GIÙ AL NORD
(Francia, 2008)
di Dany Boon
Kad Merad
Dany Boon
Zoé Félix
Lorenzo Ausilia-Foret
Anne Marivin
Philippe Duquesne
Guy Lecluyse
Line Renaud
Alexandre Carrière
Patrick Bosso
Philippe Abrams
Antoine Bailleul
Julie Abrams
Raphaël Abrams
Annabelle Deconninck
Fabrice Canoli
Yann Vandernoout
Mamma di Antoine
Tony
Agente autostradale


Tutto il mondo è paese

Per ottenere il trasferimento in Costa Azzurra a beneficio della moglie depressa, Philippe – direttore di un ufficio postale in Provenza - si finge disabile, ma viene smascherato nel modo più banale dall’ispettore di controllo. Per punizione viene trasferito nel profondo Nord (che in Francia per usi e costumi equivale al nostro Sud) nella freddissima regione del Nord-Pas-De-Calais ove ottiene la nomina a direttore di sede nella cittadina di Bergues. Gli abitanti della regione di Lille vengono sbeffeggiati dal resto della Francia che affibbia loro il nomignolo dispregiativo di Ch’tis per via del buffo dialetto piccardo che altera la pronuncia di alcuni vocaboli generando equivoci a non finire. Il tutto condito da pregiudizi assortiti sulla trivialità dei suoi poco ospitali abitanti, descritti alla stregua di rozzi contadini ubriaconi.

In tali assai poco rosee prospettive, compatito da tutti i suoi amici e dalla stessa moglie Julie, che resta a Tolone col figlio, Philippe affronta l’interminabile viaggio alla volta del Nord-Pas-De-Calais, evitando addirittura una multa in autostrada (per via della scarsa velocità con cui affronta demotivato il trasferimento) in virtù della compassione dell’agente di polizia nell’apprendere la destinazione del ‘malcapitato’. Non appena Philippe varca il confine verso la regione di Lille, un violento rovescio investe la sua auto, quasi a confermare le più fosche previsioni (non solamente meteorologiche). L’incontro notturno nella pioggia nebbiosa col nuovo dipendente, il mite e bonario Antoine, innesca come da copione una concatenazione di situazioni irresistibili da annali della commedia, sfociando (sempre in sintonia con le aspettative) nella lenta ma inevitabile inversione di rotta del protagonista, che – letteralmente conquistato dalla cordiale simpatia dei suoi dipendenti - prende coscienza della bontà e disponibilità dei cittadini di Bergues, smentendo ogni pregiudizio negativo nei loro riguardi.

Obiettivo principale del regista e co-sceneggiatore Dany Boon, originario della regione del Nord-Pas-De-Calais, consiste proprio nello screditare preconcetti duri a morire insiti nella mentalità dei francesi: considerato l’enorme successo della pellicola, che ha oltrepassato ampiamente ogni più rosea aspettativa, si potrebbe tranquillamente affermare che Boon sia riuscito nel suo intento. Il suo accurato lavoro ha fatto riflettere e sbellicare dalle risate oltre venti milioni di francesi ed ha contribuito a rinverdire la poco simpatica fama degli abitanti della regione di Lille, attirando nella cittadina di Bergues pullman di turisti incuriositi, tanto che Dany Boon ha deciso di destinare alla sua regione d’origine i proventi derivanti da gadget, magliette e giochi legati al film.

Dopo la prova cristallina nei panni del tassista Bruno accanto a Daniel Auteuil nel recente lungometraggio di Patrice Leconte, Il Mio Migliore Amico, Dany Boon si conferma autore, attore e regista versatile e intelligente, cui si perdona volentieri l’indulgenza a cliché, macchiette e stereotipi in un percettibile scivolone nei territori del buonismo con cui enfatizza alcuni passaggi fino al paradosso.

Malgrado il grande lavoro di adattamento dei dialoghi, il doppiaggio in questo caso appiattisce le pur ottime performance dell’intero cast e riduce inevitabilmente l’effetto comico di molte sequenze, penalizzando una pellicola forse troppo legata alla realtà locale di usi, costumi e situazioni. Eppure il messaggio di accettazione di culture diverse che esorta a superare pregiudizi e a sconfiggere preconcetti abusati e logori pur conservando la propria individualità assume connotati squisitamente universali.

©® Annalisa
Giovedì 11 dicembre 2008
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