LA TERZA MADRE
(Italia/U.S.A. 2007)
di Dario Argento
Asia Argento
Moran Atias
Coralina Cataldi-Tassoni
Jun Ichikawa
Udo Kier
Philippe Leroy
Robert Madison
Daria Nicolodi
Sarah Mandy
Mater Lachrymarum
Giselle
Strega Katerina
Padre Johannes
Alchimista
Agente Lissoni
Elsa Mandy


Rest In Pieces

Concepito come ideale conclusione della cruenta trilogia iniziata nel 1976 con Suspiria e proseguita nel 1979 con Inferno, La Terza Madre s'innesta nel patetico e irrisolto tentativo di Dario Argento di rinverdire i fasti dell'epoca d'oro in cui veniva acclamato a buon diritto quale indiscusso Maestro del Brivido. Anteprime della presunta ‘riscossa argentiana' fanno orrenda mostra di sé Pelts e Jennifer, due episodi da lui diretti in USA all'insegna del gore-splatter più ripugnante, prodotti per la serie televisiva Masters Of Horror e trasmessi di recente sui canali SKY.

Tra scenografie iper-barocche sullo sfondo di una Roma medievale e decadente, Argento pare auto-infliggersi il colpo di grazia con una sceneggiatura zoppicante per non dire assente, su cui risalta la recitazione improponibile di tutto il cast Asia compresa, complici le caratterizzazioni stereotipate al limite del grottesco che non riescono neppure a riscattarsi in un effetto auto-parodistico (più involontario che voluto), al pari della comicità che trasuda suo malgrado da ogni singolo fotogramma.

Quale triste epilogo dell'operazione, ci si arrende alla constatazione di un dato di fatto oggettivo: le incursioni horror-splatter - abusate e clonate al limite della farsa dai vari Tarantino/Roth/Zombie - appaiono ormai logore e superate, al punto che paradossalmente Argento non si salva neppure come pallido imitatore di se stesso. Solo gli arditi e ben calibrati movimenti di macchina restano il pallido riflesso argentato di un Dario che non esiste più.

Chi scrive torna a rimpiangere il registro poliziesco impresso dal regista romano alla sua ultima pellicola di valore, Il Cartaio. Con buona pace dei molteplici denigratori di detto lavoro, Argento era riuscito ad imboccare la strada della rinascita verso l'idea vincente del romanzo giallo ben strutturato e depurato delle sequenze più efferate, dalla quale purtroppo per lui (e per noi) Dario pare essersi allontanato definitivamente, perdendosi nei vuoti meandri dell'auto-citazione fine a se stessa.

©® Annalisa
Giovedì 8 Novembre 2007
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