LA PROMESSA DELL’ASSASSINO
(UK/Canada/U.S.A. 2007)
di David Cronenberg
Viggo Mortensen
Naomi Watts
Vincent Cassel
Armin Müller-Stahl
Sinéad Cusack
Jerzy Skolimowski
Sarah-Jeanne Labrosse
Mina E. Mina
Josef Altin
Nikolai Luzhin
Anna Khitrova
Kirill
Semyon
Helen
Stepan
Tatiana
Azim
Ekrem


Il Destino Tatuato Sulla Pelle

Promesse annunciate ma mai mantenute. Tradimenti subdoli e nascosti. Gerarchie miopi e impenetrabili. Maschere che sottendono anime tormentate, fragili, indifese.

Con Eastern Promises, David Cronenberg suggella il dittico sulla violenza in ambito famigliare iniziato nel 2005 con A History Of Violence, firmando anche in questo caso un lavoro teso, crudo, essenziale. Uno di quei film che ti penetrano nella mente prima ancora di bucarti il cuore.
Tutti i profili psicologici dei vari personaggi sono approfonditi e resi in modo realistico, credibile, verosimile. Da annali del cinema l’interpretazione di Armin Müller-Stahl nel difficile ruolo di Semyon, crudele Re della mafia russa che si mostra al mondo dietro la facciata apparentemente innocua e rispettabile del gestore di un ristorante di lusso nel cuore della Londra che conta, sebbene lontana dai fasti da cartolina. Müller-Stahl disegna in pochi lividi tratti un personaggio dalla seducente ambiguità, che - dietro la patina di finta e cortese affabilità da cerimoniere - nasconde freddezza e crudeltà efferate. Müller-Stahl non è nuovo a ruoli tanto complessi e sfaccettati: per questa parte riprende stilemi recitativi non soltanto dal recente Shine di Scott Hicks, in cui interpretava con duttile e consumata perizia l’inflessibile padre oppressivo di David Helfgott, ma attinge anche al più lontano e forse meno ricordato Music Box di Costa-Gavras (1989) ove vestiva gli scomodi e controversi panni di un altro padre, in quel caso ex criminale di guerra.

All’ombra dello spietato boss – privo delle sfumature paternalistiche volute da Scorsese per il ‘suo’ capo mafioso Frank Costello alias Jack Nicholson in The Departed – si muovono rapidi e implacabili tutti i comprimari a guisa di pedine ben manovrate, che a tratti deragliano dai binari come schegge impazzite oppure con la calma serafica e imperturbabile di chi è senza radici e sa di non avere nulla da perdere. Proprio come Nikolai Luzhin, l’autista apparentemente dimesso - interpretato da Viggo Mortensen con toni minimali perfetti per il ruolo – infiltrato dietro le quinte del potente clan nonché braccio destro di Kirill, figlio debosciato del boss che lo incarica puntualmente di «fare le pulizie e di rimettere le cose a posto, se necessario». Un finto anonimo dotato di nervi d’acciaio e intelligenza cristallina, ma anche di malcelata umanità, che inaspettatamente s’imbatte in una ragazza determinata, onesta e sincera, l’ostetrica Anna Khitrova a sua volta di origini slave, intenta a ricostruire la fragile vita bruciata di Tatiana, una quattordicenne avviata alla prostituzione e deceduta in ospedale dinanzi ai suoi occhi partorendo una bambina in seguito ad uno stupro.

Leggendo i concitati e frenetici appunti impressi da Tatiana sul proprio diario, raccolta di confessioni acerbe eppure già disperate di una vita ai margini, la timida ma volitiva Anna – ben interpretata da Naomi Watts, reduce dai fasti un tantino barocchi e ridondanti di King Kong versione Peter Jackson – ripercorre le flebili tracce della giovane esistenza di Tatiana, intrisa degli entusiasmi e delle speranze della sua età, destinate a infrangersi contro lo scoglio duro e implacabile di una discesa agli inferi senza ritorno.

Il diario diviene immediatamente prova scomoda e pericolosa per il temibile boss Semyon e per suo figlio Kirill (un Vincent Cassel da Oscar) pertanto Semyon incarica direttamente Nikolai di eliminare ogni prova dell’efferato crimine, risucchiandolo in un vortice di violenza inarrestabile che finirà per ritorcersi contro il Re stesso.

La regia superba, sicura, asciutta, scarna ma efficace punta diritta all’obiettivo come una spallata o un montante sinistro di Nikolai che lotta disarmato di fronte ai coltelli aguzzi di due sicari sguinzagliati a tradimento contro di lui in un bagno turco.

In Eastern Promises ogni cosa è diversa da come appare: tutti nascondono una seconda natura pronta ad affiorare ed esplodere, latente ma inesorabile come la carica di violenza insita in ciascun essere umano, potenziale che Cronenberg ha scandagliato (a volte in maniera discutibile) nell’arco di tutta la sua carriera.

Estraneo a facili moralismi o a giudizi perentori, il regista canadese redige un nuovo accurato studio sulla violenza e sulle sue composite metamorfosi, scoprendo nevrosi malcelate e impulsi sadici in una giostra degli orrori che mostra verità annidate ben oltre l’apparenza. E coglie l’obiettivo primario senza per questo trascurare linearità del racconto, introspezione psicologica dei personaggi, realismo delle svolte filmiche.

Cronenberg ci pone di fronte alla realtà in un monito secco e sincero che spalanca anche gli occhi più serrati e apre le menti più retrive, dimostrando che spesso la violenza si manifesta sotto forma di aggressività per nascondere fragilità emotive e profonde lacerazioni implose su se stesse, come nel caso del tormentato personaggio di Kirill, cresciuto in un ambiente ostile e perverso e destinato a perdersi nei meandri della propria vulnerabilità, la stessa che gli permetterà tuttavia di riscattarsi dal mondo in cui è prigioniero inconsapevole e schiavo illuso di comandare.
In altri frangenti questa tensione violenta si concretizza in una furia cieca e crudele senza remissione, ancor più spaventosa perché compassata e insospettabile, difficile da percepire perché annidata nelle pieghe di una convincente rispettabilità: la ferocia che imprime un marchio indelebile nella noncurante indifferenza di un despota che raggela il sangue.
Poi il potenziale distruttivo può anche convogliarsi in una calma serafica che maschera perfettamente identità nascoste, pronte a riaffiorare dalle nebbie del passato ma anche in insperate emozioni regalate dal presente, celate e al contempo mostrate sottopelle attraverso l’evidenza dei messaggi in codice di tatuaggi multiformi, che svelano i segreti quasi come un diario dimenticato.

©® Annalisa
Martedì 18 Dicembre 2007
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