AMERICAN GANGSTER
(U.S.A. 2007)
di Ridley Scott
Denzel Washington
Russell Crowe
Chiwetel Ejiofor
Josh Brolin
Lymari Nadal
Carla Gugino
Cuba Gooding Jr.
Ruby Dee
John Hawkes
Frank Lucas
Detective Richie Roberts
Huey Lucas
Detective Trupo
Eva
Laurie Roberts
Nicky Barnes
Mamma di Lucas
Detective Freddie Spearman


A ciascuno il suo

Ispirato alla vera storia di Frank Lucas - il boss nero della malavita che negli anni ’70 riuscì a monopolizzare il traffico di eroina nell’intero quartiere di Harlem, scalzando concorrenza e “leggi di mercato” - il nuovo film di Ridley Scott nasce da un articolo del mensile New York, che descriveva l’espediente adottato da Lucas per importare eroina purissima direttamente dal Vietnam servendosi delle basi militari americane e rivendendola poi a prezzi stracciati.

La regia fluida e tecnicamente perfetta accompagna e valorizza il racconto attraverso panoramiche calibrate e inserite al momento giusto, soggettive, montaggi alternati, carrellate frontali e un unico ralenti, quasi un fermo immagine sulla caparbia determinazione di Frank Lucas seguito dal suo staff. La fotografia ripete il miracolo di Blade Runner con effetti chiaroscurali, nebulosi in controluce che evidenziano volti, situazioni, svolte narrative.

La sequenza introduttiva si apre sulla scomparsa del boss dei boss, presso cui Lucas lavorava come autista e da cui aveva attinto tutti i “segreti del mestiere”. Il boss supremo muore dopo aver esternato a Lucas tutta la sua perplessità e il suo disagio di fronte all’incalzante progresso tecnologico che si concretizza nelle grandi catene di supermercati, parte ormai integrante di una società che soffoca il servizio personalizzato. Il vecchio boss rappresenta la figura di imperatore in declino che avverte il passaggio brusco e irreversibile in un’epoca a lui ostile e che se ne va quasi in punta di piedi. Lucas avverte immediatamente di non essere ben accetto nella cerchia dei malavitosi suoi concorrenti e intuisce che la sua sopravvivenza è legata ad un escamotage ardito quanto pericoloso: importare negli States eroina purissima direttamente dalla fonte in Vietnam tramite i suoi contatti tra i militari americani, per poi rivenderla sul mercato a prezzi irrisori rispetto alla concorrenza. Lucas riesce in tal modo a controllare il traffico di stupefacenti scalzando l’egemonia della mafia italiana, creandosi nemici anche quando ripete il caratteristico refrain: “Sei Un Amico” e costruendo un lussuoso impero sulla pelle di eroinomani senza via d’uscita.

Il personaggio Lucas – sfaccettato, polimorfo, pertanto più magnetico del suo contraltare onesto - viene tratteggiato nelle vesti eleganti di mafioso dal senso etico, dotato di un suo personale e perverso codice morale che gli impone limiti ben tracciati da non oltrepassare mai. Frank Lucas è legato alla propria immensa famiglia da radici profonde e inestirpabili. Frank Lucas è calmo e controllato anche durante le sue feroci esplosioni di violenza, rese magistralmente da un Denzel Washington in stato di grazia.

Parallelamente si dipana la grigia esistenza solitaria di Richie Roberts (reso in tonalità malinconiche ma determinate da un ormai immenso Russell Crowe) emarginato dai suoi stessi colleghi corrotti dopo aver restituito una grossa somma di denaro sporco in banconote non segnate. Il procuratore distrettuale lo ingaggia per formare una squadra investigativa al di sopra di ogni sospetto con l’obiettivo di smantellare le cosche mafiose dei vari quartieri e di mettere fine alla corruzione dilagante. Con silente e laboriosa caparbietà, Roberts indaga seguendo piste composite e concatenate, risalendo infine allo spietato boss di colore e consegnandolo nelle mani della giustizia, quella vera e un tantino idealistica che ha trasformato nel proprio inconfondibile marchio di fabbrica.

Lo scontro di titani avviene come da copione, mettendo in luce l’intera gamma di sfumature che conduce entrambi gli antagonisti alla stima e al rispetto reciproci e approda ad una collaborazione costruttiva nella caccia ai poliziotti corrotti di ogni distretto.

Al di là della perfezione tecnica del girato e dell’impegno di Scott (più che mai umanistico) nel trasporre sugli schermi una storia dai riscontri ben documentati in tutta la sua pregnanza cruda e realistica, lacuna evidente della pellicola è la pressoché totale assenza di suspense, la mancanza di quel mordente in escalation che potesse ascrivere il lavoro di Scott nell'ormai ristretta rosa dei thriller degni di questo nome. Attraverso eloquenti montaggi alternati, il regista inglese ha preferito impostare il racconto filmico sulla costante contrapposizione tra indole, abitudini e stile di vita dei due personaggi antagonisti, costruendovi attorno una sorta di documentario-denuncia sulla malavita organizzata e sulla corruzione che ha comunque valenza universale e travalica il legame col periodo a cavallo tra gli anni '60 e '70 in cui è ambientata la storia.
L'uso frequente della macchina a mano e della steadycam negli svariati inseguimenti testimonia la propensione verso tale struttura filmica.

A ben guardare, i due antagonisti sono dotati di speculare simmetria nelle opposte inclinazioni: entrambi fondano la propria esistenza sulla fedeltà a valori assoluti, entrambi sono spregiudicati e idealisti nel perseguire i propri obiettivi, entrambi credono fermamente in ciò che fanno.
Le loro azioni sono improntate ad una sorta di genialità, quella di Lucas sviluppata nell’ottica criminale e posta al servizio della malavita, quella di Roberts onesta, trasparente, immolata al senso di equità, giustizia e fedeltà a se stessi ed ai propri principî.

La macchina a mano di Ridley Scott - caparbia come i personaggi-cardine della storia - s'insinua nei bassifondi sventrati delle case popolari scoperchiando abissi di cupa miseria e disperata auto-distruzione, per poi risalire negli ambienti eleganti e raffinati della variegata (dis)umanità criminale, zoomando infine sul desolato squallore in cui l'agente onesto trascina la sua vita privata ormai alla deriva.

Scott imprime alla pellicola un tratto circolare nel momento in cui trasferisce sul volto di Lucas la stessa disorientata perplessità che tormentava il boss dei boss nella sequenza di apertura: epoche, scenari sociali e personaggi diversi si avvicendano nel corso del tempo, ma il progresso non si ferma.

©® Annalisa
Giovedì 24 Gennaio 2008
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