LEATHERHEADS
(U.S.A. 2008)
di George Clooney
George Clooney
Renée Zellweger
John Krasinski
Jonathan Pryce
Stephen Root
Wayne Duvall
Keith Loneker
Jimmy ‘Dodge’ Connelly
Lexie Littleton
Carter Rutherford
Impresario Frazier
Suds
Allenatore Frank Ferguson
Big Gus

Ambientato negli Stati Uniti del 1925, ancora lontani dalla grande recessione e permeati da entusiastiche speranze in un futuro di genuini affetti, il nuovo lungometraggio diretto e interpretato da George Clooney si apre agli albori del football americano, ancora senza regole ed estraneo agli investimenti miliardari che lo avrebbero reso un business. Strepitoso in entrambe le sudate vesti di regista e protagonista, con la consueta mimica facciale minimale che esprime un’intera gamma di sensazioni, Clooney offre un ritratto nostalgico e rétro di un mondo ingenuo e bonario che non esiste più perché scalzato dalla furia di una modernità senza valori.

La sceneggiatura dell’accoppiata vincente Duncan Brantley/Rick Reilly poggia sul classico ménage à trois sullo sfondo della competizione sportiva, sfociando in trovate comiche irresistibili ma mai banali che innalzano la pellicola al rango di raro e prezioso capolavoro di comicità pulita e intelligente, in un omaggio affettuoso alle commedie di George Cukor e Howard Hawks. La colonna sonora hot jazz fa correre brividi lungo la schiena, mentre la regia solida e impeccabile di Clooney delinea situazioni esilaranti, avvolte in una splendida fotografia virata sui toni seppia che riproduce alla perfezione le atmosfere anni '20.

Malgrado George manifesti espressamente un’incompatibilità di fondo con il genere della commedia in senso classico, da cui tenta di prendere le distanze - omettendo puntualmente dalla propria filmografia il pur dignitoso Un Giorno, Per Caso interpretato a fianco di Michelle Pfeiffer e diretto nel già lontano 1996 da Michael Hoffman - il suo splendido lavoro poggia su di un impianto squisitamente leggero (nell’accezione migliore del termine) rievocando le atmosfere del grande cinema americano del passato in stilemi affini a quelli elaborati da Soderbergh per Intrigo a Berlino e segnando una svolta rispetto alle pellicole dirette in precedenza: con la prima, Confessioni Di Una Mente Pericolosa, Clooney compie il suo esordio dietro la macchina da presa indagando sulla doppia vita del celebre showman televisivo Chuck Barris, mentre con la seconda, Good Night, and Good Luck, rievoca i fantasmi del Maccartismo in un taglio essenzialmente documentaristico.

Leatherheads (Teste di Cuoio) è il titolo originale fermamente voluto da George, il cui significato ancora una volta non collima con la traduzione imposta dai distributori nostrani, volta a focalizzare l’attenzione sul contenuto a tinte rosa piuttosto che sullo sport come metafora della vita e come salvifico rifugio per anime diseredate dalla crema della società. L’ombra del Proibizionismo con conseguente ferrea imposizione di regole inderogabili sulle discipline sportive incombe minacciosa sulla storia e sui suoi protagonisti: un giocatore in declino che salva se stesso e la propria squadra puntando con astuzia sulle avide ambizioni di un impresario per ingaggiare un astro nascente del football nonché eroe di guerra, con cui si contende l’amore di una disinibita e volitiva giornalista a caccia di scoop.

Chi scrive aveva espresso ai tempi dell’esordio registico di Clooney le proprie riserve sulla lentezza e la tediosità dell’impianto narrativo, auspicando un cambio di rotta che gli permettesse di approdare a lidi di comicità più brillante e più consona al suo temperamento. Ebbene, con Leatherheads le aspettative vengono finalmente premiate, perché il bel fascinoso George ha diretto un film perfetto sotto tutti i punti di vista e da tutte le angolazioni.

©® Annalisa
Giovedì 17 aprile 2008
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