NESSUNA VERITÀ
(U.S.A. 2008)
di Ridley Scott
Leonardo DiCaprio
Russell Crowe
Mark Strong
Golshifteh Farahani
Oscar Isaac
Ali Suliman
Alon Abutbul
Vince Colosimo
Simon McBurney
Mehdi Nebbou
Michael Gaston
Kais Nashif
Roger Ferris
Ed Hoffman
Hani
Aisha
Bassam
Omar Sadiki
Al-Saleem
Skip
Garland
Nizar
Holiday
Mustafa Karami

Dopo un lungo percorso filmico che ha toccato a più riprese questioni storiche e religiose, politiche e sociali, un regista di rango come Ridley Scott (che non ha bisogno di presentazioni) si addentra nel terreno sconnesso e pericoloso dei conflitti mediorientali, transitando attraverso i complessi ambigui legami tra Cia e cellule del terrorismo internazionale. Per farlo al meglio - assecondando ancora una volta il suo ormai mitico anelito al perfezionismo – il regista inglese si affida alle ottime performance di due attori per cui ancora una volta le presentazioni sono superflue: l’ormai fidato e collaudato collaboratore Russell Crowe (giunto al quarto film con Scott) e Leo DiCaprio, che con questa prova riesce a superare persino se stesso. Mark Strong completa il quadro con un’interpretazione venata di appropriate sfumature ambigue, come pure Golshifteh Farahani nel ruolo di una dolce ma volitiva infermiera, in una perfetta definizione del cast cui Scott ha da sempre abituato e deliziato il suo pubblico.

La macchina a mano con cui il regista segue DiCaprio in soggettiva - insinuandosi nei meandri angusti delle città irachene, perlustrando gli angoli periferici più degradati infestati da cani rabbiosi che assurgono a simbolo di odio e violenza fine a se stessi, percorrendo lande desertiche desolate per smantellare covi di cellule terroristiche - si riconduce in apparenza al taglio documentaristico impresso su pellicole quali Traffic e Syriana in un impianto filmico che intreccia in un unico filo conduttore più storie parallele. Ma il racconto ben presto inizia a scorrere come un fiume in piena che straripa dagli argini controllati e ben delineati di un semplice documentario e mette a nudo ambiguità, cinismo, crudeltà, fanatismi, incongruenze e contraddizioni di tutte le parti in gioco: la Cia, il controspionaggio giordano che vi collabora e i terroristi di Al Qaeda, che entrambe le organizzazioni combattono percorrendo vie diverse, a volte divergenti e inconciliabili. Il sudore solca la fronte e vela gli occhi stanchi di Roger Ferris (DiCaprio), agente della Cia che riesce ancora a discernere ciò che è sbagliato da ciò che non lo è, per il quale la missione in territori mediorientali s’innesta indissolubilmente nella vita stessa, dandole un significato. Mentre il suo cinico e distaccato principale Ed Hoffman (Crowe) vive parallelamente ogni incarico quale impegno a tutto tondo da rispettare solamente se ben remunerato, a tratti avvertito quale fastidiosa sovrapposizione su una vita privata percepita comunque sempre con distacco e filtrata da un diaframma invisibile e impenetrabile innalzato tra sé e gli altri. Uno stile di vita tutto all’occidentale, che spesso si ferma alla superficie del bastante a se stessi, della frenesia di potere, dell’avidità di denaro, della rincorsa di uno status sociale che ponga al di sopra delle parti, affievolendo il senso del rispetto e dell’onore nella migliore accezione dei termini. Per tutte queste ragioni l’agente Ferris avverte maggiori affinità elettive con la realtà mediorientale, difficile e arretrata su moltissimi fronti ma ancora attenta e sensibile a certi valori antichi, ormai passati di moda nel mondo occidentale.

L’accurato lavoro di Scott trasuda ritmo e impegno in ogni fotogramma, impreziosito da una fotografia da sempre avvolgente e calibrata nei giusti passaggi delle giuste sequenze, testimoniando la dicotomia insanabile tra Oriente ed Occidente, due mondi contrapposti e ormai troppo lontani, divergenti e inconciliabili per mentalità e cultura proprio come i metodi attuati dai diversi nuclei operativi pur nel perseguimento di un obiettivo comune: la sconfitta del terrorismo in tutte le sue aberranti sfaccettature di odio, rabbia, fanatismo, pregiudizio. Lo stesso odio che traspare inequivocabile nello sguardo segnato dal dolore di chi da ambo le parti ha vissuto la guerra e ha visto morire persone innocenti per mano di un nemico invisibile e insondabile, in un conflitto scaturito da motivi di natura economica e degenerato in territori irreversibili di cieco orrore.

Sudore e sangue scorrono rapidi e irrefrenabili sulla fronte di Roger Ferris, che assiste impotente alla carneficina che coinvolge esseri umani innocenti, intrappolandoli in logiche impenetrabili eppure efficaci nella lotta al nemico. Solamente un amore puro, conquistato in un lento corteggiamento cavalleresco fatto di sguardi, sorrisi inattesi e delicati gesti di complicità potrà alleviare il dolore, ma non riuscirà mai a estinguerlo completamente.

©® Annalisa
Domenica 21 dicembre 2008
Riproduzione Riservata