IL PETROLIERE
(U.S.A. 2007)
di Paul Thomas Anderson
Daniel Day-Lewis
Paul Dano
Dillon Freasier
Ciarán Hinds
Kevin J. O’Connor
Sydney McCallister
David Willis
Hans Howes
Daniel Plainview
Paul/Eli Sunday
Figlio di Daniel
Fletcher Hamilton
Henry Brands
Mary Sunday
Abel Sunday
Bandy


L’oro nel sangue

Un uomo scava ostinato in profonde cavità, fondendosi in un unico groviglio melmoso con la terra aspra e ostile dentro cui sprofonda fino a ferirsi, alla ricerca di metalli preziosi che diano un senso ed una svolta alla sua esistenza. Ma invece dei metalli trova il petrolio quasi per caso. Si mescola con l’oscura melma mefitica apportatrice di benessere e di progresso, ma anche di avidità, brama di conquista e sete di potere. Da quel preciso istante l’oro nero gli entra nel sangue: ne porta sempre i segni addosso, fisicamente e psicologicamente, lanciandosi in una frenetica corsa per accaparrarsi terreni sempre nuovi da sfruttare.

Su questa emblematica sequenza si apre il lungometraggio del regista di Magnolia, che si cimenta in una storia epica ad ampio respiro, strutturata in un registro western in cui la macchina da presa spazia in campi lunghi che fotografano brulle distese californiane, mettendo a fuoco con dinamiche brusche ed essenziali la personalità dei singoli personaggi posti a confronto l’uno contro l’altro.

Il racconto si snoda rapido e inarrestabile come un fiume in piena nell’arco del trentennio a cavallo tra fine Ottocento e primi del Novecento, evidenziando la travagliata transizione nell’era industriale attraverso i primi rilevamenti petroliferi della Storia.

Uno straordinario Daniel Day Lewis riconferma tutto il suo innato talento interpretativo al servizio di un personaggio completo e multiforme, dotato di acume freddo e calcolatore ma anche scosso da repentini e violenti scatti d’orgoglio, incapace di genuini slanci d’affetto, istintivamente portato al male ma al contempo nemico giurato di falsità e inganni e pronto a smascherarli per il proprio tornaconto. Con enorme perizia tecnica e stilistica, Paul Thomas Anderson focalizza la graduale metamorfosi del personaggio, che da atteggiamenti fintamente paternalistici e solidali - mirati ad accattivarsi fiducia, stima e rispetto degli abitanti delle terre trivellate – trasmigra in territori di aberrante crudeltà, pervaso gradatamente ma inesorabilmente da un cieco furore distruttivo, risucchiato nei cupi abissi della follia così come inizialmente sprofondava in quelli terrestri alla ricerca di denaro, fama e potere. Il progresso descritto dal regista assume pertanto accezioni e sfumature negative, mentre l’umanità viene tratteggiata in cupe tonalità pessimistiche. Agli albori del ‘900 in un’epopea tutta americana due sono le forze contrapposte che segneranno il Secolo, entrambe distruttive e destinate ad annientarsi a vicenda nel sangue - come profetizza il secco monito del titolo originale - l’Evangelismo e il Capitalismo. Anderson incarna le opposte fazioni nelle figure del petroliere Daniel Plainview e del giovane sacerdote del villaggio Eli Sunday, entrambi disposti a ricorrere a qualsiasi subdolo espediente per assicurarsi uno status sociale che conferisca loro potere e autorità. In particolare il regista insiste sulla melliflua falsità del sacerdote che manipola le masse con l’inganno facendo leva su bigotte ingenuità suggestionabili, spietato artefice di un conflitto all’ultimo sangue con il pericoloso antagonista laico con cui non esita alla bisogna a scendere a patti, pronto a rinnegare la propria fede. Mentre il petroliere esercita la forza bruta per regolare i conti in sospeso, il prete si serve di un ascendente più etereo ma non per questo meno sinistro.

Daniel Plainview ha un figlio affezionato che lo venera - un giovanissimo e talentuoso Dillon Freasier con lineamenti anglosassoni che rimandano al protagonista de Il Tamburo Di Latta (1979) di Volker Schlöndorff - e un presunto fratello che lo tiene in palmo di mano, ma i suoi reali consanguinei sono i pozzi petroliferi: qualsiasi ostacolo si frapponga tra lui e questi ultimi viene spazzato via senza esitazioni o nei casi estremi annegato nel sangue. Ogni promessa è debito: anche quella del titolo.

Nelle nuove frontiere del western contemporaneo anche quest’opera sontuosissima e ambiziosa si scava a buon diritto una nicchia indelebile nell’immaginario cinefilo collettivo.

©® Annalisa
Giovedì 28 Febbraio 2008
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