IL NASCONDIGLIO
(Italia/U.S.A. 2007)
di Pupi Avati
Laura Morante
Rita Tushingham
Treat Williams
Burt Young
Yvonne Sciò
Peter Soderberg
Giovanni Lombardo Radice
Angela Pagano
Sydne Rome
Protagonista senza nome
Paula Hardyn
Padre Amy
Müller
Ella Murray
Las Shields
Vincent
Liuba
Mrs. Wittenmeyer


Magic Horror Moments

A distanza di trentun anni dal capolavoro ambientato nella brumosa Pianura Padana, La Casa Dalle Finestre Che Ridono (1976), passando attraverso lavori interessanti benché forse meno riusciti, quali Zeder (1983) e L'Arcano Incantatore (1996), Pupi Avati torna a dirigere un thriller gotico con singolare ambientazione americana, per la precisione a Davenport nello Stato dello Iowa.

Appena dimessa da una clinica psichiatrica ove è guarita dai sintomi di una devastante malattia mentale che le insinuava nella mente voci inquietanti e sconosciute, una quarantenne italiana residente negli Stati Uniti tenta la carta della rivincita affittando una villa monumentale di campagna per ricavarne un ristorante italiano.

Ma l'affitto troppo basso cela terribili segreti, resi insondabili e inaccessibili dalla comunità del posto solo in apparenza cordiale e disponibile, foriera di minacce e di atroci ricatti. Segreti di cui la giovane donna dalla personalità al contempo fragile e volitiva non viene informata e che riaffiorano all'interno del maniero, che assume ben presto connotati tetri e sinistri, diviene brulicante di voci disarticolate attraverso cunicoli murati, voci percepite da una donna che crede di ricadere nell'incubo della pazzia.

Quel mistero impenetrabile la spaventa e insieme l'attrae, spingendola a portare avanti le ricerche fino ad un epilogo inquietante e sospeso, terribile e volutamente irrisolto, in cui la donna deve misurarsi con i fantasmi del passato. Finale in puro stile avatiano, che rimanda ancora al capolavoro del 1976.

La regia collaudata e sicura di Avati padroneggia un intreccio accattivante fin dalle sequenze d'apertura sull'antefatto che si schiude agli immediati sviluppi narrativi dei giorni nostri, calibrando la suspense nei giusti tempi e regalando momenti di alta tensione e di grande cinema.

La performance di Laura Morante è finalmente misurata, sottotono, quasi come se il regista bolognese le avesse intimato di convertire i registri teatrali e sopra le righe della sua abituale recitazione in un impianto più spontaneo, naturale, in one word: cinematografico. Con la silente autorità che lo contraddistingue, Avati riesce a plasmare una Morante incredibilmente compassata ma non algida, che pronuncia le sue battute con voce flebile eppure fiera, riuscendo a calarsi totalmente nel personaggio.

Reduce da una prolifica produzione di commedie agresti, il regista bolognese rivisita l'abusato tema della casa casa infestata per trasformarlo con grande maestria in un thriller gotico di atmosfera, lontano anni luce dai recentissimi gore-splatter delle macellerie assortite copyright Rob Zombie, Eli Roth, Darren Lynn Bousman. E - per fortuna nostra e sua - lontano mille miglia anche dai vani tentativi di rivalsa del povero Dario Argento.

E Pupi ne va giustamente fiero: «Gli interni del set erano ambientati a Cinecittà, mentre gli esterni sono negli Stati Uniti, a Davenport. I tecnici italiani a Roma hanno fatto un lavoro sublime nell'integrazione dei due diversi set. Sono esperti straordinari ma poco valorizzati. Ormai li si usa solo per le TV: Cinecittà è ormai diventata Telecittà!» - dichiara nel corso di un'intervista.

Palpabile l'impegno del regista nell'affrontare senza schermi né filtri alcuni temi cruciali di forte impatto emotivo, sospinti da un vento di attualità per come vengono affrontati: la malattia mentale - materia ripresa, rimaneggiata e ampliata dalla recente commedia amara La Seconda Notte Di Nozze - inserita in maniera livida e disincantata nel quadro della mancata integrazione della protagonista in un Paese straniero in cui - dietro la facciata di apparente cordialità e gentilezza - tutti alla fine sono ostili e riescono senza difficoltà a minarne la credibilità facendola passare per pazza: dalla vicina importuna e invadente alla falsa bonarietà del reverendo, dalla dichiarata e sprezzante ostilità del ricco e potente bastardo di turno fino alla fredda e compassata efficienza di cancellieri, agenti e operatori.

Malgrado il finale sospeso, irrisolto e in ultima analisi deludente, clonato dalle finestre ridenti, nonostante alcune palesi incongruenze nell'intreccio, le cui tessere narrative stentano a combaciare tra loro, il lungometraggio di Avati entra a buon diritto nella rosa degli horror d'atmosfera che andrebbero considerati ben al di là di semplici cult movies.

©® Annalisa
Giovedì 22 Novembre 2007
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