DISTURBIA
(U.S.A. 2007)
di D.J. Caruso
Shia LaBeouf
Sarah Roemer
Carrie-Anne Moss
David Morse
Aaron Yoo
Jose Pablo Cantillo
Matt Craven
Viola Davis
Kale
Ashley, vicina bionda
Julie, mamma di Kale
Mr. Turner
Ronnie, amico di Kale
Ufficiale di Polizia Gutierrez
Daniel Brecht, papà di Kale
Detective Parker


Rear Camera

Sulla falsariga del capolavoro hitchcockiano La Finestra Sul Cortile dell’ormai lontanissimo 1954 e con un budget ridottissimo pari a 20 milioni di dollari, D.J. Caruso sviluppa un thriller avvincente e molto ben interpretato, in un plot semplice, lineare ed efficace che riprende ambienti, temi e situazioni del film originale, virandoli con intelligenza nella teen-comedy senza per questo scivolare negli ormai logori cliché di genere.

Sull’intero cast spicca il talento e la versatilità dell’appena ventunenne Shia LaBeouf, che si destreggia con la noncurante disinvoltura di un attore consumato in una gamma espressiva a 360°, misurata e composta in un equilibrio dalle sfumature naturali e spontanee, senza mai cedere alle false lusinghe di una recitazione caricata e sopra le righe.

La dinamica delle svolte filmiche rispecchia lo script originale del Maestro inglese, pur adottando alcune variazioni (anche di carattere tecnologico) necessarie per adeguare la trama ad un contesto giovanile contemporaneo.
La sequenza d’apertura evoca scenari naturali incontaminati di ampio respiro, che paiono presagire sereni sviluppi e che invece stridono con l’improvviso inaspettato incidente d’auto in cui perde la vita il padre di Kale (LaBeouf). Il giovane rimane segnato in modo indelebile dal trauma subito e sviluppa un potenziale aggressivo che trova valvola di sfogo tra i banchi di scuola durante uno scontro verbale provocato dal professore di spagnolo. Kale viene tratto agli arresti domiciliari con tanto di cavigliera elettronica resistente agli agenti esterni che trasmette la sua posizione direttamente al comando di polizia, attraverso una spia che da verde diviene rossa non appena il ragazzo tenti di oltrepassare i confini prestabiliti.

La premessa è spunto narrativo volto a predisporre - in un contesto decisamente più drammatico rispetto all’originale - la condizione di forzata immobilità che induce Kale a spiare il vicinato per ingannare il tempo. Di rigore la rappresentazione stereotipata di ogni singolo comprimario orbitante attorno a Kale: dalla procace e disinibita coetanea bionda, all’amico mattacchione, passando attraverso la madre severa e apprensiva per approdare infine al serial killer dalla fredda crudeltà, estrema e senza riscatto.

Al di là dell’illustre e tuttora insuperato modello di riferimento, le abbondanti citazioni vengono inserite al momento giusto nella dinamica perfetta di sequenze da antologia: la porta sfondata dall’ascia rivela la ferocia nel volto dell’assassino riprendendo con immediata evidenza il livido finale di The Shining di Kubrick; i fondi dell’abitazione in cui galleggiano inquietanti cadaveri in putrefazione rimanda agli horror-movie firmati Dario Argento (ma non solo); le frenetiche rincorse della macchina da presa in soggettiva e frontale lungo inquietanti corridoi asfittici paiono riproporre senza sosta atmosfere e situazioni del già citato thriller di matrice kubrickiana.

Il titolo riassume in perfetta sintesi la condizione alterata di tutti i personaggi, dovuta allo sviluppo degenerativo delle situazioni più che a turbe psichiche tangibili, il che può con molta probabilità ricondursi alla percezione della tragica irreversibilità con cui talvolta ambienti e condizionamenti esterni influenzano fino a sconvolgerlo il fragile equilibrio psicologico di ogni essere umano.

©® Annalisa
Domenica 26 Agosto 2007
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