QUEL TRENO PER YUMA
(U.S.A. 2007)
di James Mangold
Russell Crowe
Christian Bale
Logan Lerman
Dallas Roberts
Ben Foster
Peter Fonda
Vinessa Shaw
Alan Tudyk
Gretchen Mol
Ben Wade
Dan Evans
William Evans
Grayson Butterfield
Charlie Prince
Byron McElroy
Barista Emmy Nelson
Doc Potter
Alice Evans


Last Train to Death

Due uomini a cavallo attraversano praterie, canyon e saloon in un percorso rocambolesco e accidentato verso la stazione. Uno dei due ha il volto onesto e indurito dall’apprensione per il destino della propria fattoria, incalzata dall’avvento della ferrovia, l’altro l’espressione rilassata e strafottente di chi – pur citando la Bibbia a memoria - nella vita ha sempre optato per la soluzione più semplice e diretta, che spesso non combacia con la retta via.
Il primo è l’allevatore di bestiame Dan Evans, incaricato di scortare il secondo, il pericoloso bandito Ben Wade, catturato in seguito ad una rapina alla diligenza.
Nel corso dell’impervio viaggio, i due uomini così lontani e diversi tra loro si scontrano, si confrontano, imparano a conoscersi e a stimarsi, fino a fondersi l’uno nell’altro in un’amicizia mancata e solamente accennata.

Remake dell’omonimo film del 1957 firmato Delmer Daves, interpretato da Glenn Ford e Van Heflin nei rispettivi panni del bandito Ben Wade e del ranchero Dan Evans, l’ottima pellicola di James Mangold trasmette i ruoli in eredità a Russell Crowe e Christian Bale, costruita sui dialoghi tra i due antagonisti sulla falsariga del lungometraggio originale. Mangold amplia però il raggio d'azione, modernizzando la definizione psicologica dei caratteri e rendendo situazioni e svolte narrative più aderenti ad una visione contemporanea della realtà.
Si legge infatti tra le righe una certa avversione per le autorità costituite, descritte alla stregua di individui spesso loschi che spacciano prevaricazione per giustizia in odore di strisciante ma palpabile codardia.

I ruoli antitetici dei due protagonisti vengono delineati in ogni intima sfumatura e resi molto più sfaccettati e ambigui rispetto ai caratteri impersonati da Glenn Ford e Van Heflin. Russell Crowe tratteggia splendidamente il suo personaggio polimorfo - non da vilain a tutto tondo, ma in una sorta di palese e voluto riferimento al modello di Lee Van Cleef in versione galante – aggiungendo al suo già ricco curriculum un’interpretazione da antologia che ne mette in luce tutte le doti istrioniche. Dal canto suo, Christian Bale di certo non sfigura nella parte dell’integerrimo agricoltore tutto lavoro e famiglia che – in cambio di 200 dollari, somma misera ma tuttavia sufficiente a salvarlo dal tracollo - accetta una scomoda missione che nessuno vuole: scortare il pericoloso bandito fino al treno per Yuma con destinazione forca. Ma mentre Crowe, in virtù del ruolo ben più complesso, riesce a dare vita ad un personaggio multiforme che passerà alla storia del cinema, Bale – pur nel suo talento indiscusso e più volte evidenziato da chi scrive - resta penalizzato e oscurato in secondo piano.
Crowe delinea in pochi lividi tratti un personaggio polivalente e ambiguo: durante il sofferto tragitto, Ben Wade tenta in ogni occasione di far desistere i propri carcerieri dall’obiettivo, manipolandone le menti con astuzia. Tuttavia, Ben/Crowe dimostra di avere cuore ed anima nel momento in cui decide di aiutare Dan/Bale a divenire eroe agli occhi del figlio, malgrado le sue azioni volgano sempre ad un secondo fine. A conti fatti dunque, il personaggio di Crowe è senz'altro più accattivante (è il caso di dirlo!) e ricco di sfumature rispetto a quello assegnato a Bale, rigido e granitico nel suo disperato tentativo di portare a termine la missione. In un primo tempo Dan Evans agisce per denaro, anziché motivato da una salda coscienza morale. Ma il personaggio subisce una graduale metamorfosi, per assolvere - assieme all’incarico assegnatogli - una sorta di redenzione agli occhi del figlio adolescente che ha voluto essere al suo fianco ad ogni costo.

Il personaggio di Charlie Prince, feroce braccio destro di Ben Wade, viene tratteggiato con indubbio talento da Ben Foster ( The Punisher, Alpha Dog ) in un’accezione da vilain a tutto tondo che rimanda ai caratteri disegnati da Klaus Kinski negli ‘Spaghetti Western’ del mitico Sergio Leone, con cui il film presenta notevoli affinità per ambientazione e atmosfere.
Incisivo anche il cameo del redivivo Peter Fonda, avvolto in un alone di magica nostalgia (leggi: Easy Rider ).

Al di là delle immotivate e precipitose stroncature di alcuni critici oltranzisti (e anche un tantino snob), il remake copyright Mangold si presenta agli occhi di molti spettatori quale autentico fuoriclasse nel suo genere, un ottimo western psicologico con i giusti tempi, avvincente quanto basta in una sceneggiatura di ferro, molto ben diretto e interpretato. Il che di questi tempi non è cosa da sottovalutare con tanta sbrigativa superficialità.

©® Annalisa
Martedì 23 Ottobre 2007
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