorare né ad esprimere le proprie potenzialità.

E’ April a imprimere un’apparente svolta, proponendo a Frank di lasciare per sempre gli Stati Uniti trasferendosi a Parigi con i bambini. Lei troverà lavoro in una filiale americana mentre lui avrà il tempo di riflettere sui suoi sogni più autentici per poi metterli in pratica avendo scoperto se stesso. Ma ben presto la realtà dei fatti metterà a soqquadro un progetto già di per sé aleatorio e utopistico, provocando la dolorosa delusione di April e sfociando in tragedia.

Riproducendo fedelmente ambienti, situazioni, svolte narrative dell’omonimo romanzo di Richard Yates – autore statunitense morto nel 1992 a 66 anni senza mai aver raggiunto l’agognata notorietà, che per sua stessa ammissione ha conferito al personaggio di Frank spunti autobiografici – Sam Mendes traspone sugli schermi cinematografici il lato oscuro di Wisteria Lane, mostrando l’ipocrisia che si nasconde dietro la patina verniciata di ridenti villette con giardini confinanti nel Connecticut anni ’50. Mendes gioca con gli attori e le loro (ottime) performance proprio come Yates aveva giocato con i nomi di luoghi e personaggi: Revolutionary Road non porta al sovvertimento liberatorio della vita di coppia di Frank e April Wheeler (nome che suggerisce appunto l’idea di un viaggio verso una rinascita primaverile di speranze e sentimenti) ma conduce piuttosto verso una caduta in abissi di frustrazione senza ritorno.

Mentre Parigi assume i contorni di città-simbolo di rinascita culturale, il sogno vagheggiato dalla coppia di giovani sposi si trasforma ben presto in incubo senza via d’uscita, gettandoli in un baratro di sofferenza da cui è impossibile riemergere incolumi. Obiettivo del racconto è probabilmente la riflessione amara sul «vuoto disperato» di una vita cui non si appartiene perché non viene percepita come parte di sé, ma che tuttavia non può essere colmata da sogni infantili ancor più distanti dalla realtà né da utopie ormai annientate da un conformismo senza remissione. La dicotomia tra forma e vita - rappresentata tanto efficacemente nelle novelle di Luigi Pirandello – approda in territori di cieca irreversibilità al punto di rafforzare la prima annientando la seconda. La forma esteriore delle convenzioni sociali ha inghiottito gli esseri umani, imprigionandoli in una selva di condizionamenti che cristallizzandosi si è rafforzata, divenendo più forte della vita stessa. Non a caso l’unico depositario di parole di saggezza e verità è proprio colui che tutti considerano pazzo, quasi a suggerire (come indicava anche Pirandello) che l’unica via d’uscita possibile è la follia, purché assunta e praticata «di tanto in tanto e a piccole dosi».

©® Annalisa
Martedì 10 Febbraio 2009
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