L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA
(U.S.A. 2007)
di Mike Newell
Javier Bardem
Giovanna Mezzogiorno
Benjamin Bratt
Fernanda Montenegro
John Leguizamo
Catalina Sandino Moreno
Hector Elizondo
Liev Schreiber
Fiorentino Ariza
Fermina Daza in Urbino
Dott. Juvenal Urbino
Tránsito Ariza
Lorenzo Daza
Hildebranda
Zio Don Leo
Lotario Thugut


Love is stronger than Pride

I titoli di testa floreali e colorati si aprono su di un doloroso antefatto, chiave di volta per introdurre la passione amorosa ostinata e incrollabile di Fiorentino Ariza, modesto telegrafista, per Fermina, la più bella donna della Colombia fine ‘800.

Ma le umili origini dell'infuocato corteggiatore sono osteggiate dal padre di Fermina, rozzo e violento parvenu che sogna per la figlia un avvenire dorato tra le braccia di un uomo facoltoso che le assicuri quel prestigio sociale a lui sempre negato.
L'occasione non tarda a presentarsi sotto le accattivanti spoglie del medico Juvenal Urbino, che visita Fermina per un sospetto di colera e se ne innamora, portandola all'altare con la benedizione del padre e sotto lo sguardo lacerato ma per nulla rassegnato di Fiorentino. Dopo anni di atroci sofferenze del cuore, la madre Tránsito Ariza - disperata e impotente dinanzi alla folle ostinazione amorosa del figlio che giorno dopo giorno getta alle ortiche la propria vita - tenta di offrirgli una chance che lo allontani dagli incubi e gli permetta di trovare la propria strada.
Durante il viaggio che lo porterà verso una nuova vita, Fiorentino scopre quasi per caso il piacere sessuale e capisce che quello solamente potrà essere l'antidoto al suo male inguaribile, che la madre continua a confondere con il colera.

Mentre l'epidemia incalza, decimando migliaia di uomini e donne, Fiorentino - che ne è come immune - inanella una relazione dietro l'altra, annotando scrupolosamente sul proprio diario nomi e situazioni.
Quando l'ormai anziana madre viene consumata da una malattia degenerativa, Fiorentino decide di dare una svolta alla propria esistenza e apre la mente a prospettive nuove. Con l'aiuto dello zio Don Leo, che aveva mantenuto lui e la madre dopo l'abbandono del fratello, Fiorentino trova una sua dimensione - anche se più umana che professionale - proprio nella compagnia fluviale di Don Leo e intraprende una scalata sociale che lo porterà tra le braccia di nuove amanti appassionate.
Ma il suo cuore un po' bambino, immenso e avido di amore, cuore che «ha più camere di un bordello» resta fedele alla sola donna che gli ha segnato la vita: Fermina, che nel frattempo ha avuto figli da un marito attento e premuroso eppure succube della madre e incline al tradimento.

Realizzando uno splendido adattamento dall'omonimo romanzo di Gabriel García Márquez, il collaudato sceneggiatore Ronald Harwood ( Il Pianista di Roman Polanski) traspone sugli schermi - sotto la guida attenta e precisa del grande regista Mike Newell ( Mona Lisa Smile, Harry Potter e il Calice Di Fuoco) - « un Romeo e Giulietta con l'aggiunta del terzo atto» - come lo stesso sceneggiatore definisce il romanzo da cui il film è tratto.
Ed è proprio la terza età (malgrado il makeup scadente) a restituire vigore ad una passione mai sopita né dimenticata, proprio perché annidata tra le pieghe più nascoste del desiderio.
Javier Bardem tratteggia in sfumature delicate il personaggio di Fiorentino Ariza, semplice e complesso allo stesso tempo, sviluppando un'introspezione psicologica nella mente turbata ma ferma di un amante sincero, appassionato, disinteressato, come non ne esistono (quasi) più: il portamento chino in avanti indica la tendenza a piegarsi sotto il peso degli eventi contrari senza mai spezzarsi. Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Fermina dispiega tutta l'intensità di cui è capace, intessendo un personaggio dominato dagli eventi ma dotato di una tenacia inflessibile che si oppone a quella di Fiorentino.

Entrambi sono fragili e vulnerabili, ma anche armati di determinazione e forza d'animo fuori dal comune. Fiorentino e Fermina sono come due facce di una stessa medaglia, due opposte metà di una mela, due poli negativi che sovvertono le leggi della fisica attraendosi in segreto, attraverso rapidi sguardi fugaci scambiati in un incontro casuale tra i banchi del mercato o nei convenevoli vuoti e superficiali di una cerimonia.

Il terzo incomodo, il medico fascinoso, colto e intelligente Juvenal Urbino, è al contrario un vile del tutto conscio delle proprie fragilità, che tuttavia - anche in virtù del suo prestigioso status sociale - riesce a convogliare le proprie debolezze in un'autorevolezza di facciata.

Attorno ai tre personaggi-cardine del racconto ruotano comprimari comunque importanti nella dinamica delle svolte narrative: in alcuni casi bonariamente inteneriti dall'ostinata folle cieca passione amorosa di Fiorentino - come l'affettuosa madre Tránsito, lo zio Don Leo e l'amico Lotario; in altri casi ostili e ribelli, come il padre di Fermina o le amanti ferite di Fiorentino.

Il fiume lungo cui naviga il battello della compagnia di Don Leo simboleggia lo scorrere calmo ma inesorabile della vita, piena di attese palpitanti e sorprese inaspettate, vita spesso ingrata e crudele perché ci sbatte in faccia una realtà che non vogliamo accettare, ma che poi alla fine ci restituisce il maltolto, così come le acque del fiume riportano sabbia e sassi sfociando nel mare d'infinite potenzialità.

Il romanzo di Gabriel García Márquez - così come la pregevole trasposizione cinematografica firmata Mike Newell - è un potente inno alla vita, all'amore che - malgrado a volte ci consumi come una malattia - vale comunque la pena provare con tutta l'intensità di cui si è capaci, magari sospinti dal vento della speranza o del folle idealismo o animati dalla cieca e sorda ambizione sociale, oppure baciati dal semplice spontaneo incontro di due sguardi, di due anime, di due opposti destini.

©® Annalisa
Martedì 25 Dicembre 2007
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