IL DIVO
(Italia/Francia, 2008)
di Paolo Sorrentino
Toni Servillo
Anna Bonaiuto
Piera Degli Esposti
Paolo Graziosi
Giulio Bosetti
Flavio Bucci
Carlo Buccirosso
Giorgio Colangeli
Giulio Andreotti
Livia Danese
Signora Enea
Aldo Moro
Eugenio Scalfari
Franco Evangelisti
Paolo Cirino Pomicino
Salvo Lima


Il Papa Nero secondo Sorrentino

Una maschera impenetrabile. Uno sguardo fisso e sfuggente. Battute fulminanti d'ironico sarcasmo. Indifferenza e distacco. Fervore religioso portato alle estreme conseguenze e spesso usato come substrato giustificativo per ogni azione, anche la più aberrante. Insomma, un moderno Genio Del Male, che in un'isterica confessione immaginaria in Pluralis Maiestatis ammette le proprie colpe, ma parallelamente indulge in una presunta auto-giustificazione argomentando di un mandato da assolvere che impone di «perpetuare il Male per garantire il Bene.» Questo e molto altro è l'Andreotti descritto da Paolo Sorrentino e splendidamente interpretato da Toni Servillo.

Il regista traccia un ritratto impietoso (ma veritiero e credibile) di un gerarca che con la sua gelida ironia, il suo freddo distacco, la sua impassibilità e impenetrabilità ha tenuto in scacco le sorti dell'Italia per ben mezzo secolo.

Un film spettacolare e avvincente nella sua drammaticità da opera tragicomica, in cui risaltano le splendide interpretazioni di un cast in stato di grazia, composto quasi interamente da attori provenienti dal teatro. Toni Servillo è assolutamente geniale nel riuscire a rendere l'intima essenza del personaggio senza tramutarlo in una sterile macchietta, traducendone il ghigno sardonico in una cupezza a tratti forse eccessiva. Di fronte ai sottili sillogismi dell'uomo di potere non si ride affatto: si prova paura, repulsione, tacito sgomento.

Il lavoro di Sorrentino è tutto questo e molto altro. In una escalation mozzafiato, il regista racconta le alterne vicende di cinquant'anni di scenario politico italiano con le sue connivenze mafiose, i suoi sospetti, i suoi inganni, i suoi complotti, le sue striscianti falsità. Le feste private degli 'onorevoli' sono mostrate alla stregua di osceni sabba dove accade tutto e il contrario di tutto. Le riunioni al Quirinale appaiono per ciò che sono in troppe occasioni: risse da mercato di periferia.

Ma il lungometraggio è soprattutto la fotosintesi di un uomo meschino che si muove con passi felpati da gatto ombroso nelle cupe stanze barocche di una casa antica come lui e che riesce a dissimulare le sue nevrosi, somatizzandole attraverso emicranie fulminanti. In una delle sequenze più emblematiche, trovandosi proprio di fronte ad un candido felino dallo sguardo bicolore, il gelido uomo politico agita le mani in uno scatto isterico affinchè gli si spiani la strada.

Andreotti è freddezza, cinico distacco, gelida ironia usata come arma contro i detrattori, che centra ogni bersaglio riuscendo incredibilmente a farla franca. Andreotti è zelo religioso che sfiora il fanatismo e che sfocia in un rimorso inguaribile per le azioni commesse.

Ma Andreotti è anche carisma e Sorrentino ne è consapevole mentre ne mette a fuoco l'innegabile classe e l'aplomb con sapiente tecnica e cura dei dettagli, in una colonna sonora da film poliziesco venato di implicazioni grottesche.

Degni di nota tutti i comprimari, per lo più attrici e attori di teatro (Servillo incluso) tra cui meritano menzione speciale: il redivivo Flavio Bucci nel ruolo del braccio destro Franco Evangelisti; Massimo Popolizio nella parte di Vittorio Sbardella; Giorgio Colangeli nelle scomode vesti di Salvo Lima; e naturalmente la grande Piera Degli Esposti nel ruolo della segretaria, oltre ad Anna Bonaiuto (già compagna di Servillo nel pregevole La Ragazza Del Lago ) che ricopre il delicato ruolo della moglie di Andreotti.

Un coraggioso atto di denuncia che non poggia su una lettura di stampo giornalistico ma si muove su binari da film poliziesco con ritmi davvero incalzanti, lasciando un segno indelebile. Magari persino su Andreotti.

©® Annalisa
Sabato 12 luglio 2008
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