UN’ALTRA GIOVINEZZA
(USA/Germania/Italia/Francia/Romania, 2007)
di Francis Ford Coppola
Tim Roth
Alexandra Maria Lara
Bruno Ganz
André Hennicke
Dominic Matei
Laura/Veronica/Rupini
Professor Stanciulescu
Josef Rudolf


Dead Man Walking

Fermo da un decennio, quando diresse L’Uomo Della Pioggia - tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham – Francis Ford Coppola abbandona l’ambizioso progetto dell’opera omnia fanta-futuristica Megalopolis per girare in soli 84 giorni il suo nuovo lungometraggio: Youth Without Youth, ispirato all’omonimo romanzo di Mircea Eliade, romanziere rumeno studioso dell’induismo e allievo di Jung. Il risultato è un pasticciato ed irrisolto polpettone dai risvolti metafisici e surreali, intriso di sterili rimandi agli iper-abusati concetti della metempsicosi e della ricerca dell’immortalità, il tutto condito da incursioni para-psicologiche nel tema del doppio e della disperata ricerca di auto-affermazione.
La stessa che Coppola insegue dai fasti di Apocalypse Now, opera che pare averne segnato al contempo l’apice della carriera e l’inizio della caduta libera.

Attorno alle tre figure-cardine interpretate da Tim Roth, Alexandra Maria Lara e Bruno Ganz (entrambi questi ultimi apparsi recentemente nel claustrofobico La Caduta di Oliver Hirschbiegel) ruota un cast formato quasi interamente da attrici e attori rumeni ingaggiati sul posto. Dopo un breve incipit che crea interesse e suspense facendo ben sperare nel seguito, il plot si arena presto in un pantano di svolte filmiche improbabili e irrisolte, in un intreccio troppo complesso e ingarbugliato che delude specie nel finale, malgrado si avvalga di una struttura da moderna spy-story con continui e repentini salti spazio-temporali.
Tim Roth delinea la figura dello strambo professore rumeno Dominic Matei, ormai anziano docente di lingue antiche la cui tormentata epopea viene collocata nel trentennio a cavallo tra il 1938 e il 1969, passando attraverso i deliri nazisti.
Falliti i tentativi di studio del proto-linguaggio, naufragati assieme al suo disperato e ormai lontano amore per la giovane allieva Laura, Dominic decide di porre fine ai suoi mesti giorni, ma inaspettatamente viene colpito da un fulmine che anziché ucciderlo gli ridona la giovinezza perduta. Il medico che lo ha in cura (un sempre intenso Bruno Ganz, che qui ha l’occasione di riscattarsi dal difficile e ingrato ruolo di Adolf Hitler) tenta di risalire alle cause dell’insolito fenomeno per studiarne gli effetti ed il possibile impatto psicologico sul paziente. Il Professor Stanciulescu protegge bonariamente Dominic dalla malsana curiosità dei medici nazisti che vorrebbero ottenerne l’esclusiva a loro uso e consumo, per farne una cavia di laboratorio.
Perseguitato da medici fanatici, da improbabili Mata Hari languide e pericolose, nonché da un fantomatico agente della CIA (Matt Damon sprecato e relegato in un ridicolo cameo) Dominic sfugge alla persecuzione nazista percorrendo luoghi, ambienti e situazioni che si avvicendano in un pathos da telenovela brasiliana, attraversando un lasso di tempo che dovrebbe essere brevissimo ma che a noi poveri spettatori pare interminabile.
Per giungere al finale irrisolto e incomprensibile, che delude le aspettative di una svolta rivelatrice e spiazzante preannunciata per tutta la durata del film.

Con tutto il dovuto rispetto verso un cineasta di rango che ha segnato un’epoca, chi scrive riterrebbe auspicabile per il maestro Coppola una ulteriore pausa di riflessione nella cornice della più redditizia e salutare attività di viticoltore, da lui intrapresa lungo il decennio di assenza dalle scene.

©® Annalisa
Giovedì 8 Novembre 2007
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