Il PAPÀ di GIOVANNA
(Italia, 2008)
di Pupi Avati
Silvio Orlando
Francesca Neri
Ezio Greggio
Alba Rohrwacher
Serena Grandi
Manuela Morabito
Gianfranco Jannuzzo
Paolo Graziosi
Valeria Bilello
Michele Casali
Delia Casali
Sergio Ghia
Giovanna Casali
Lella Ghia
Elide Traxler
Preside Apolloni
Andrea Traxler
Marcella Traxler


'Storie di Ordinaria Follia'

Dopo La Seconda Notte di Nozze e Il Nascondiglio, in stretta collaborazione col fratello Antonio nella stesura dello script, Pupi Avati continua il discorso sulla malattia mentale, analizzandone l'impatto sul piano individuale e sociale, focalizzando al contempo il nucleo familiare nella doppia valenza di salvifico rifugio e veicolo di conflitti insanabili pronti ad esplodere.

Silvio Orlando tratteggia con grande partecipazione la figura centrale del padre tenero paladino di una figlia affetta da gravi turbe psichiche, che la emarginano dai compagni relegandola in un universo parallelo insondabile pregno di allucinazioni e di false suggestioni, universo in cui uccidere assurge a simbolo di atto obbligato e al contempo liberatorio. Mentre la fragile madre egoista e vanitosa rimuove il pensiero di Giovanna - chiudendosi a difesa in una dimensione parallela simile a quella della figlia, nel disperato tentativo di cancellare una tragedia che la sovrasta suo malgrado - il padre continua a proteggere la sventurata creatura, camminando al suo fianco sotto gli sguardi ostili dei passanti divorati da morbose curiosità.

Avati dipinge in toni volutamente chiaroscurali una Bologna bombardata dalla contraerea in pieno conflitto mondiale, con i suoi portici stretti e bassi percorsi da mormorii sotterranei ma palpabili, scaturiti da provincialismi miopi e bigotti di chi giudica dall'alto le sventure altrui sentendosene immune.

La poetica di Pupi Avati mescola sapientemente ingredienti diversi ma non per questo discordanti, creando ricette uniche dal sapore antico. Da sempre Avati si divide tra ambientazioni - per così dire - agresti (quasi tutte connotate da atmosfere antiche e malinconiche e per questo idealmente inserite in una cornice di nostalgico passato) ed esplorazioni nel non facile terreno del cinema horror: La Casa dalle Finestre che Ridono (1976), Zeder (1983), L'Arcano Incantatore (1996), Il Nascondiglio (2007).

Il motivo per cui Avati abbia scelto di ambientare la pellicola nella Bologna del 1938 invece che ai giorni nostri è evidente. L'impianto universale delle tematiche trattate avrebbe legittimato e reso perfettamente funzionale l'ambientazione contemporanea della storia, ma al solito Avati non si accontenta e va oltre. Rende con maestria le pudiche ritrosie di una ragazza chiusa in se stessa in un contesto antico in cui la malattia mentale veniva guardata con maggior sospetto di quanto non avvenga ai giorni nostri, se non altro grazie agli enormi progressi della ricerca medica. Avati tocca corde intime e nascoste di personaggi volutamente rétro: la madre della ragazza uccisa, che si aggrappa alle conoscenze politiche per mettere in atto una vendetta spietata; il giovane studente opportunista che asseconda le richieste del professore di storia dell'arte nonché padre di Giovanna, accettando le attenzioni di lei per strappargli una promozione; la frustrata vanità di una madre vittima delle circostanze prima ancora che di se stessa; Giovanna, chiusa in un mondo tutto suo, insondabile e accessibile solo al padre; e non in ultimo il papà Michele, figura dall'abnegazione quasi eroica, totalmente votato alla famiglia. Tutti valori, personaggi, sfumature e situazioni che trovano massima espressione e habitat naturale nell'epoca tratteggiata da Avati, funzionando alla perfezione proprio nello scenario desolato ma al contempo vitale e venato di speranze di un'Italia che sta in parte scomparendo, con i suoi valori ed il suo Credo nelle piccole grandi cose che contano.

Grande pregio della pellicola è anche la maestria e la naturalezza con cui Avati riesce a toccare più tematiche contemporaneamente: la dittatura fascista con le sue aberrazioni, i suoi controsensi e i suoi orrori, che fanno eco a quelli di partigiani inflessibili, autori di esecuzioni sommarie senza processo contro criminali che non esitano a rinnegare le loro false ideologie pur di salvarsi la pelle; il perbenismo strisciante e ipocrita di certa gente-bene che si sente immune dalle sciagure altrui e si bea di giudicarle dall'alto; i conflitti familiari pronti ad esplodere. Le varie sottotrame sono ben evidenziate e approfondite, ma senza dubbio - se ogni risvolto del plot fosse stato sviluppato per intero - la durata del film si sarebbe estesa in media dalle cinque alle sei ore.

Nella cornice storica appena accennata eppure palpabile - che ricalca l'atmosfera di tragiche miserie già sapientemente delineata nella pregevole commedia La Seconda Notte di Nozze - si dipana la storia semplice ma universale di un padre che sacrifica la propria vita per amore della figlia, ipotecando mestieri (infidi), amicizie (interessate), affetti (egoistici), desideri (cullati), rimpianti (malcelati) per restare avvinghiato a quell'unico esile filo che ancora lo lega alla speranza di una rivalsa sociale e personale da parte di colei che ama ben oltre se stesso.

©® Annalisa
Giovedì 18 settembre 2008
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