WALL·E
(U.S.A. 2008)
di Andrew Stanton
Ben Burtt
Elissa Knight
Jeff Garlin
Fred Willard
MacInTalk
Ben Burtt
John Ratzenberger
Kathy Najimy
Sigourney Weaver
Stefano Crescentini
Alida Milana
Enzo Avolio
Giorgio Favretto
Alessandro Rossi
Sasha De Toni
Renato Cecchetto
Francesca Guadagno
Alessandra Cassioli
Wall·E
EVE
Comandante
Shelby Forthright
AUTO
M-O
John
Mary
Computer di bordo
Per questi dati si ringrazia Antonio Genna nel suo aggiornatissimo spazio web dedicato alla gloriosa tradizione del doppiaggio italiano.


Wall·ET

Dopo il delizioso cortometraggio introduttivo Presto, incentrato sulle traversie di un goffo prestigiatore alle prese con un coniglio ribelle e dispettoso perché affamato, il logo animato della Disney·Pixar preannuncia la visione desolata del Pianeta Terra abbandonato dal genere umano in un futuro remoto prefigurato nel 2700. In uno scenario apocalittico dipinto in gradazioni di bruni e marroni, su cui svettano inquietanti grattacieli d'immondizia, un robot arrugginito - dimenticato acceso dagli ultimi esseri umani fuggiti su un'astronave perché incapaci di gestire un complesso programma di smaltimento dei rifiuti urbani - porta avanti imperterrito la missione per cui era stato programmato: selezionare e compattare rifiuti in cubi dalle identiche dimensioni, da incastonare verso altezze vertiginose e incontrollabili. Meccanismo dalle fattezze rudimentali ma efficaci, Wall·E (acronimo di Waste Allocator Load Lifter - Earth Class - 'Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti') è a sua volta un cubo da cui emergono binocoli appannati in uno sguardo irresistibilmente dolce e malinconico, sempre pronti a ritrarsi all'insorgere di pericoli insidiosi (improvvise violente tempeste atmosferiche; crolli di ferraglia arrugginita; misteriose invasioni aliene). Nel deserto di una Terra abbandonata e incolta regna un silenzio lugubre e ovattato, rotto solamente dai curiosi effetti sonori emessi da Wall·E, connessi alle funzioni del robot ma in grado di evocare associazioni riconducibili all'universo delle umane emozioni. Immediata l'immedesimazione nelle alterne vicende del romantico robot, che nelle pause dal solerte lavoro di operatore ecologico vive i propri sogni in un rifugio super attrezzato che rimanda immediatamente al laboratorio brulicante di curiosi oggetti animati in cui il progettista genetico di Blade Runner, J.F Sebastian, tentava di sbarcare il lunario. Un vecchio televisore con lettore VHS (davanti a cui Wall·E si commuove nella visione ripetuta di Hello Dolly) l'Atari 2600 con il videogioco Pong, persino il cubo di Rubik sono oggettive testimonianze di epoche trascorse cui il protagonista resta disperatamente avvinghiato nella sua ostinata solitaria lotta per la sopravvivenza. Fino alla svolta filmica segnata dall'invasione aliena da parte dell'ultramoderna astronave da cui esce EVE (Extraterrestrial Vegetation Evaluator - 'Valutatore Extraterrestre della Vegetazione') androide sofisticata dal lucido candore, decisamente più aggressiva del suo 'superato' omologo maschile. EVE incanta Wall·E con sinuosi voli acrobatici e il dolcissimo robot decide di seguirla nella dimensione ultraterrena abitata dagli umani, offrendole la fiammella di un vecchio accendino dimenticato che arde subito di amore inestinguibile, nella riscoperta di un fuoco antico che segna i primordi del genere umano e si pone quale simbolo di rinascita. La svolta s'innesta in un ribaltamento prospettico che introduce la variante della love story su nuove note musicali e in sfumature cromatiche culminanti nel verde acceso di un germoglio tenace quanto Wall·E, cresciuto miracolosamente nel contesto di desolata aridità a cui sembra non volersi rassegnare. Contaminata dalla piccola pianta che tenta d'inglobare per assolvere il suo incarico, EVE viene prelevata dall'astronave tornata a recuperarla e ricondotta sulla AXIOM. Qui viene destinata alla disattivazione, una volta eliminato il campione vegetale che indica la presenza di 'pericolose' forme di vita sulla Terra. AXIOM, infatti, è a sua volta nome emblematico di teorie anti-terrestri date per scontate, di cui si fa portatore il computer di bordo AUTO, impassibile tiranno che si rende depositario di verità assolute con cui manipola l'intero equipaggio, accecandone le capacità cognitive, offuscandone il libero arbitrio e annullando la volontà dello stesso comandante. All'interno della gigantesca nave spaziale si dipana una metropoli (luccicante specchio di display pubblicitari animati che riflette ancora da Blade Runner l'immagine ammaliante delle Colonie Extramondo) concepita quale perenne crociera di evasione per le ultime generazioni di umani, condannati all'inerte obesità e trasportati da dispositivi elettronici muniti di monitor virtuali con cui interagiscono, perdendo il contatto con il mondo reale. Persino il comandante dell'astronave rimane schiacciato dallo strapotere di AUTO, che si ribella alla sua volontà al pari dell'elaboratore elettronico Hal 9000 di 2001: Odissea nello Spazio (1968) di Stanley Kubrick, la cui indelebile impronta sul profilo tecnico lascia traccia nelle veloci incursioni all'interno dell'astronave, che simulano i movimenti di una steadycam.

Portando avanti il percorso intrapreso con lo splendido, coloratissimo Alla ricerca di Nemo (2003), proseguito prima nel mondo tutto umano de Gli Incredibili - Una normale famiglia di supereroi (2004), poi sulle piste roboanti di Cars - Motori ruggenti (2006), e infine nei meandri della banlieue parigina in Ratatouille (2007), con Wall·E la Disney·Pixar realizza un lungometraggio curatissimo sotto il profilo tecnico e contenutistico, puntando ancora una volta sulla definizione realistica dei personaggi. La risultante è una grande lezione di cinema in 3D in un tripudio di ben 2.500 effetti sonori - curati da Ben Burtt, autore di tutte le creature meccaniche di Star Wars, nonché inventore della mitica voce di ET - con pochissimi dialoghi (e per questo in controtendenza rispetto alla babilonia di battute imperanti nei film d'animazione, compresi i precedenti della Disney·Pixar), inseriti in una colonna sonora da brivido firmata Thomas Newman e impreziosita da Peter Gabriel nello splendido video animato dei titoli di coda (Down to Earth, composta appositamente per Wall·E). Il regista Andrew Stanton imprime realismo al suo ennesimo capolavoro, trasponendovi «un'impressione di verità, ma non in senso fotografico» e riprogrammando i movimenti della macchina da presa virtuale a cui conferisce «mobilità di occhio documentario, giocando anche sugli errori, i fuori fuoco, le panoramiche poco fluide» (la sequenza iniziale che simula una ripresa con camera a mano e le incursioni all'interno dell'astronave AXIOM che riproducono i movimenti di una steadycam).

Andrew Stanton realizza una parabola futuristica dalle implicazioni ecologiche, sociali e psicologiche, toccando svariati temi: le gravi questioni legate all'ambiente, su cui svetta il dilagante problema dello smaltimento dei rifiuti; il preoccupante fenomeno dell'obesità; il condizionamento della realtà virtuale e il conseguente impatto negativo su organismi atrofizzati da un incontrollabile sviluppo tecnologico, concepito per essere posto al servizio del genere umano ma destinato invece a renderlo schiavo.

Il racconto viene filtrato attraverso la percezione dei suoi robot, che risultano accattivanti pur non essendo antropomorfi e che sanno conquistare la simpatia di un pubblico eterogeneo e stratificato, avvalendosi di una perfezione tecnica ineguagliabile e dosando con raro equilibrio comicità, commozione e suspense.


©® Annalisa
Lunedì 20 Ottobre 2008
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