SOGNI E DELITTI
(USA/UK, 2007)
di Woody Allen
Ewan McGregor
Colin Farrell
Hayley Atwell
Tom Wilkinson
John Benfield
Clare Higgins
Philip Davis
Ian
Terry
Angela Stark
Zio Howard
Padre di Ian/Terry
Madre di Ian/Terry
Vittima Martin Burns


Il Vascello Della Morte Nera

Dopo i delitti impuniti di Match Point con relativa parodia in falsetto dai toni di commedia minimale in Scoop, Zio Woody completa la trilogia londinese con un dramma le cui tinte fosche sono accentuate e valorizzate dalle sfumature cupe della fotografia di Vilmos Zsigmond, confezionando una storia tragica fin dal titolo originale, che evoca lugubri presagi di una Cassandra addormentata. Nella solida sceneggiatura rivive il mito greco della tragedia annunciata e prende corpo l’ennesima variante cinematografica del confronto tra fratelli dal sapore quasi biblico. Ambientata in una Londra anonima, riconoscibile in tutto il suo splendore solo in una sequenza, la storia si dipana lungo siparietti consecutivi che della commedia hanno solamente l’apparenza ingannatrice. Due fratelli di estrazione proletaria trascinano per inerzia le loro grigie esistenze sognando la svolta che cambierà per sempre le loro vite.

Ian (Ewan McGregor, superbo come sempre) è un tombeur de femmes dalla cinica freddezza distaccata, le cui manie di grandezza stridono con i modesti incassi del ristorante di famiglia presso cui lavora con scarso entusiasmo, mentre aderiscono perfettamente alla maschera di sfrontata agiatezza che esibisce in pubblico nell’illusione di migliorare se stesso; Terry (un Colin Farrell che torna a sorprendere piacevolmente dopo l’ottima performance in Miami Vice di Mann) è un meccanico schiavo del gioco d’azzardo, che – malgrado sia sommerso da debiti sempre più gravosi - tenta di offrire una sistemazione decorosa all’amatissima compagna. Il primo ha in germe l’essenza del moderno parvenu, pensa e agisce in grande, privilegia la facciata alla sostanza e si atteggia a riuscito businessman con un’aria di cinico distacco, indossando una maschera di finta freddezza anche dinanzi a se stesso, per lasciarla cadere in un impeto di sincero e disperato ravvedimento finale; il secondo è vulnerabile, totalmente indifeso ed esposto ai pericoli, tuttavia dotato di sensibilità emotiva, di sentimenti, di un substrato etico che lo differenzia totalmente dal fratello. Proprio il senso di rimorso che sfocia in un violento e incontrollabile rigurgito di coscienza è il cardine su cui poggia la svolta irreversibile e totalizzante: travolto dagli eventi, Terry soccombe sotto il peso della colpa e trascina con sé Ian nel tragico epilogo.

Pomo della discordia e artefice del delitto di cui si macchiano materialmente entrambi i fratelli è il facoltoso zio William (il grande Tom Wilkinson, reduce dall’ottima prova in Michael Clayton accanto a George Clooney) che - a guisa di moderno Satana tentatore sotto l’albero del male - propone ai nipoti di eliminare lo scomodo testimone delle sue lucrose ma illecite attività, promettendo loro in cambio quelle grandi somme di denaro cui entrambi da sempre aspirano: Terry per estinguere i debiti di gioco e garantire alla compagna uno stile di vita più che dignitoso; Ian per coronare i suoi sogni ambiziosi facendo colpo sulla nuova fiamma Angela, una giovane attrice emergente conosciuta per puro caso – evento fortuito inserito come tessera marginale in un puzzle concepito quale ideale appendice all’analisi a microscopio della casualità in Match Point.

Zio Woody intesse un impianto sapiente di incontri, scambi, incroci in una struttura solo in apparenza dotata di una leggerezza da commedia umana, disseminando con arguzia frasi sibilline che preconizzano tragici eventi in sottili ma palpabili sfumature: «La sola nave che attracca con certezza è quella dalle vele nere» - sentenzia il padre dei fratelli, alludendo alla barca che i due figli acquistano nella sequenza di apertura, portatrice sana di incombenti sventure (nonché veliero funebre che riprende l’archetipo iniziale di Scoop ); «Quel ragazzo ha un futuro» - esclama entusiasta il padre di Angela, conquistato dalle attenzioni e dalle promesse di Ian; «Alla vita!» - brinda l’allegra e inconsapevole vittima, imbattutasi ancora per puro caso nei suoi due aguzzini all’interno di un pub.

Il senso comico di zio Woody si trasfigura in ironia beffarda che dissacra imminenti tragedie, il culto a volte esasperato per la battuta compie una metamorfosi cosciente verso venature macabre. Per quanto modesto e poco incisivo, se paragonato a indimenticabili svolte filmiche del Woody Allen “storico” o allo stesso Match Point - studio dell’influsso esercitato dalla casualità sugli umani eventi, ben strutturato in un plot avvincente – il risultato è quantomeno godibile e pregevole, malgrado poggi quasi interamente sulle splendide performance dei due attori protagonisti.

Nell’arco della trilogia londinese copyright Woody Allen – più che un timido e impacciato approccio alle modalità filmiche del thriller - si ravvisa uno studio mirato delle motivazioni che spingono al delitto e un’analisi approfondita delle conseguenze in un serrato rapporto causa-effetto: mentre in Match Point l’omicidio e le bugie del protagonista restano impuniti, in Scoop l’assassino viene smascherato dalla stessa vittima; Cassandra’s Dream racconta ancora di un delitto potenzialmente impunito che degenera in un castigo annegato nel sangue degli stessi colpevoli. Ma in tutti e tre i casi, motori dell’omicidio sono l’ambizione, l’avidità, la spasmodica e irrinunciabile brama di conquista di uno status sociale.

©® Annalisa
Lunedì 18 Febbraio 2008
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