LA RAGAZZA DEL LAGO
(Italia, 2007)
di Andrea Molaioli
Toni Servillo
Omero Antonutti
Marco Baliani
Anna Bonaiuto
Heidi Caldart
Enrico Cavallero
Sara D’Amario
Denis Fasolo
Fabrizio Gifuni
Valeria Golino
Nello Mascia
Giulia Michelini
Nicole Perrone
Alessia Piovan
Franco Ravera
Commissario Sanzio
Padre di Mario
Davide Nadal
Moglie di Sanzio
Silvia Nadal
Allenatore
Dottoressa Giani
Roberto
Corrado Canali
Chiara Canali
Alfredo
Francesca
Marta
Anna Nadal
Mario


Provincia Malata

Ambientato nella provincia di Udine, avvolta in sfumature fosche e inquietanti, l’ottimo lungometraggio copyright Andrea Molaioli si apre sul rinvenimento del cadavere di una bella ragazza in riva al lago. A far luce sulla misteriosa scomparsa viene chiamato il commissario Sanzio (un intenso Toni Servillo) che dietro la maschera burbera e severa nasconde tutta la fragilità di un essere umano colpito negli affetti.

La macabra scoperta viene fatta da una bambina che pareva essersi persa e che invece faceva amicizia con un bambino un po’ più cresciuto di lei (uno straordinario Franco Ravera), un giovane affetto da disturbi mentali oppresso dal padre, un rude montanaro interpretato dal grande Omero Antonutti. Il commissario Sanzio – anch’egli col suo bagaglio di dolore che arriva da lontano, accolto quasi come un forestiero in quel piccolo paese di montagna – rintraccia i due uomini solitari, che convivono in un modesto casolare accomunati solamente da una reciproca malcelata insofferenza. In un sapiente gioco di scatole cinesi, Sanzio scoperchia un delirante vaso di Pandora ricolmo di drammi nascosti, dolori rimossi, tragedie implose su se stesse.

Tratto dal romanzo Il Corpo Di Uno Sconosciuto che la scrittrice norvegese Karin Fossum aveva ambientato nei suoi Fiordi, l’opera prima di Andrea Molaioli – da sempre collaboratore di Nanni Moretti – si condensa in un giallo di alta classe, gradevolmente oldfashioned à la Simenon per atmosfere e situazioni, che presenta notevoli analogie anche con lo stile del grande Friedrich Dürrenmatt, sospeso sugli intimi silenzi dei personaggi più che sui risvolti polizieschi. E' certamente un lavoro dal registro molto 'francese', un po’ à la Leconte (sebbene Molaioli risolva il suo lavoro in toni ben più drammatici). Chi scrive non ha dubbi sul fatto che se il film fosse stato diretto da un regista d'Oltralpe, molti critici avrebbero gridato al miracolo, anziché trincerarsi dietro al rigido auto-disfattismo che li contraddistingue.

Il commissario Sanzio porta a sua volta sulle spalle tutto il peso dei propri drammi familiari irrisolti e instaura con la Dottoressa Giani, la psicologa criminale sua assistente nelle indagini, incinta di pochi mesi (Sara D’Amario, già apprezzata nella fiction televisiva di RaiDue Vento Di Ponente ) uno strano rapporto, sbrigativo ma intenso: «Ha notato che oggigiorno alle donne incinte non si vede più la pancia?» chiede Sanzio sarcastico ad un collaboratore, alludendo alla Dottoressa. «Ma è un bene o un male?» replica il collaboratore. «Un bene non è» conclude sbrigativo il Commissario.

Tra rapidi e inquietanti accenni alla pedofilia ed a rapporti morbosi tra consanguinei, si fanno strada lentamente ma inesorabilmente i drammi irrisolti dell’incomunicabilità e della malattia, sviluppati soffermandosi e insistendo su lunghi silenzi e intervalli cadenzati, mantenendo tuttavia un ritmo avvincente.
Le realtà celate dietro alle mura domestiche di eleganti ville, che si dipanano parallele all’episodio portante della storia e ne sono disgiunte solo in apparenza, risultano infine legate le une alle altre in un intreccio intricato e difficile da sciogliere. La serrata indagine del commissario Sanzio, costellata di pause di amara riflessione interiore, finisce per scandagliare atroci verità annidate nelle pieghe di un dolore pudico, in special modo legate al travagliato rapporto padri/figli, di cui lo stesso Sanzio appare portatore sano.

©® Annalisa
Domenica 14 Ottobre 2007
Riproduzione Riservata