Le CRONACHE di NARNIA
Il PRINCIPE CASPIAN
(U.S.A./U.K. 2008)
di Andrew Adamson
Ben Barnes
Georgie Henley
Skandar Keynes
William Moseley
Anna Popplewell
Sergio Castellitto
Peter Dinklage
Warwick Davis
Vincent Grass
Pierfrancesco Favino
Cornell John
Principe Caspian
Lucy Pevensie
Edmund Pevensie
Peter Pevensie
Susan Pevensie
Re Miraz
Nano Trumpkin
Nano Nikabrik
Dottor Cornelius
Generale Glozelle
Glenstorm


Dio della Foresta

Di gran lunga superiore al primo capitolo della saga, questo secondo episodio si dipana in una storia avvincente, ricca di snodi narrativi concatenati ma mai confusi, che alla fine s'intersecano tutti tra loro come un puzzle composito e articolato, i cui effetti speciali - decisamente più curati e meglio riusciti rispetto al primo film - «rappresentano solamente un mezzo per raggiungere maggior realismo attorno a personaggi credibili e ben delineati» - come afferma lo stesso regista Andrew Adamson.

Reduce dai recentissimi successi di Shrek, Adamson ha saldamente afferrato il timone della saga di Narnia per poi dover passare il testimone nel 2010 a Michael Apted per il successivo capitolo, intitolato Il Viaggio Del Veliero.

Per la definizione dei vilain, il regista neozelandese - co-sceneggiatore assieme a Christopher Markus - ha attinto a figure mitologiche dell'antica Grecia e al ricordo dei conquistadores spagnoli, orientando la scelta del cast verso due importanti attori born in Italy: Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino.

Per Castellitto l'interpretazione del crudele Re Miraz segna l'esordio nel ruolo di bad guy, a cui l'attore conferisce con indubbia perizia accezioni al contempo antiche e moderne: Re Miraz ricalca gli stilemi shakespeariani del Principe Claudio dell'Amleto che a sua volta incarna debolezze e feroci ambizioni tutte moderne, risolte in uno scontro generazionale senza tempo. Unica pecca l'auto-doppiaggio, che grava la recitazione di eccessivi toni teatrali.

Al contrario, Pierfrancesco Favino non è nuovo ai ruoli internazionali: da Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee passando per Narnia fino al set del nuovo adattamento danbrowniano copyright Ron Howard.

Stupendi paesaggi est-europei e neozelandesi fanno da sfondo al lungometraggio, arricchendolo della loro insita spettacolarità.

I due episodi realizzati da Adamson sono l'adattamento cinematografico dei romanzi pubblicati da C.S. Lewis, autore irlandese nato alla fine del 1800 che - per il titolo della saga - si era ispirato al nome latino di Narni, situata nella Provincia di Terni e chiamata Narnia nel 299 a.C. quando rappresentava l'estremo baluardo posto sulla Via Flaminia a difesa di Roma.

Convertitosi in età adulta al Cristianesimo, Lewis trae ispirazione dalla religione evocando mondi paralleli - accessibili curiosamente da un binario ferroviario - in cui l'autore ipotizza la ricomparsa di una figura cristologica incarnata in un leone, Aslan.

In questa lettura di matrice religiosa, Lucy Pevensie si fa quindi portatrice di valori legati alla Fede e alla Speranza, che le consentono di vedere Dio quando i suoi fratelli hanno ormai abbandonato ogni certezza.

Molte altre figure allegoriche pervadono il racconto nell'eterna dicotomia tra Bene e Male.
I Centauri rappresentano la forza e il vigore nella lotta per la sopravvivenza; varie specie animali incarnano l'essenza ancestrale della Natura; Nani di tolkieniana memoria si dividono tra figure leali e crudeli; Iena e Condor, evocate da un nano malvagio, rappresentano il peggio del genere umano: la famelica avidità, la bramosia di potere, la falsità, l'ipocrisia; e per finire - in un cameo breve ma incisivo di Tilda Swinton, che in tutto il suo magnetismo si riconferma icona del cinema allo stato puro - riappare la Regina Delle Nevi a simboleggiare la quintessenza del Male, raffigurato nel Gelo quale negazione della Vita stessa.

©® Annalisa
Martedì 26 agosto 2008
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