30 GIORNI DI BUIO
(U.S.A. 2007)
di David Slade
Josh Hartnett
Melissa George
Danny Huston
Ben Foster
Mark Boone Junior
Mark Rendall
Amber Sainsbury
Manu Bennett
Megan Franich
Joel Tobeck
Sceriffo Eben Oleson
Stella Oleson
Marlow
Lo Straniero
Beau Brower
Jake Oleson
Denise
Deputato Billy Kitka
Vampira Iris
Doug Hertz


Bloody Ice

Una piccola macchia nera si muove lenta sullo sfondo di rilucente candore delle distese innevate, fino a quando chiazze rosso sangue ne contaminano la luminosa purezza. La sequenza introduttiva si spalanca sullo scenario tetro di Barrow, cittadina sperduta all’estremo nord dell’Alaska (riprodotto in Nuova Zelanda) la cui sparuta popolazione è condannata ogni inverno ad essere inghiottita in trenta giorni consecutivi di buio, isolata da qualsiasi forma di comunicazione e dal resto del mondo. I pochi cittadini rimasti a presidiare la città – tra cui lo sceriffo Eben Oleson con relativa ex moglie, controllore tecnico delle attrezzature, intrappolata in città suo malgrado per aver perso l’ultimo aereo nell’ultimo giorno di luce – vengono assaliti da una famelica orda di vampiri assetati di sangue, giunti con una nave che si arena tra i ghiacci, preceduti e annunciati da un inquietante e minaccioso straniero (il solito Ben Foster, ormai specializzato nei ruoli di vilain borderline psicopatico). Il presidio si trasforma in coraggiosa resistenza mano a mano che la popolazione viene brutalmente decimata e in molti casi contagiata, trasformata a sua volta in orripilanti “non-morti”, fino al prevedibile scontro finale in cui tuttavia lo sceriffo mette coraggiosamente in atto un espediente tutt’altro che scontato.

Reduce dai disastri del debole e irrisolto Boogeyman, che di agghiacciante aveva soprattutto la sceneggiatura, Sam Raimi ricompare nelle vesti di produttore, affida la regia all’esordiente David Slade - formatosi nel mondo dei videoclip e recentemente emerso al Sundance Film Festival con Hard Candy, inedito in Italia - prendendo spunto dall’originalità del racconto a fumetti illustrato da Ben Templesmith e scritto da Steve Niles, cui Raimi ha commissionato l’adattamento della sceneggiatura.

Senza avvalersi di sofisticati effetti digitali ma puntando essenzialmente al trucco per delineare volti ed espressioni dei vampiri - resi più efferati che mai da pupille dilatate in occhi obliqui da roditori - David Slade riproduce in crudi stilemi realistici le atmosfere dark della graphic novel da cui è tratta la pellicola, arricchendola di significati e di rimandi alle fobie tutte americane post-11 Settembre, trasposte in modo intelligente e funzionale alla storia.

I riferimenti al terrorismo s’innestano nelle battute scarne ma efficaci pronunciate dal gruppo di vampiri, che pare atteggiarsi a più riprese a band musicale dalla vaga impronta underground che si esprime in un linguaggio proprio dai toni gutturali: «Non c’è speranza: solo paura e dolore!» - così Marlow, feroce leader dei non-morti (un bravissimo Danny Huston) intima alle sue vittime terrorizzate e senza scampo; «Chi s’imbatte in una forza che non può distruggere finisce per distruggere se stesso» - declama Marlow in una sorta di tetro monologo dai richiami shakespeariani letti al contrario; «Abbiamo impiegato decenni per far credere alla gente che eravamo solo un brutto sogno» esclama rivolto ai suoi simili; «Credono in tante cose» sussurra minaccioso, facendo riferimento agli assediati nascosti in rifugi improvvisati, ripiegati su se stessi e sul proprio intimo terrore ancestrale (delineato in pochi lividi tratti dall’intero cast); «Tu capisci, vero? Ciò che si può rompere deve essere rotto» sibila Marlow implacabile alla compagna Iris bruciata dalla luce del generatore di emergenza, immediatamente disattivato dall’orda famelica.

Il sogno americano infranto per sempre viene evocato anche nelle vibranti parole dello sceriffo Eben Oleson (un Josh Hartnett che non brilla certo per espressività, ampiamente controbilanciato dalla collega Melissa George negli scomodi panni della ex-moglie Stella): «Nessuno deve distruggere ciò che ama! Se hai una famiglia non puoi farle del male» urla Eben in tutta la sua angoscia per una tragedia scaturita dalla disperazione e dal terrore. La macchina da presa di Ben Slade indugia sui volti tesi dei protagonisti con zoomate fulminee in primissimo piano, per poi distanziarsi altrettanto rapidamente in campi medi e lunghi per riprendere i feroci attacchi dei vampiri.

Chi non soccombe alla furia incontrollata dell’orda assassina ne viene a sua volta contagiato, sfociando in sequenze tra le più agghiaccianti per il genere horror, filmate con rapide sovrapposizioni della stessa immagine in movimento attraverso ripetute dissolvenze incrociate, come nella migliore tradizione dei videoclip.

Il contagio simboleggia la rapida e inarrestabile diffusione del morbo terrorista, per combattere il quale spesso si è costretti a diventare come il nemico per riuscire a fronteggiarlo e a penetrarne la psicologia distorta.

©® Annalisa
Lunedì 18 Febbraio 2008
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