GIORNI E NUVOLE
(Italia/Svizzera, 2007)
di Silvio Soldini
Margherita Buy
Antonio Albanese
Alba Rohrwacher
Fabio Troiano
Alberto Giusta
Arnaldo Ninchi
Elsa
Michele
Alice
Compagno di Alice
Ex socio di Michele
Padre di Michele


Alice e la Tempesta

Genova ha un volto e Silvio Soldini sembra essersene accorto con grande perspicacia, mettendone finalmente in luce tutta la livida bellezza attraverso inquadrature intense e mai da cartolina, anche grazie alla fotografia pulita e luminosa di Ramiro Civita.
Una Genova sofferta e sofferente, che assurge a simbolo vibrante di un disagio annunciato fin dai primissimi fotogrammi, ove piani sequenza a tratti interminabili guidano la sapiente macchina da presa di Soldini, che indugia sul volto teso ma euforico di Elsa – una sempre straordinaria Margherita Buy – intenta a coronare il sogno a lungo inseguito di una laurea in Storia dell’Arte. Dinanzi a lei siedono esaminatori che sono al contempo colleghi ed estimatori del suo meticoloso lavoro di restauro di affreschi antichi nel centro storico genovese. Alle spalle di Elsa fanno il tifo amici e familiari: la figlia ventenne Alice - un’emergente Alba Rohrwacher illuminata da impazienti sospensioni d’animo – la malinconica fissità dello sguardo del marito Michele, tratteggiato con delicatezza da un ottimo Antonio Albanese, sempre più a suo agio nei ruoli drammatici.
Ma nei cieli di giorni spensierati e felici, coronati dalla stabilità economica e dall’affiatamento dei coniugi, non tardano ad addensarsi nuvole nere minacciose di tempesta.
Come un fulmine a ciel sereno, Michele all’improvviso rivela alla moglie di essere senza lavoro da ben due mesi, escluso per incolmabili divergenze di vedute dai soci in affari della stessa azienda da lui creata anni addietro.

Soldini mette a fuoco con grande talento le reazioni differenziate dei singoli personaggi: dopo il trauma iniziale, le presenze femminili si rivelano le più forti perché pragmatiche e capaci di incassare il contraccolpo senza abbattersi. Elsa trova presto un ottimo impiego da segretaria di direzione, mentre la figlia Alice – ben lungi dal rifugiarsi in un infantile «paese delle meraviglie» – afferra le redini del locale del fidanzato, gestendolo assieme a lui con grande successo.
L’unico a restare fuori dai giochi è proprio Michele, che si ostina a rifiutare ogni offerta di lavoro, vuoi perché considera le proposte inadeguate alla sua prestigiosa qualifica di dirigente aziendale maturata con gli anni, vuoi perché fatica a mettersi in gioco alla sua età, permettendo alla depressione più profonda e improduttiva di farsi varco nel suo animo per impossessarsi di lui e del suo sentire.
Come in una perfetta reazione a catena, anche il rapporto apparentemente inossidabile tra i coniugi finisce per incrinarsi, esplodendo in repentine violente crisi di rabbia.


A dispetto del soggetto triste e deprimente, che genera una trama a tratti tediosa ed affossata in un ritmo troppo lento, dove nulla pare accadere e invece tutto accade, il lungometraggio si riscatta poggiando interamente sulla regia solidissima e ormai collaudata di un Silvio Soldini tornato agli splendori di Pane e Tulipani e viene impreziosito dall'ottima interpretazione dei due attori protagonisti, la cui recitazione misurata, mai caricata, mai sopra le righe, mai teatrale, conferisce ai personaggi toni spontanei, naturali, diretti.

La meravigliosa scena conclusiva si apre allo spiraglio di una speranza ritrovata nel raffronto speculare tra le miserie terrene e l’anelito ad una purezza tutta celeste.

©® Annalisa
Giovedì 8 Novembre 2007
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