I PADRONI DELLA NOTTE
(U.S.A. 2007)
di James Gray
Joaquin Phoenix
Eva Mendes
Mark Wahlberg
Robert Duvall
Danny Hoch
Alex Veadov
Oleg Taktarov
Moni Moshonov
Antoni Corone
Tony Musante
Bobby Green Grusinsky
Amanda Juarez
Capitano Joseph Grusinsky
Delegato Capo Albert Grusinsky
Jumbo Falsetti
Vadim Nezhinski
Pavel Lubyarsky
Marat Buzhayev
Michael Solo
Capitano Jack Shapiro


Bagliori Nel Buio

Bobby si fa chiamare col cognome della madre per occultare la parentela con la famiglia di poliziotti e poter gestire per conto del capo della mafia russa un avviato locale notturno a Brooklyn assieme alla sensuale fidanzata Amada Juarez. Al club convergono i più pericolosi malviventi della città per organizzare affari loschi che consentano loro di piazzare e smerciare cocaina e di gettare le basi per un florido mercato.

Preceduta da una serie di silenziose immagini di repertorio in b/n, la sequenza di apertura stacca bruscamente sul background musicale anni ’80 e si dipana senza preavviso e senza titoli di testa sui bollenti preliminari tra una sensualissima Eva Mendes (Amada) e Joaquin Phoenix (Bobby), per poi risolversi in ardite panoramiche in soggettiva dalla balaustra che si affaccia sulla pista della discoteca gremita. Un incipit che promette bene nella sua essenza sfrenata e coinvolgente: aggettivi che valgono senza ombra di dubbio a tracciare una fotosintesi perfetta del ritmo e della suspense di cui la pellicola di James Gray è intrisa in ogni fotogramma. Joaquin Phoenix non è mai stato così in parte, mentre Eva Mendes sprizza erotismo e sensualità da tutti i pori. Mark Wahlberg brilla comunque in un ruolo decisamente più dimesso e sottotono rispetto a The Departed di Scorsese, mentre Robert Duvall riconferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) tutto il carisma messo da sempre al servizio di granitici personaggi a tutto tondo che lasciano il segno. Menzione speciale va a Tony Musante, già apparso in un cameo nell’articolato e composito Traffic di Steven Soderbergh e qui impegnato in un ruolo di maggior spessore.

Superfluo notare come la prima parte del film sia più accattivante rispetto alla svolta centrale che imprime nel tormentato personaggio di Bobby una metamorfosi totalizzante quanto improbabile. Da sempre al cinema i personaggi dipinti al negativo funzionano meglio di quelli positivi in quanto più carismatici e polimorfi e quindi più interessanti, anche perché senza di loro non accadrebbe nulla e le storie sarebbero tutte uguali, uniformemente piatte e noiose. I recentissimi Eastern Promises (Cronenberg) Sweeney Todd (Tim Burton) Non è un Paese per Vecchi (fratelli Coen) Il Petroliere (Paul Thomas Anderson) paiono confermare ulteriormente come da sempre il motore degli eventi sia il male con i suoi personaggi tentacolari e pericolosi.

Non a caso Phoenix e Mendes regalano le sequenze migliori nell’incipit in discoteca piuttosto che nell’involuzione tragica assunta dal plot nella parte conclusiva. La famiglia di veterani della polizia finisce per inglobare Bobby il ribelle, che si adatta alla fissità granitica dei propri consanguinei in uno sviluppo tutto sommato prevedibile e a tratti intriso di retorica.

La pellicola di James Gray – anche autore della sceneggiatura – rientra nella fitta casistica dei thriller decorosi serviti in una confezione pregiata e abbagliante che distrae da contenuti spesso banali e contaminati da luoghi comuni, facendo ottima mostra di sé in uno stile multiforme intriso di elementi tipici di altri registi. Atmosfere notturne alla Michael Mann avvolgono pigramente sviluppi narrativi degni del pathos e dei repentini cambi di registro di Martin Scorsese, con un occhio di riguardo al crudo realismo con cui Ridley Scott magistralmente descrive gli ambienti malavitosi in American Gangster e senza ignorare lo stile dell’ultimo Cronenberg di Eastern Promises, nella definizione delle famiglie mafiose celate dietro le false lusinghe di banchetti luculliani e di atteggiamenti fintamente paternalistici.

©® Annalisa
Lunedì 17 marzo 2008
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